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Potevate dircelo che un piano per il Sud c'era

di Alessandro Laterza
Potevate dircelo che un piano per il Sud c'era
di ALESSANDRO LATERZA*

Il fatto che nella direzione nazionale del Pd di venerdi scorso, Matteo Renzi abbia dichiarato la volontà di impegnarsi per u n’agenda per il Sud ha suscitato un coro di indignazione senza fine. Eugenio Scalfari su «Repubblica» ha somministrato una sentenza senza appello: «Mezzogiorno, occupazione e fisco sono tre zavorre permanenti… che hanno ostacolato il nostro cammino verso la modernità », favorendo corruzione, mafie e, addirittura, la tendenza verso regimi autocratici e dittatoriali. Dunque, il fascismo è figlio del Sud? Ernesto Galli della Loggia va sull’antropologico: il Mezzogiorno è il covo del dominio dell’interesse privato o dei clan. E, prosegue Galli Della Loggia, il Sud è il covo dell’evasione fiscale generalizzata, del clientelismo, della raccomandazione, dello sperpero di pubblico denaro, complice il silenzio di venti milioni di cittadini del Sud e dei loro rappresentanti politici locali e nazionali.

Luca Ricolfi, in modo più argomentato, ha ricordato sul «Sole 24Ore» che, rispetto alla Grecia, pil e reddito tra il 2000 e il 2013 sono cresciuti percentualmente meno nel Sud come nel Centronord d’Italia. Per poi passare a denunciare che il Mezzogiorno gareggia con la Grecia per evasione fiscale, clientelismo e corruzione, bassa occupazione e istruzione, incapacità di modernizzare giustizia civile, burocrazia, mercati e, ciliegina finale, impiego della spesa pubblica solo per la parte corrente a svantaggio degli investimenti.

Tutto e solo nel Sud? Sicuro? In verità, Ricolfi conclude affidando qualche speranza allo slancio renziano. Tanto furore, paragonabile solo a quello dei profeti del Vecchio Testamento, merita attenzione. Si ritiene – mi sembra – che il Mezzogiorno sia una macchina mangiasoldi afflitta da una irredimibile incapacità di riscatto. Quindi l’alternativa è la cancellazione del bubbone che avvelena un paese altrimenti virtuoso e felice oppure il commissariamento e la rieducazione dei reprobi. Non entro nel merito delle singole invettive. Alcune affermazioni sono assolutamente fondate e ne siamo responsabili noi cittadini del Sud che – per dirne una – spesso abbiamo dimenticato o dimentichiamo, nel segreto dell’urna, chi incoraggiare e chi punire, al centro come sul territorio. Altre sono destituite di fondamento o perlomeno dimentiche che molti mali sono nazionali e, specie sul fronte della corruzione, temo che il Mezzogiorno impallidisca rispetto a quanto sta emergendo nel resto del Paese. Non ne traggo giustificazione e consolazione alcuna.

Ma la cronaca è cronaca. Metto anche da parte la tentazione di entrare nella disputa storico-antropologica. Mi piacerebbe partire dall’Unità d’Italia e, anzi, risalire ancor più indietro (interessanti spunti anche nel rapporto tra civiltà villanoviana e civiltà appenninica agli albori della storia della penisola). Ma rinuncio perché non è tempo di seminari di storia improvvisati. In alternativa mi permetto sommessamente di ricordare che tra il 2007 e il 2014 il Mezzogiorno ha perso 13 punti di pil, oltre 600.000 posti di lavoro, il 35% degli investimenti pubblici e privati. Che l’unità di misura dell’analisi è quella della «grande crisi» di questi anni e non quella del dibattito stantio su «meridionalismo sì meridionalismo no».

Che per il 20142020 ci sono impegni e risorse, nazionali e europee, da mettere a frutto, non da inventare, nell’interesse di tutto il Paese. Vogliamo rimboccarci le maniche tutti (ma proprio tutti) e mettere in opera ciò che è in larga misura stabilito o continuare a borbottare – noi e gli altri – come i vecchietti del Muppet Show? In questo senso accolgo con interesse il percorso proposto dal presidente del Consiglio. Sapere chi fa cosa, conoscere le responsabilità di ciascun attore in commedia, vedere il disegno strategico che unisce mille piani nazionali e locali. Certo, quando leggo su «Repubblica» il ministro Delrio che afferma con certezza apodittica che tutto è scritto e «i piani sono sulla scrivania del governo», mi viene da chiedere: ma non potevate dircelo subito?

*Vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno

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