Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:12

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La politica le respinge, lo sport le premia, valanga rosa in Puglia

di Gaetano Campione
La politica le respinge, lo sport le premia, valanga rosa in Puglia
di GAETANO CAMPIONE

Chiamiamolo fattore D, come donna. O, se preferite i colori, fattore R, come il rosa. Questo elemento sta cambiando, senza tanti clamori, la storia dello sport di vertice in Puglia. A suon di soddisfazioni. Prima le ragazze della pallamano dell’Amatori Indeco Conversano che portano a casa la Coppa Italia. Poi quelle del calcio a 5 femminile dell’Italcave Real Statte: hanno vinto 24 partite su 24 e messo le mani sulla Coppa Italia anche loro. Più che uguaglianza dei sessi, qui c’è profumo di sorpasso storico in termini di risultati. Insomma, se la politica respinge le donne, lo sport le premia.

Chiamiamolo fattore D, come donna. O, se preferite i colori, fattore R, come il rosa. Questo elemento sta cambiando, senza tanti clamori, la storia dello sport di vertice in Puglia. A suon di soddisfazioni. Prima le ragazze della pallamano dell’Amatori Indeco Conversano che portano a casa la Coppa Italia. Poi quelle del calcio a 5 femminile dell’Italcave Real Statte: hanno vinto 24 partite su 24 e messo le mani sulla Coppa Italia anche loro.

Più che uguaglianza dei sessi, qui c’è profumo di sorpasso storico in termini di risultati. I dati ci raccontano che in Puglia, su 201mila 920 atleti tesserati (discipline associate più federazioni sportive) 50mila (un quarto) sono donne. Insomma, sono di meno ma vincono di più. Con buona pace della politica locale e della nuova legge regionale elettorale che, a colpi di trasversalismo, ha affossato l’altra metà dell’universo. Lo sport sta riuscendo a rovesciare le gerarchie cristallizzate che la politica mantiene intatte. Le donne nello sport oggi sono pronte alla competizione, hanno trasformato la propria capacità emozionale (in passato considerata, a torto, un elemento di fragilità) in un valore aggiunto nell’attività agonistica, sono meno pessimiste, hanno ambizione e tenacia nel raggiungimento di un obiettivo. Insomma, non è solo roba di prestanza fisica. Donne eclettiche e allo stesso tempo professionali.

Nella Puglia che corre, gioca, salta e nuota, la posizione della donna non è più subalterna come in passato. E i risultati ottenuti (l’elenco del fattore D vincente potrebbe continuare nel tennis con Pennetta e Vinci, nel nuoto con la Di Liddo, nel calcio femminile con la Pink Bari, giusto per citare gli esempi più illustri) stanno contribuendo anche a cancellare i pregiudizi e mettono in crisi gli stereotipi femminili tradizionali. Il vento del cambiamento soffia impetuoso dalle nostre parti. Si avverte ormai nei palazzetti o negli stadi, quando la gente si siede in tribuna e guarda giocare le donne.

A Statte, ad esempio, è nato il primo gruppo organizzato di tifosi, rigorosamente maschi, il «Borghetti Group», che segue le calciatrici dappertutto. Torniamo al calcio. Da sempre rappresentato come esclusivo patrimonio maschile perché il gioco del pallone è fatto da contrasti duri, fatica, velocità e resistenza. Il calcio non si gioca solo con i piedi, ma anche e soprattutto con la testa. In questo le donne non hanno da imparare niente da nessuno. C’è però una nota dolente: il 47 per cento delle pugliesi non fa movimento, è restio all’attività fisica e solo il 16 per cento pratica con continuità una disciplina sportiva. Peccato. Altrimenti, provate a immaginare a cosa sarebbe successo sui campi di gara del Belpaese se i numeri fossero diversi. Gli uomini? Per ora guardano. E leggono. In silenzio.

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