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di Michele Cozzi
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Dall’esito del referendum greco dipende anche un pezzo di vita della sinistra italiana allo «stato nascente». Gli «tsiprioti» corrono ad Atene per osannare «Davide» Tsipras che combatte contro «Golia» della Troika. Una sfida, sulla carta impari, ma suscettibile di colpi di scena, come succede spesso nell’arena del potere.

La Grecia, con il suo giovane leader, tanto simpatico tanto populista, che cerca di far saltare la gabbia dell'Unione, dell’«euroleviatano», come l'ha definito Raffaele Fitto, neo-tatcheriano di «casa nostra», è il nuovo punto di riferimento di una macedonia politico-culturale che va dalla sinistra-sinistra a Brunetta e a Salvini. Ma se da destra gli ammiccamenti con il leader greco sono tutti leggibili in chiave euroscettica e antieuro, a sinistra la passione degli «tsiprioti» ha radici più radicali.

È una vecchia tendenza del «tafazzismo» della sinistra italiana guardare all'erba del vicino pensando che sia «naturalmente» più verde. Non solo. Emerge un'altra costante: la sinistra italiana, per restare agli ultimi vent'anni, mentre ha divorato uno alla volta i suoi possibili leader (Prodi, Veltroni, D'Alema, Bersani e i segnali verso Renzi non sembrano essere incoraggianti) si è lasciata prendere dall'infatuazione per i leader populisti di altri Paesi: basti pensare all'innamoramento per lo spagnolo Zapatero, al timido flirt con l'inglese Tony Blair, ai «caudilli» sudamericani, fino al giovane greco. Della serie: la sinistra italiana ammicca ai leader «arruffapopolo», ma «sega» le gambe alle nascenti leadership nostrane, perché timorosa dell'«uomo solo» al comando.

L'ultimo innamoramento è per il leader greco alle prese con le scelte più drammatiche della storia recente di quel Paese. E che sta prendendo atto che passare dalla fase dei proclami a quella della realtà, significa conciliare il «principio di possibilità» con il «principio di responsabilità».

A Tsipras guarda con ammirazione e speranze il filone vendoliano che alle europee si presentò con l’accordo con il leader greco. Risultato apprezzabile, ma non eclatante, a dimostrazione che un'altra sinistra in Italia rischia di essere «compressa» tra il pachiderma del Pd «renziano» e gli altri partiti antisistema. A partire dai grillini che occupano gran parte di quel potenziale spazio politico.

Immediato il feeling tra Vendola e Tsipras, il 9 febbraio del 2014, che il leader di Sel, in un incontro definì «leader naturale della Grecia della sofferenza», portatore di un'altra idea di Europa alternativa all'austerity, un «leader che costituisce una speranza non solo per il suo Paese ma per l'Europa intera». E a gennaio 2013 aggiungeva che Tsipras «prima che un uomo è una figura collettiva».

A gennaio scorso una gruppo di intellettuale e simpatizzati italiani si reca, con il nome leggendario e novecentesco di «Brigata Kalimera» a Atene a sostegno della campagna elettorale di Tsipras, Un'iniziativa a seguito dell’appello «Cambia la Grecia, cambia l’Europa», siglato da Marco Revelli, Stefano Rodotà, Luciana Castellina, Andrea Camilleri, Sergio Staino e Gino Strada.

Sulla stessa scia Maurizio Landini, astro nascente della «sinistra del futuro», che ha lanciato il progetto della «coalizione sociale»: con il leader di Podemos, Iglesias, va ad Atene per la campagna elettorale di Tsipras. E in molti vedono nel leader della Fiom il futuro Tsipras italiano.

Con il leader greco sta praticamente tutta la sinistra Pd e oltre: da Fassina, che condivide il no di Tsipras al referendum di domenica prossima, a Civati che ha presentato l'associazione “Possibile", a Ferrero, leader di Rifondazione comunista.

Poi c'è lui, Matteo Renzi. Sarebbe un azzardo cercare affinità elettive tra i due, perché al di là della fascia generazione, la pensano diversamente. Anche se usano le stesse parole: futuro, speranza, cambiamento, Europa.

Renzi in una prima fase guarda con simpatia al neoleader greco, poiché auspica di costruire un fronte mediterraneo da opporre all'iper-rigore dei Paesi del Nord. Anzi, i due suggellano l'incontro con lo scambio di regali: una cravatta donata da Renzi a Tsipras, e un disco di musica di pizzica salentina da parte del leader greco al «rottamatore».

Ma il feeling si consuma in quello scambio di doni. Poi ognuno per la sua strada. Con Tsipras che, nonostante le ultime aperture, va in rotta di collisione con l'Unione, e il segretario-premier italiano che lo incalza: «Non pensi di essere più furbo degli altri».

Ed ora cosa potrebbe accadere? Con Tsipras si è schierata la sinistra-sinistra che guarda ad Atene per un nuovo inizio. Così se domenica il referendum dovesse andare male al leader greco, non sarebbe una bella notizia per le schegge della sinistra italiana alla ricerca dell'«identità perduta».

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