Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:39

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di Tonio Tondo
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Èuna corsa contro il tempo (poco) per tentare di bloccare la diffusione del batterio dell’ulivo Xylella fastidiosa e confinarlo nell’area salentina. Dopo mesi di incertezze, tra diverse elaborazioni del piano degli interventi, e confusioni operative, il ministro dell’Agricoltura Martina e il presidente della Regione Vendola trovano finalmente un’unità di intenti e si presentano insieme per sostenere l’azione del commissario Giuseppe Silletti. «Vi supplico, dobbiamo darci da fare da subito», è l’appello di Silletti agli amministratori e ai rappresentanti degli agricoltori del Salento.

Tre settimane per decidere le sorti di una guerra a un nemico subdolo che sta attaccando milioni di alberi, una gran parte secolari e molti già infettati. Tre settimane soltanto per bloccare l’insetto-vettore prima che diventi adulto e cominci a volare da una pianta all’altra trasmettendo il batterio. Tre settimane, infine, perché Martina possa presentarsi al vertice con i suoi colleghi a Bruxelles con qualcosa di concreto già fatto ed evitare così un processo ben più pesante per l’Italia.

L’Unione europea ha già detto che le misure di autodifesa della Francia nell’importazione delle specie vegetali suscettibili sono legittime. Altri Paesi, la Spagna tra questi, si avviano a fare altrettanto. Una brutta storia soprattutto per le regioni meridionali, le più colpite dall’emergenza e tutte interessate alla produzione di olio.

«Le eradicazioni delle piante infette sono necessarie», hanno detto Martina e Vendola. Forse siamo in errore, ma è la prima volta che queste parole sono pronunciate. Almeno con questa determinazione. Si sono perduti molti mesi, ma non è questo il momento delle polemiche. «Solo le piante infette certificate da analisi di laboratorio». Sono decine di migliaia i test già effettuati.

L’obiettivo dichiarato è una cintura di sicurezza per difendere gli uliveti della Puglia ancora sani e impedire che il batterio dilaghi in Italia e in Europa. Le eradicazioni sono purtroppo indispensabili. Lo hanno ribadito i ricercatori ieri pomeriggio nell’incontro a Bari con il comitato tecnico scientifico e con i responsabili del servizio fitosanitario. In particolare, Donato Boscia, del Cnr, ha ribadito con un lungo intervento che non ci sono alternative alle azioni già definite da un anno nel piano per l’emergenza e che tutto è diventato più complicato proprio a causa del tempo trascorso. Finora, hanno osservato Martina e Vendola, la comunità scientifica si è presentata divisa e con una discussione aperta. Adesso, però, c’è una convergenza di «metodo», come l’ha definita il ministro: fiducia nella scienza, “no” alle strumentalizzazioni polemiche e speditezza nell’attuazione del piano.

«Dobbiamo arare centomila ettari», ha detto Vendola. Un’operazione non semplice soprattutto in aree del Leccese abbandonate da decenni. Le arature servono ad abbattere la popolazione dell’insetto-vettore che cresce nell’erba prima che diventi adulto. Solo una parte degli agricoltori si è attivata. Gli altri saranno sostituiti da un intervento pubblico? Non è chiaro. Anche gli interventi, due o tre, con insetticidi sul fogliame degli ulivi, a maggio-giugno, sono in forse. Molti proprietari non intendono spendere neanche un euro sugli alberi, soprattutto in una fase di disorientamento e senza la certezza di poterli salvare.

Martina e Vendola hanno detto di essere consapevoli del «sacrificio» del Salento. E’ stata la parte più emotiva, la più sentita, dei loro discorsi all’assemblea della classe dirigente leccese. «L’ulivo è l’essenza della nostra terra», ha sottolineato il presidente della provincia Gabellone. L’essenza è qualcosa che va oltre il dato fisico o paesaggistico e fa invece riferimento all’elemento spirituale di una popolazione. Tutto questo rende più doloroso l’impatto delle misure, ma purtroppo non può evitarle. Il ministro spera di ottenere un aiuto finanziario straordinario dell’Ue, si è impegnato a riformulare il piano nazionale dell’olivicoltura, di chiedere al governo di consentire l’accesso agli aiuti del fondo di solidarietà per le calamità naturali e ha promesso di tornare tra 15 giorni. Una disponibilità apprezzata, anche se non da tutti. Vendola, a sua volta, si è detto pronto ad aggiornare i piani di sviluppo rurale per tenere conto dell’emergenza. Da questi impegni potrebbe nascere la possibilità, meglio una speranza, perché il Salento dal «sacrificio» trovi la forza per un nuovo cammino.

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