Mercoledì 20 Marzo 2019 | 15:02

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di Michele Partipilo
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Dopo anticipazioni e fughe di notizie, l’attesa seconda enciclica di papa Francesco ieri è stata finalmente resa pubblica. È un testo forte e schietto, in cui riecheggiano molte delle affermazioni fatte da Bergoglio nel corso del suo magistero. L’accoglienza è stata a dir poco entusiastica, con sperticati elogi, soprattutto da parte di chi non l’ha letta. Esultano gli animalisti; esultano gli ambientalisti; esulta il teologo Leonardo Boff, che svela di aver fornito suoi materiali per la stesura e di averli visti ampiamente utilizzati; esultano i banchieri, anche se accusati di affamare i popoli; esulta Salvini che un giorno attacca Bergoglio e il giorno dopo dice che è il suo idolo.

Insomma, un cantico di lodi che tiene testa al «Cantico delle creature » che ha ispirato il documento papale e fornito l’incipit. Ma proprio questi osanna dovrebbero indurre a qualche cautela e a chiedersi se non servano a mettersi l’animo in pace per poi continuare a fare quel che si fa. Esattamente il contrario della «conversione » chiesta da Bergoglio. Risulta infatti difficile immaginare che l’opulenta società dei consumi - nonostante la crisi economica - rinunci così facilmente ad agi e privilegi per farsi carico degli ultimi e delle sofferenze di un pianeta sempre più sfruttato. Ma tant’è, dirsi d’accordo e guadagnarsi qualche comparsata su giornali e televisioni non costa nulla.

Due sembrano i punti sui quali l’enciclica di Bergoglio incontrerà maggiori resistenze. Il primo riguarda la «tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi»; il secondo riguarda l’accelerazione dei ritmi di vita che, fra gli altri danni, portano a intensificare lo sfruttamento del pianeta. La tecnologia possiede ormai una forza intrinseca che di fatto l’ha portata a sganciarsi dal controllo della politica (una categoria che Bergoglio mette esplicitamente sotto accusa) e dell’etica.

La forza inerziale acquisita porta la tecnologia a procedere quasi per conto suo, soprattutto in quei campi in cui riesce a realizzare profitti immediati e sicuri. Immaginare che possa esservi una frenata non appare realistico.
Allo stesso modo, sembra difficile rallentare i ritmi quotidiani. L’accelerazione globale è ormai un dato di realtà realizzato e favorito soprattutto dai sistemi di comunicazione.

La «Laudato si’» sembra scritta senza tener conto della rivoluzione operata da Internet nel mondo contemporaneo. O meglio, sembra una realtà sottovalutata, in quanto l’analisi di Francesco sembra rifarsi alle categorie tradizionali dei ricchi e dei poveri. Categorie che per un’omelia alle folle vanno benissimo, ma che diventano un po’ deboli di fronte alla complessità e alla profondità che una lettera enciclica deve avere. Le nuove categorie introdotte da Internet oggi sono degli inclusi e degli esclusi e questi ultimi sono proprio coloro che, per varie ragioni, non possono accedere al progresso tecnologico.

L’enciclica di papa Francesco da un punto di vista politico sposta molto a sinistra - se questa distinzione ha ancora un senso - il timone della Chiesa. Non a caso esultano gli esponenti di quella teologia della liberazione per decenni messa all’Indice dal Vaticano. A spingere in questa direzione, al di là dei contenuti, è soprattutto il linguaggio - tipicamente bergogliano - che alla fine va a segnare una netta linea di demarcazione col passato. Neppure encicliche «rivoluzionarie» come la «Rerum novarum» di Leone XIII o la «Pacem in terris» di Giovanni XXIII avevano osato tanto su questo piano. Ma anche i documenti di papi più recenti e di grande personalità oltreché molto attenti alla comunicazione, come Wojtyla e per certi versi lo stesso Ratzinger, non offrono un linguaggio paragonabile a quello della «Laudato si’», cioè con una così marcata connotazione politica. Connotazione che è voluta, poiché l’enciclica è diretta a tutti e - come è stato sottolineato - in particolar modo a istituzioni e governanti.

Detto questo, restano valide le considerazioni svolte sulla povertà, sullo sfruttamento, sulla fame, sul rischio di nuove guerre e il papa venuto venuto dall’altra parte del mondo conosce il modo per far entrare le sue parole nel cuore delle persone. Più o meno 850 anni fa, quando fu scritto il «Cantico», la Chiesa ebbe un sussulto grazie all’intensa opera - anche culturale - svolta in seguito dai francescani. Al suo interno si svilupparono una serie di cambiamenti che portarono a un forte rinnovamento sotto ogni profilo, compreso anche quello che oggi definiremmo «sociale». Sul piano del linguaggio, poi, il «Cantico» è stata la prima opera letteraria scritta in italiano. Due coincidenze che portano a sperare, anche se la realtà procede in direzione contraria. Basta guardare alla desolante vicenda dei migranti per rendersene conto.

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