Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:57

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La grandeur francese contro il Belpaese

di Marco Mangano
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Ci mancava pure la guerra commerciale, con il ritorno in grande stile degli Stati sovrani e della Grandeur postgollista. A rimetterci la Puglia, la sua agricoltura, la sua olivicoltura, i suoi prodotti di alta qualità, i suoi paesaggi, il suo Dna, la sua storia. Qualcuno parla di attacco «terroristico» da parte dei cugini d’Oltralpe. Non scherziamo. Ma la decisione del ministro francese dell'Agricoltura, Stéphane Le Foll, di bloccare le importazioni dalla Puglia di vegetali a rischio Xylella Fastidiosa ci lascia sgomenti.

Giulio Andreotti diceva che «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca». E chi avrebbe potuto dargli torto? Non sarebbe, infatti, agevole affrontare la questione senza tenere presente che Parigi ha sempre ritenuto che l’agricoltura continentale fosse Cosa Sua.

Di qui il protezionismo francese, sempre ostentato. Ci chiediamo se il protezionismo possa però sconfinare in una «guerra» combattuta negli stessi confini, nella stessa comunità.

Ma il fatto che più sconcerta è che la linea francese trovi facili sponde in Europa, nell’Europa che subito ha dato il placet alla decisione del governo Hollande. Parigi fa da apripista e innesca un processo a cascata, domino. L'esecutivo comunitario è «consapevole che altri stati membri quali Spagna, Portogallo e Grecia abbiano preoccupazioni simili a quelle della Francia» e definisce la decisione di Parigi in linea con la legislazione dell’Ue.

Quindi, chi parla di «attentato terroristico» compiuto da Parigi contro la Puglia lo fa dopo aver messo sotto la lente l’intera questione per scoprire poi che sono 102 le specie vegetali regionali incluse nella lista nera della Repubblica Francese: ulivo, vite, fico, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso, albicocco e numerose piante ornamentali. Ma cosa c’entra la vite con la Xylella Fastidiosa? È acclarato che la batteriosi non possa colpire le viti del Tacco d’Italia. E allora - diciamo la verità - il sospetto che il terrorismo mediatico e la voglia di speculare si siano coalizzati per azzerare la più grande fabbrica pugliese, non è infondato.

E se i comprensivi e tolleranti pugliesi avessero anticipato i francesi chiedendo loro come mai la Xylella abbia colpito gli ulivi in Corsica magari prima che nel Salento, cosa sarebbe accaduto? La verità è che in queste guerre a colpi di fango, a vincere è chi si distingue per tempismo. Chi arriva tardi viene bollato come untore. Ed è quello che sta accadendo alla Puglia.

Certo, la delusione cresce di ora in ora. La solidarietà comunitaria che fine ha fatto? Ci saremmo aspettati ben altri comportamenti dall’Europa: Bruxelles avrebbe dovuto tendere la mano alla Puglia, offrendo collaborazione e non soltanto accette per il taglio dell’emblema della regione: gli ulivi. La terapia dura, se necessaria, va osservata, ma va accompagnata da cure, piani seri e non da speculazioni ignobili. La «zona cuscinetto», se opportuna, va attuata ma è necessario che tutto sia improntato alla razionalità. Ed è essenziale che le organizzazioni di categoria facciano opera di pedagogia.

Ma la partita non è affatto chiusa: oggi il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, sarà a Bari per partecipare a un vertice con il commissario per l'emergenza, Giuseppe Nicola Silletti e nel tardo pomeriggio sarà a Lecce, dove incontrerà i sindaci, le associazioni degli agricoltori e gli ambientalisti. Siamo certi che il ministro saprà farsi sentire, saprà battere i pugni per evitare che la Puglia, regione di onesti agricoltori, sia destinataria di un marchio d’inaffidabilità. Siamo certi che farà di tutto perché nessuno possa indicare il Tacco d’Italia come la culla degli untori della batteriosi.

Ciò non toglie che anche l’Italia e la Puglia abbiano le loro colpe. Prima la questione Xylella è stata sottovalutata. Poi si è gridato al pericolo grande grande grande (forse col retropensiero di ricevere più aiuti). Infine è iniziato il balletto sulle misure di contrasto: sradicare le piante malate, non sradicarle, tagliare solo i rami infetti? Nel frattempo, sospetti ipotesi, chiamate di correità, mentre la ricerca e i ricercatori venivano abbandonati a se stessi. Insomma, uno spettacolo poco gratificante, cui hanno dato una mano anche quegli agricoltori restii a riprendere le antiche pratiche, in primis le arature.

La verità è che si continua a discutere concedendo ai francesi il pretesto di infliggere un colpo micidiale alla già indifesa agricoltura italiana, e pugliese in particolare. Ai coltivatori d’Oltralpe non è parso vero di ricevere questo bel regalo inatteso.

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