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L’annuncio trasuda amarezza: «Per la prima volta dopo quattordici anni vi chiediamo aiuto». Da non crederci: a lanciare l'appello non sono ragazzi volenterosi dediti alla periferia sociale che fa arricciare il naso, non è la Caritas e neppure un sindacato di esodati o cinquantenni licenziati. No: a tendere la mano sono gli organizzatori del festival culturale «Il libro possibile», la manifestazione che in cinque piazze di Polignano a Mare, ogni sera per quattro sere consecutive nella prima decade di luglio, da quattordici anni porta in piazza i libri e i loro autori, mette a confronto scrittori, saggisti, giornalisti, magistrati, economisti, teologi, politici e gente di teatro, televisione, cinema e musica. Parliamo di oltre cento relatori ogni anno e migliaia di persone - anche 10-15mila ogni sera - inchiodate alle sedie per ascoltare e applaudire e comprare libri. I librai fanno a gara per conquistare una piazza con i loro banchi di vendita, perché il fatturato per soli quattro giorni è consistente. Ogni anno sempre di più.

«Chiediamo aiuto perché a meno di tre mesi dal festival in pochi hanno confermato il loro sostegno. Chiediamo aiuto agli Enti pubblici che da sempre ci sostengono e ai privati che credono nella crescita culturale del nostro territorio». L’appello rimbalza dalla pagina Facebook del festival: ieri mattina gli organizzatori hanno pubblicato questo messaggio senza fare troppo rumore. Con dignità e con decoro, senza rabbia e neppure rassegnazione, hanno teso la mano per non rinunciare a organizzare anche quest’anno la festa dei libri nelle piazze del centro storico di Polignano.

È raro, di questi tempi, incrociare qualcuno che chieda di lavorare per il bene pubblico e lo faccia senza arricchirsi e senza fare arricchire. In questo caso l’umiltà della cultura è il valore aggiunto di un impegno faticoso e puntualmente premiato dal successo. Eppure, nonostante tutto, quest’anno il festival dei libri a Polignano forse non si farà. Solo ipotizzarlo fa venire i brividi, ma è così. L’appello alle istituzioni e ai privati punta proprio a sensibilizzare intorno a un problema che è reale: non ci sono i fondi per allestire un programma ambizioso qual è normalmente quello del «Libro possibile».

Rispetto allo scorso anno, il bilancio al momento è dimezzato. La Provincia non esiste più e quindi è venuto meno l’impegno finanziario dell’ente che l’anno scorso ha contribuito con 15mila euro; la Camera di Commercio di Bari ha invece notificato che, in tempi di spending review, deve decurtare del 30 per cento il proprio contributo: non più diecimila euro, ma solo sette. Il Comune di Polignano non dovrebbe far mancare il proprio sostegno arrotondando i 15mila euro investiti l’anno scorso. Non c’è più, invece, il contributo regionale, finora garantito attraverso i capitoli del Turismo (25mila euro) e della Cultura (22mila euro): la triangolazione con il Comune ha consentito di utilizzare questi finanziamenti per coprire le spese per l’ospitalità. E poi le spese vive come i manifesti, i palchi e i relativi impianti di amplificazione e luci. A fronte di un bilancio di circa 130mila euro (di cui 90mila di contributi pubblici), la disponibilità effettiva per luglio prossimo non arriva alla metà. Morale: stando così le cose, il festival non si fa.

Quest’anno la Regione Puglia non ha proprio emesso il bando per il Turismo; ha proceduto regolarmente a quello per la Cultura. Scadenza novembre 2014 per le domande. Il festival di Polignano è stato ammesso al finanziamento di 40mila euro complessivi (comunque meno del totale dell’anno scorso) ma il bando non ha più copertura finanziaria: dunque, se non c’è niente in cassa, nulla può essere erogato.

La peculiarità della manifestazione polignanese è il volontariato su cui si regge. Volontari sono i giovani della squadra, riconoscibili nella folla dalle magliette con i colori del festival; volontari sono gli autisti, ciascuno mobilitato con la propria vettura, quale che sia, per accompagnare gli ospiti; volontari sono gli stessi autori e i moderatori delle decine di presentazioni in calendario nei quattro giorni: non è previsto un gettone né un contributo camuffato. Gli invitati non sono omaggiati in alcun modo, neppure con un parcheggio riservato. Tutto è affidato alla disponibilità personale, all’interesse per i libri, alla passione per la lettura. Tutti i contributi, anche quelli degli sponsor, sono destinati a coprire le spese e basta.

Gli autori hanno solo obblighi: rispettare gli orari e i tempi delle presentazioni, accettare una formula che premia tutti e infine donare una copia del proprio volume, con relativa dedica, alla biblioteca comunale.

Per Polignano il beneficio sta nella ricaduta turistica complessiva: c’è un indiscutibile ritorno d’immagine ed economico. Considerato che non si tratta di una sagra mangereccia ma di un festival di libri, la somma è presto fatta.

Il paradosso è che questo festival rischia di chiudere i battenti proprio perché costa troppo poco. Non retribuendo gli autori e i relatori ma puntando solo a promuovere i libri e la lettura, il festival di Polignano non ha i requisiti riconosciuti dalla Siae in virtù dei quali accedere – attraverso la Regione – ai fondi europei. Altre manifestazioni analoghe organizzate in Puglia, che tuttavia movimentano molto meno pubblico e solo una trentina di autori in totale, riescono ad incassare finanziamenti pubblici ben più consistenti e garantiti con i Fesr. Se non fosse vero, sarebbe incredibile.

La Puglia è precipitata in coda alle classifiche nazionali per numero di libri venduti in rapporto alla popolazione residente. La situazione peggiora se si considerano i libri letti effettivamente… Paghiamo già a caro prezzo questo deficit culturale e la sola questua per promuovere la lettura fa rabbrividire. Il festival di Polignano è popolare, ha un taglio volutamente non elitario, lascia mischiare i libri con la birra e il gelato perché la cultura non ha la puzza al naso ed ha l’umiltà di mettersi in piazza per farsi apprezzare.

Per questo anche noi aderiamo all’appello degli organizzatori: non vada disperso un patrimonio costruito faticosamente in quattordici anni. A gran voce chiediamo sostegno per questo come per ogni evento culturale analogo: fate che davvero il libro sia possibile.

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