Martedì 26 Marzo 2019 | 11:55

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Appare ispirato come pochi il titolo del nuovo libro di Sergio Claudio Perroni, Renuntio vobis (Bompiani ed., pp. 98, euro 15,00). Il gioco di parole che allude al festoso annuncio di un nuovo pontefice - Nuntio vobis gaudium magnum - è altresì una sintesi perfetta del testo. Renuntio vobis prende le mosse dalla rinuncia al soglio di Pietro da parte di un papa che, pur non nominato, è naturale identificare in Benedetto XVI, dimessosi due anni fa. La sua scelta evocò l’abdicazione di Celestino V nel 1294, tramandata dal verso dell’Inferno in spregio di «colui che fece per viltade il gran rifiuto». Sebbene Dante non nomini Celestino e Petrarca ascriva il gesto a lode di «uno spirito libero e altissimo». Già al momento dell’elezione, nel 2005, Ratzinger si era così rivolto ai fedeli in piazza San Pietro: «Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti». Un’umiltà che nell’epilogo si manifestò come desiderio di silenzio, di ritorno agli amati studi e alla preghiera. Più Cielo, meno Terra. Più mistero, meno potere. Un «abbandono» nel significato proprio della mistica: l’animo si vota a Dio e ne accetta le volontà nascoste o in fieri.

Ma cosa accadrebbe se invece quella volontà si manifestasse contraria alla rinuncia? Se l’Eccezione venisse contestata dalla Regola?

Un vecchio vestito di bianco, seduto al pianoforte, è in raccoglimento nella stanza del chiostro di un monastero benedettino, da qualche parte sul mare, distante dal mondo e privo della pagina Facebook oggi sbandierata persino dalle monache di clausura. Il Vecchio ha appena cominciato a suonare quando sopraggiunge un frate dal saio sgocciolante. «Eppure il tramonto di là dalla finestra è terso e senza nubi, eppure non c’è fango sui suoi piedi scalzi...». Più che un arrivo, un’epifania: «Il viso dell’ospite è ancora nella penombra, solo la barba è nella luce; ma il vecchio lo riconosce, il vecchio lo conosce. Gli sorride come a una burla. O a un terrore».

È l’incipit dell’incontro/scontro tra il Vecchio e l’Ospite. Un dialogo memorabile perché le parole di entrambi sono letteralmente Verbo incarnato. Infatti il racconto di Perroni - autore raffinatissimo e di rara acribia - è concepito attingendo versetti dall’Antico e dal Nuovo Testamento, dall’Imitazione di Cristo, e, per gli interventi del coro nel quadro iniziale, dalla Regola di San Benedetto. Un lavoro enorme di ricerca e di setaccio delle fonti bibliche che dà vita, in meno di cento pagine, a una lettura agile e affascinante. Renuntio vobis non ha un intento pedagogico, vibra della sua sfida letteraria, ma è difficile non coglierne l’esortazione contro il nichilismo, ovvero il richiamo al bisogno di credere, a un rinnovato incanto nel mondo cristiano orfano di se stesso e perciò debole, smidollato.

L’Ospite incalza il Vecchio: «Ti sembrava il tempo di metterti tranquillo al riparo, mentre il tempio era devastato?». Lui si difende: «Nel mio cuore c’era come un fuoco divampante, compreso nelle mie ossa: cercavo di contenerlo ma non potevo». Tuttavia non v’è argomento che tenga: «Non è nel mio cuore che sei alle strette, ma nel tuo. È l’empio a fuggire anche se nessuno lo insegue: il giusto è sicuro come un giovane leone». Né vale il richiamo del papa colto e stanco alla sapienza, alla dottrina o allo zelo per Dio. «Chi crede di sapere qualcosa, non ha ancor appreso come bisogna sapere», lo ammonisce quella voce severa.

Presto il lettore tende a riconoscersi nel rinunciatario, ma dopo l’inquietudine si rasserena nel mistero: «Cercatemi nel vuoto». Vengono in mente certi appunti di Elias Canetti recentemente riproposti (Aforismi per Marie-Louise, Adelphi 2015): «Il Dio della Bibbia è interessante, non è mai esistita una creatura tanto assetata di potere: punisce solo il traditore, premia solo il servo fedele; ed entra in scena con la pretesa di possedere tutto, perché tutto lui ha creato». Di contro, ancora Canetti: «I destini hanno qualcosa di sacro, in ogni caso».

Il terrore e la speranza qui sono arcaici e attualissimi, gli stessi che allignano fra gli Achei nascosti nel cavallo di Troia della precedente prova di Perroni, il poema in versi Nel ventre (Bompiani 2013). A intramezzare la trama biblica di Renuntio vobis sono delle didascalie di opere d’arte (immaginarie) in cui l’azione a tratti si riflette. Un gioco di straniamento, quasi brechtiano, piegato nel suo contrario, nella paradossale conferma del contesto monacale. Infine, sentiamo il dialogo così necessario e «nostro» da sospettare che sia un monologo visionario. «Ogni regno che si divide contro se stesso va in rovina, ogni città o casa che si divide contro se stessa è destinata a perdersi».

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