Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:43

NEWS DALLA SEZIONE

la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 
L'analisi
Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

 
L'editoriale
Attenzione a non tifare per la decrescita infelice

Attenzione a non tifare per la decrescita infelice

 
L'analisi
Comincia su un treno la morte del Sud

Comincia su un treno la morte del Sud

 
La riflessione
Le reprimende del garante per i malanni del fisco

Le reprimende del garante per i malanni del fisco

 
L'analisi
Il mondo gira, l’Italia e il Sud non stiano a guardare

Il mondo gira, l’Italia e il Sud non stiano a guardare

 
La riflessione
L’Italia a due velocità: il passato che non passa

L’Italia a due velocità: il passato che non passa

 
L'analisi
Le emergenze planetarie non sono «sovraniste»

Le emergenze planetarie non sono «sovraniste»

 

Il Biancorosso

IL PERSONAGGIO
La signora Francesca colpisce ancoraPizze e focacce per gli auguri a Brienza

La signora Francesca colpisce ancora
Pizze e focacce per gli auguri a Brienza

 

NEWS DALLE PROVINCE

MateraInfortunio sul lavoro
Policoro, 34enne muore mentre taglia alberi. Allarme sindacati

Policoro, 34enne muore mentre taglia alberi. Allarme sindacati

 
LecceIl fatto nel 2015
Lecce, pm riapre il caso del suicidio di «dj Navi»

Lecce, pm riapre il caso del suicidio di «dj Navi»

 
BariCassazione
BARI, Lady Asl pagò ricerca microspie con soldi pubblici: risarcirà

Bari, Lady Asl pagò ricerca microspie con soldi pubblici: risarcirà

 
BatNel nordbarese
Margherita di Savoia, 200kg di cozze conservate e lavorate in un autoparco: sequestri

Margherita di Savoia, 200kg di cozze conservate e lavorate in un autoparco: sequestri

 
TarantoA taranto
Ex Ilva, genitori bimbi morti: «Inopportuno vertice su inquinamento»

Ex Ilva, genitori bimbi morti: «Inopportuno vertice su inquinamento»

 
FoggiaNel Foggiano
Lesina, procura indaga su imprenditore Casanova per abusi edilizi

Lesina, procura indaga su imprenditore Casanova per abusi edilizi

 
BrindisiCentrale Enel Brindisi
Cerano, principio di incendio nella torre nastro trasportatore, nessuna conseguenza

Cerano, principio di incendio nella torre nastro trasportatore, nessuna conseguenza

 
PotenzaLe previsioni
Economia: nel 2019-2023 Potenza crescita zero

Economia: nel 2019-2023 Potenza crescita zero

 

Quel pasticcio brutto della legge Severino

di Michele Partipilo
Quel pasticcio brutto della legge Severino
di MICHELE PARTIPILO

La legge Severino è una buona legge. Il problema è che nessuno ha davvero voglia di applicarla. Così si va a caccia di cavilli e si intasano tribunali e Corte costituzionale andando a cercare l’ago nel pagliaio. Mettiamo per un attimo da parte i casi alla De Magistris e proviamo a guardare all’esempio più caldo di questi giorni: quello dell’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, eletto governatore ma a rischio sospensione proprio per la famigerata norma. La legge Severino prevede l’incandidabilità nel caso in cui vi sia una sentenza definitiva di condanna per alcuni reati, compreso l’abuso d’ufficio. Nel caso in cui vi sia una condanna non definitiva o una misura di prevenzione per associazione a delinquere, scatta la «sospensione di diritto per incandidabilità» della durata di 18 mesi.

La legge regola l’applicazione di incandidabilità, sopensione e decadenza dal Parlamento europeo fino alle circoscrizionali. Per cui la ratio della «Severino» è che De Luca non dovesse neppure candidarsi perché sapeva già che, in caso di elezione, non avrebbe potuto esercitare il suo mandato. Invece che cosa è accaduto? Che si è regolarmente candidato e non in una sfida solitaria, bensì con l’imprimatur di Renzi e del Pd. Cioè di coloro che hanno invocato e approvato la contestata norma. Questo la dice lunga sul costume tutto italico di infischiarsene di regole e divieti.

Si avvia un braccio di ferro nella certezza che tanto poi, in qualche modo, la situazione si sbroglierà e si troverà una virgola, un sotterfugio per sottrarsi alla legge. Nella vicenda si è poi aggiunta la faccenda della «patente» di impresentabile attribuita dalla Commissione antimafia, guarda caso presieduta da una rivale del premier.

Il venerdì precedente la votazione la Commissione ha diffuso l’elenco di una ventina di candidati che - regolamento alla mano - potevano definirsi «impresentabili», non importa se si trovavano sotto processo perché avevano rifiutato la prescrizione per dimostrare la loro piena innocenza. La pubblicazione della lista ha dato a tutti l’impressione di un colpo basso a Renzi e ai suoi. In realtà è stato un errore che si è aggiunto ad altri errori. Questo nella logica - per la verità consolidata - di praticare la via giudiziaria quando un avversario non può essere battuto sul piano elettorale. Alla sagra degli errori si sono sommate le querele alla presidente dell’Antimafia sia da parte degli impresentabili sconfitti sia di quelli eletti, come De Luca. Una delegittimazione a tutto campo e che sul piano concreto difficilmente potrà portare a una soddisfazione di chi ha intentato la causa.

Però anche questo rientra in quella sfida all’impossibile che ci caratterizza. Per cui i giudici hanno ora parecchio lavoro (inutile) da compiere ed entreranno mani e piedi in questioni che in Paese serio non sarebbero di loro competenza. Cioè siamo di fronte a un’altra resa della politica - e soprattutto dell’etica - davanti alle beghe di partito e alle ambizioni personali. Nel solco di quello spirito di servizio e di onore richiesto dalla Costituzione a tutti coloro che si occupano della cosa pubblica. La vicenda offre scoraggianti conferme al convincimento che nessuna riforma potrà mai risollevare questo paese. Dobbiamo purtroppo arrenderci all’idea che se non cambiamo noi italiani e di conseguenza anche la nostra classe dirigente, questo Paese andrà sempre peggio.

E non serve prendersela con gli stranieri, come fa Salvini, che sono un facile bersaglio. Primo, perché sulle loro disgrazie - come mostrano le inchieste «Mafia capitale» - lucrano tutti: delinquenti, politici e amministratori pubblici; secondo perché siamo inevitabilmente i loro modelli e dunque non facciamo che diffondere e consacrare il nostro malcostume. Pensare con queste premesse di combattere corruzione e criminalità non è difficile, è impossibile. Però nessun politico avrà il coraggio di dirlo in uno degli affollati salotti televisivi. Si sosterrà che la colpa è della legge Severino fatta male, per cui va riformata. Così come bisogna riformare la legge elettorale appena approvata e che non è stata applicata neppure una volta. La logica, il buon senso, il bene comune suonano come bestemmie. Forse bisognerebbe «bestemmiare » un po’ di più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400