Giovedì 21 Marzo 2019 | 07:13

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Flavia e Roberta le icone delle donne di Puglia

di Michele Partipilo
Flavia e Roberta le icone delle donne di Puglia
di MICHELE PARTIPILO

A New York ieri il cielo era plumbeo. Ma sul campo di Flushing Meadows splendeva il sole: sole di Puglia. Nessuno avrebbe scommesso un capello sulla finale di un torneo simbolo del tennis giocata fra due italiane.
 

Di più, fra due pugliesi, amiche da sempre, entrambe nate in due città più ricche di problemi che di risorse.Quella di Flavia e Roberta - scusate se i loro nomi non rientrano nel cliché terrone di Rosa e Maria - a prima vista sembra una favola bella, di quelle che piacciono al cinema americano. E sembra quasi un segno del destino che sia avvenuta proprio a New York.

L’impresa da leggenda delle due tenniste è un meraviglioso spot. Non solo per le aziende sportive che le sponsorizzano, ma per uno stile di vita e - come ha subito intuito il nostro presidente del Consiglio - per un programma politico. Le parole chiave sono lavoro, tenacia, merito. Sono le stesse anche di milioni di persone che tengono a galla una regione che si sforza di uscire da un’antica arretratezza, di scrollarsi di dosso lo stereotipo piagnone, di poter esprimere finalmente tutte le sue potenzialità. La palla al piede della Puglia è la sua classe dirigente, non sempre all’altezza della situazione e più propensa a vivacchiare che a vivere. Per vincere nel tennis, ma anche nella politica e nella vita, invece devi affondare i colpi; devi essere capace di bordate terribili come di tocchi morbidi e delicati. È solo così che anche i giganti come Serena Williams e Simona Halep possono finire nella polvere.

In tanti hanno descritto la «normalità» delle due atlete pugliesi, senza grilli per la testa, legate alla famiglia, con tanti sacrifici alle spalle. Sottoscriviamo. E aggiungiamo che nel trionfo americano un bel peso l’ha avuto l’educazione delle due ragazze, il senso del dovere e del volere che due famiglie come ce ne sono tante in Puglia e in Italia hanno saputo insegnare.

Certo, oggi Flavia e Roberta sono anche macchine da soldi. Guadagnano fior di milioni, tanto che qualcuno se ne scandalizza. Non è una colpa perché i premi non li stabiliscono loro e loro sono solo una rotellina usa e getta della gigantesca macchina degli interessi che anima l’intero mondo dello sport: dal pallone alla Formula Uno al golf. E comunque il tennis è nato come uno sport di ricchi e per ricchi, anche se oggi per fortuna non è più così. Ma come tutti gli sport richiede fatica, tanta fatica; allenamenti costanti e severi per ore al giorno e per tutti i giorni, senza nulla concedere alla pigrizia o alla gola. E nonostante questo, solo uno su mille ce la fa. Allora ben vengano i soldi, gli onori e la gloria.

Flavia e Roberta oggi possono essere ben additate come l’icona delle donne pugliesi. Quelle che in silenzio faticano, sudano, fanno rinunce, soffrono per raggiungere un risultato. Spesso non vi riescono o la sorte o la cattiveria umana si accaniscono contro di loro. Anche questo fa parte del gioco e bene lo sanno le due tenniste se con la memoria tornano agli incontri persi, alle occasioni sfumate, alle speranze deluse.

Quando torneranno, ebbre di gioia e di soddisfazione, sarebbe bello se andassero in giro nelle nostre scuole a spiegare a ragazze e ragazzi la ricetta del loro successo, a far capire che per riuscire - qualunque cosa tu faccia nella vita - devi sgobbare e sudare, sudare e sgobbare. Che non esistono aiutini, come pure nello sport si cercano; che il merito è riconosciuto se tu per primo lo riconosci; che si può essere avversarie ma non rivali, perché gli avversari cambiano, ma chi è rivale ha sempre bisogno di un nemico, dell’altra riva da cui essere e sentirsi separato.

Grazie Flavia, grazie Roberta soprattutto perché ci avete fatto sognare in un tempo così difficile in cui sembra non ci sia più spazio per i sogni, in cui il futuro è una condanna più che una speranza. Anche ieri sera in campo la vostra più che una sfida all’ultima volée è stata una lezione di stile: il trionfo di due «cafone» in una società cafona. Non importa chi ha vinto e chi ha perso, non lo diciamo neanche. Perché con voi hanno vinto la Puglia e la sua gente. L’abbiamo visto tutti il sole in campo a New York.

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