Martedì 26 Marzo 2019 | 17:38

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di Giovanni Valentini

Nel frastuono mediatico che ci circonda, a livello nazionale e internazionale, può rischiare di essere trascurata la riforma degli appalti pubblici approvata recentemente al Senato e trasmessa alla Camera per il sì definitivo. Ma si tratta di un provvedimento molto importante per l’economia e per la legalità, per il lavoro e per la lotta alla corruzione. Con questo nuovo Codice, s’interviene finalmente sulla moralizzazione e sul rilancio di un settore decisivo per la vita nazionale, favorendo nello stesso tempo lo sviluppo del Paese e la ripresa dell’occupazione.

Parliamo di tutto quel colossale giro d’affari che riguarda le opere pubbliche e che spesso degenera, attraverso un meccanismo perverso di deroghe, proroghe e varianti. La prima norma introdotta dal provvedimento è la riduzione delle cosiddette “stazioni appaltanti”, cioè gli enti o i soggetti che bandiscono le gare, da circa 36mila che erano ad appena 200. Chiunque è in grado di apprezzare la portata e l’effetto di un “taglio” del genere, soprattutto ai fini della trasparenza e dell’efficienza.

Un’altra novità di rilievo è che il Codice impone alle concessionarie, autostradali e non, di mandare a gara tutti i lavori, i servizi e le forniture relative alla loro gestione. D’ora in poi, saranno obbligate a mettere sul mercato una quota del 60%. E anche questa, evidentemente, è una misura destinata a fare pulizia in un campo pieno di “buchi” e di ombre. Alle concessionarie autostradali, inoltre, non saranno più concesse proroghe d’ufficio. E poi, stop ai “massimi ribassi” che si traducono frequentemente in uno scadimento della qualità dei lavori e dei materiali impiegati nella loro esecuzione.

POTERI - Per completare sinteticamente il quadro, a tutto ciò s’aggiunge il rafforzamento dei poteri attribuiti all’Autorità anti-corruzione, presieduta dal “magistrato di ferro” Raffaele Cantone. Fra l’altro, l’Anac potrà bloccare in corsa le gare irregolari, senza attendere che vengano completate per intervenire “ex post”. E potrà anche chiedere alle stazioni appaltanti, prima dell’eventuale commissariamento, di annullare le gare sospette di corruzione con una procedura di autotutela.

Non a caso lo stesso Cantone s’è premurato di accogliere favorevolmente la riforma definendola “una bella pagina politica”. Una pagina, aggiungiamo noi, di cui per onestà va riconosciuto il merito al governo Renzi. “All’interno del mondo imprenditoriale – ha commentato il magistrato-sceriffo – è sempre più chiaro che la legalità non ha solo una dimensione morale, ma è anche un modo per uscire dall’impasse del sistema delle grandi incompiute”.

C’è da sperare, quindi, che il nuovo Codice degli appalti pubblici possa contribuire a sbloccare e riavviare i tanti cantieri sparsi per l’Italia, fermi per incagli burocratici nonostante la disponibilità delle risorse necessarie. Secondo un documento dell’Ance, l’Associazione dei costruttori, le opere “congelate” sarebbero 5.300 per un valore complessivo di 9,8 miliardi di euro. E di questi tempi, sarebbe un’efficace iniezione di liquidità in tutto il circuito produttivo.AntitrustSu questi stessi concetti s’era già espresso in precedenza il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nella sua Relazione annuale al Parlamento.

A giudizio del Garante della Concorrenza e del Mercato, la corruzione è una “tassa occulta” che grava sull’intero sistema, un “cancro economico”. Ma la tutela della libera concorrenza, appunto, può essere un valido “antidoto” contro un fenomeno così diffuso e dilagante.Troppe volte abbiamo visto strade e autostrade costruite male e gestite peggio. Ponti e viadotti già pericolanti a pochi mesi o poche settimane dal collaudo dei lavori. Scuole e altri edifici pubblici appena ristrutturati e subito dichiarati inagibili. Servizi e forniture varie poco efficienti e poco trasparenti.buco neroQuello degli appalti è un “buco nero” che inghiotte il denaro pubblico, al di là di qualsiasi controllo o verifica, danneggiando due volte i cittadini contribuenti: quando pagano le tasse e quando non ricevono in cambio servizi adeguati.

Bisogna chiudere una volta per tutte la “morta gora” che alimenta la corruttela e soffoca l’economia nazionale. Gli imprenditori e i lavoratori onesti ne hanno tutto da guadagnare.L’Italia non può continuare a essere “il Paese degli scandali”. Il Paese delle tangenti, delle truffe e dei raggiri. Dalla riforma degli appalti, deve ripartire un Paese più sano, più trasparente e più efficiente. Da qui, comincia la ri-costruzione nazionale.

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