Martedì 19 Marzo 2019 | 15:37

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Chi prende le decisioni in Italia? La domanda, del portoghese José Fernandes a nome dei cinque ispettori europei, è arrivata puntuale e i funzionari della Regione che li accompagnavano non hanno saputo rispondere. Chi decide? Il commissario, la Regione, il governo oppure i giudici del tribunale amministrativo?

Per cinque giorni gli ispettori sono andati in giro, hanno chiesto chiarimenti e informazioni, sono andati nei campi per farsi un’idea più precisa dell’avanzata dell’infezione, hanno bussato agli uffici per prendere appunti sulle azioni concrete e sui risultati e, infine, hanno incontrato i pochi ricercatori impegnati in trincea. Risultato: uno stallo su tutta la linea. Sembra che solo sul lavoro degli scienziati siano rimasti soddisfatti. C’è da aspettarsi una relazione conclusiva non positiva.

Corretta, rispettosa nella forma, ma severa. Così l’avvio di una procedura d’infrazione sui ritardi nella lotta al batterio Xylella è più vicina. La nuova mappa della diffusione della malattia si allarga sempre più. Dire che la zona infetta è solo la provincia di Lecce è un riferimento geografico datato e superato. Nella realtà il batterio trasportato dall’insetto «sputacchina» si sta insediando in aree fino a qualche mese fa apparentemente ancora non interessate. La sua estensione riguarda l’intero Salento, fino a Taranto e a Francavilla. Proprio l’andamento della diffusione ha allarmato la delegazione europea. Le decisioni già adottate da molti mesi puntavano a confinare il batterio nella parte estrema della Puglia, indicando un’area cuscinetto dove concentrare lo sbarramento sradicando gli alberi infetti e anche quelli privi dei sintomi del disseccamento entro un raggio di 100 metri dal focolaio. Una strategia che finora è rimasta sulla carta, tra ricorsi e sentenze, e l’inerzia legata anche alle elezioni regionali. Nella delegazione, oltre a Fernandes – il Portagallo è considerato a rischio dalla cartografia sulla possibile diffusione del batterio fornita dall’americano Purcell – c’era anche un greco, oltre a un inglese e un belga. Anche la vicina Grecia può essere attaccata. Ma sono tutti i Paesi del Mediterraneo a chiedere all’Italia di agire in modo deciso per arginare il flagello.

Ieri il ministro Martina ha firmato l’ennesimo decreto applicativo delle decisioni europee del 18 maggio, proprio mentre gli ispettori salivano sull’aereo per tornare a Bruxelles. Un atto di diligenza. Ma in questa vicenda gli interrogativi e le ambiguità si accavallano, come riportiamo a parte nell’articolo della collega Daniela Pastore. Il provvedimento, per le azioni operative, rinvia al nuovo piano del commissario Silletti, il terzo se non ricordiamo male, in pochi mesi. Noi italiani siamo imbattibili nel preparare testi, programmi, piani, linee operative. L’unica cosa che spesso è assente, come in questo caso, è l’azione concreta. Dimenticando che con i rinvii non facciamo altro che aggravare le situazioni. Se avessimo agito prima, quando i focolai interessavano solo il Gallipolino e qualche altra zona del Leccese, forse saremmo riusciti a salvare più piante. Adesso rischiamo di dover agire non in modo chirurgico, come promise Silletti, ma in modo massiccio ed esteso. Sradicare un albero è un atto pesante ed emotivamente doloroso per chi l’ha curato. Sradicarne centinaia o migliaia, molti dei quali centenari, è un colpo durissimo ai sentimenti e alla memoria delle comunità. Per questo, occorre rendersene conto, è complicato procedere all’abbattimento. La vite californiana o gli agrumi brasiliani, colpiti dal batterio, sono forse più importanti dal punto di vista economico. Ma il patrimonio degli uliveti rappresenta, oltre al valore economico, un bene comune etico ed estetico, naturale nel senso di umano e un punto di forza della biodiversità. Questo è stato illustrato agli ispettori europei che hanno ascoltato in silenzio e hanno capito. Ma le decisioni non possono cambiare. Xylella fastidiosa è un batterio temibile che fa paura all’intera Europa.

Insieme al forte impatto emotivo nel Salento si sta svolgendo un’altra partita significativa più empirica sul valore della scienza. Persone anche colte sostengono che molti studiosi sono pagati dalle multinazionali interessate solo a vendere fitofarmaci. Frasi o pensieri superficiali che saltano da un dibattito all’altro senza un approfondimento, verifiche puntuali, riscontri concreti, indispensabili alla formazione di una corretta opinione. Questa discussione disorienta e allontana l’urgenza di rafforzare le linee di ricerca.

Gli scienziati pugliesi, lo riconoscono a livello internazionale, hanno lavorato bene e in modo corretto. Solo una confutazione scientifica, cioè rispettosa delle procedure e del metodo della ricerca, può mettere in dubbio i risultati ottenuti. La verità è che siamo ancora ai primi passi e purtroppo occorrerà tempo per saperne di più sulla fisiologia, sulla velocità di moltiplicazione e di diffusione del batterio nello xilema degli ulivi, e soprattutto su come contrastare direttamente la malattia.

Intanto, però, servono informazioni, dati da raccogliere sul campo, esperienze concrete. Da mesi il professore Martelli ha chiesto l’aiuto di una decina di giovani ricercatori indispensabili a svolgere questo lavoro fuori dai laboratori. Occorrono un po’ di soldi. Non si può continuare solo con l’abnegazione di poche persone. Anche su questo occorre assumersi la responsabilità delle decisioni.

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