Martedì 26 Marzo 2019 | 23:10

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di Ugo Sbisà
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Con la decisione di affidare a un referendum popolare la decisione finale sulle richieste dei creditori europei, la Grecia ha ricordato a tutti cosa sia la democrazia, che non a caso ha inventato quando gli antenati dei signori Juncker, Schauble e Merkel vivevano ancora sugli alberi o giù di lì. Già venerdì, affidando il suo pensiero ai social forum, il premier Alexis Tsipras ricordava che «L'Unione europea, con le sue autorità statutarie, ha difeso la democrazia, la solidarietà, il rispetto reciproco. Questi principi non sono basati su ricatti e ultimatum. Ed è soprattutto in questi tempi difficili e impegnativi che nessuno ha il diritto di compromettere simili principi. Il governo greco continuerà con determinazione a lottare per questi valori. Noi continueremo la nostra lotta per i popoli d'Europa e, naturalmente, dalla parte del popolo greco ».
E ieri, annunciando la decisione di fare ricorso al referendum, aggiungeva rivolgendosi ai propri concittadini: «Vi invito a decidere sovrani e orgogliosi, come la storia greca ci insegna».

L'intransigenza fino a oggi ostentata dai tecnocrati della finanza dimostra che non ci può essere un'Unione europea fondata sulle sole regole dell'economia; non almeno su regole dettate dalle economie forti e «imposte» a quelle più deboli, anche se, come nel caso greco, le colpe sono più che evidenti. Del resto, è risaputo che, come il rischio di indigestione è più tangibile per chi si accosti a una tavola imbandita dopo una lunga astinenza dal cibo, nessuna dieta passa immediatamente dagli eccessi alimentari al digiuno assoluto.
E l’ostinazione dei tecnici ricorda in maniera sempre più inquietante la miopia di quegli imprenditori che, invece di aggredire le crisi, si limitano a tagliare i costi delle proprie aziende come se non sapessero che, a forza di eliminare la polpa, l’unica certezza è quella di arrivare all’osso.

In questo caso, Tsipras ha tenuto fede al mandato e agli impegni assunti con gli elettori e ha rimesso loro la scelta, lasciando con un palmo di naso quanti erano già pronti a fare l'ennesima speculazione sul Paese, specie sul capitolo delle società erogatrici di energia, che da pubbliche si volevano privatizzate a tutti i costi. E prima o poi, per dirne u n’altra, qualcuno dovrà anche spiegare se ci sia stato chi si è giovato delle altalene borsistiche ogni volta che il famigerato accordo veniva dato per imminente o, al contrario, lontano.

Certo ora è un bel vedere: la Russia è già pronta fuori dalla porta con le valigie piene di soldi e a nulla sono valsi gli appelli di Obama a trovare un compromesso. Adesso un Paese Nato è pronto a sedersi al tavolo di zar Putin e magari anche a venir meno all’impegno atlantico di rifornirsi di armi dalla Germania. E la Cina che farà, starà a guardare? Anni fa, Manfred Eicher, famoso discografico tedesco patron della Ecm, rispose a chi gli chiedeva se condividesse il rigore tedesco nei confronti della Grecia: «Sicuramente i governi greci hanno male amministrato, ma l'Europa dovrebbe considerare quei prestiti come il pagamento tardivo dei diritti d'autore a una nazione che da secoli ci ha insegnato cosa siano la democrazia, la filosofia, le scienze matematiche».

Adesso la palla passa al popolo greco, chiamato a pronunciarsi non sulla permanenza in Europa, ma sull’accettazione delle richieste europee ed è difficile capire cosa accadrà. Certo, il fatto che da giorni i greci siano in coda ai bancomat per ritirare i propri depositi (in euro) dalle banche, la dice lunga sulla reale volontà, almeno da parte del ceto medio, di fare ritorno alla dracma, rimpianta più per una questione di orgoglio nazionale, che di potere d’acquisto. La prospettiva del default - alle cui conseguenze non è detto che il resto d’Europa possa restare così impermeabile - fa paura a molti, tranne forse che alle classi meno abbienti.

Non dimentichiamo però che la Grecia ha affrontato più volte la miseria e che, in quanto ad arte d’arrangiarsi, non è seconda nemmeno ai cugini della dolce Partenope. Un indizio però ce lo fornisce il turismo. Una famiglia tedesca di tre/quattro persone, in Grecia va al ristorante e, dopo aver studiato a fondo il menù, ordina due piatti e due birre da dividere fra tutti; una famiglia russa ordina i piatti più costosi senza curarsi del prezzo e consuma champagne come se fosse gazzosa. Non è un caso che, nelle località turistiche greche più frequentate dai russi, i prezzi possano raggiungere livelli tali da far sembrare la Costa azzurra una succursale della riviera romagnola. E allora, se foste greci, con chi preferireste avere a che fare?

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