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Non ci salverà un governo unico del globo

Non ci salverà un governo unico del globo
di Giuseppe De Tomaso

L’idea di un governo mondiale è antica quasi quanto l’uomo. È un’idea affascinante perché evoca la fine delle guerre, la pace universale e la prosperità generale. È un’idea illuministica perché fondata sulla convinzione che la razionalità, grazie a un’unica autorità globale, prevarrà sull’irrazionalità, e che il bene eliminerà il male. È un’idea utopistica, visto che presuppone - per la propria affermazione - una visione condivisa da parte dell’intero genere umano. Anche Papa Francesco nell’enciclica dedicata alla tutela ambientale auspica l’avvento di un governo planetario in grado di risolvere le principali emergenze che assediano la Terra.

Sulla carta l’arrivo di un’autorità mondiale in grado di farsi carico di tutti i problemi dell’umanità non può che destare l’interesse e, forse, il plauso di tutti. Ma chi può garantire che il governo globale debba decidere sempre per il meglio, in ossequio all’interesse collettivo? Risposta: il diritto, la legge. Ok. Ma la storia dei singoli Stati è spesso un conflitto permanente tra Potere e Legge, con il primo sempre impegnato a comprimere la seconda. Siamo sicuri che un Principe mondiale obbedirebbe più a un afflato francescano che a una tentazione demoniaca? Siamo sicuri che la Legge possa bastare a placare gli appetiti di dominio che caratterizzano i detentori del Potere?

L’istinto a ridimensionare la libertà dell’uomo è duro a morire. L’umanità ha compiuto progressi stellari in campo tecnologico, ha migliorato il tenore di vita di vaste aree del mondo, ma la cultura politica non procede di pari passo né con la cultura scientifica né con la cultura estetica. Uno Stato può disporre di un’organizzazione sociale sofisticata, ma restare un’entità primitiva in campo politico. Lo si vede ogni giorno: l’attività politica è soprattutto organizzazione di complotti, allestimento di contropalinsesti per scompaginare i palinsesti di rivali e avversari.

Perché un governo mondiale dovrebbe, per incanto, mondarsi di questi peccati e mettersi al servizio della libertà dei singoli? Solo un’anima candida, renitente al realismo quotidiano e sorda alla lezione del filosofo Immanuel Kant (1724-1804) sul «legno storto» di cui è fatto l’uomo, potrebbe credere alla palingenesi di un governo mondiale. Il Potere, insegnano tutti i classici della scienza politica, è portato a divorare i più deboli come fa un leone nella foresta. Ripetiamo. Perché un Potere mondiale dovrebbe fare eccezione, quand’anche fosse circondato dai paletti del Diritto?

Nel corso dei secoli, la Chiesa cattolica ha sempre dato prova di sano realismo. Non avrebbe resistito a una lunga serie di attacchi se non si fosse ispirata a questo principio di cautela. Oggi, con l’enciclica di Francesco, la Chiesa pare aver deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo pur di raggiungere il traguardo di un governo unico mondiale capace di realizzare e assicurare il bene comune.

Ma il Potere, anzi ogni Potere, è fallibile e fallace in sé perché, quando decide, non possiede tutte le informazioni che si scambiano miliardi di persone. Sbagliano i governi dei singoli Stati. Sbaglierebbe un eventuale governo unico posto a salvaguardia del pianeta. Da chi e da cosa attingerebbe le informazioni giuste? Boh. Non si sa. A meno che la nuova Autorità unica non possegga prerogative divine, il che non sembra un’ipotesi realistica.

Per larga parte della sua storia, la Chiesa ha rappresentato un freno alle incontenibili ambizioni degli Stati assoluti, i cui governanti spesso hanno fatto il diavolo a quattro per rendere marginale il ruolo e il messaggio dei fedeli di Gesù Cristo. Non ci sono riusciti perché l’idea stessa di libertà e tolleranza diffusa dal magistero cristiano era così contagiosa da avere la meglio sugli assolutismi dei regimi politici. Il pluralismo ha poi esaltato la funzione della Chiesa fino a trasformarla in un protagonista fondamentale della vita civile, anche a beneficio di non credenti e non praticanti.

Poche istituzioni, come la Chiesa Cattolica, hanno patito picconate e stangate che avrebbero demolito qualunque edificio cultural-religioso. Basti pensare alla Chiesa dell’Est Europeo durante gli anni della satrapia staliniana: ridotta al silenzio e mitragliata quando parlava. Solo un Potere diffuso, tutt’altro che accentrato in pochissime mani, potrebbe scongiurare il replay di quella stagione.

Morale. Un Potere Unico globale non solo metterebbe in pericolo la libertà dei singoli, ma costituirebbe una minaccia anche per tutti i corpi intermedi, per tutte le istituzioni autonome, a cominciare dalla Chiesa, che potrebbe ritrovarsi sotto la mannaia di un’Autorità potenzialmente in grado di tacitare chiunque, perché priva di competitori e controllori esterni.

Dunque. Fascinosa l’idea del governo unico mondiale. Ma, come abbiamo visto, assai pericolosa. Le utopie sono belle se restano utopie. Quando si calano nella realtà, con il proposito di realizzare il paradiso in terra, quasi sempre producono l’esatto contrario, cioè l’inferno.

detomaso@gazzettamezzogiorno.it

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