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Anche le Fiere del Sud lasciate a secco

di Giuseppe De Tomaso
Anche le Fiere del Sud lasciate a secco

di GIUSEPPE DE TOMASO
Si sa. La vulgata corrente, alimentata dalla stampa del Nord, assegna al Mezzogiorno il primato nazionale del malgoverno, della corruzione e dello spreco. Ma a sfogliare le collezioni giornalistiche degli ultimi anni viene da pensare che tanta acrimonia nei confronti della Bassa Italia sia alquanto esagerata (!). Non tanto perché il Meridione non sia più quel «paradiso abitato da diavoli» descritto da Benedetto Croce (1866-1952), quanto perché il Settentrione, in materia di malversazioni, sperperi e corruttele varie, non solo non può rivendicare certificati di castità, ma presenta narrazioni di oscenità degne di un film di Ilona Staller.

Le inchieste sulla dissipazione del denaro pubblico si sprecano, è il caso di dire. Il sistema bancario del Nord non è un esempio di corretta gestione del denaro dei risparmiatori, tanto da avvalorare la sensazione che le riforme invocate dalla Banca d’Italia siano la conseguenza del vaso di Pandora colà scoperto dalla magistratura. Ovviamente, per ripianare i buchi scavati da banchieri allegri (eufemismo) è necessario l’intervento dello Stato, cioè dei contribuenti italiani, ma la misura non viene adeguatamente sottolineata dai mass media padani.
 

Provate a immaginare, invece, quale sarebbe stata la ricaduta informativa e comunicazionale di uno scandalo politico, bancario e finanziario se i suoi responsabili fossero stati individuati a sud di Roma. Vai con il familismo amorale, vai con il Mezzogiorno irredimibile, vai con il capitale umano latitante tra i meridionali. E via con la liturgia dei luoghi comuni sull’«inferiorità» morale e culturale dell’Italia meno ricca.

Ora. Che il Sud non sia un’area al di sopra di ogni sospetto non ci piove. Questo giornale da sempre chiede che i meridionali pretendano più libertà e meno protezione da parte dello Stato. Sappiamo benissimo, infatti, che spesso i flussi dei finanziamenti pubblici hanno ingrassato più le nomenklature che le popolazioni del Mezzogiorno, e che le leggi speciali hanno dato più lavoro ai faccendieri di casa nelle anticamere romane che agli ingegneri in grado di ispirare o assecondare lo sviluppo industriale.

Ma questa filosofia fondata sul riconoscimento dei limiti e degli errori di alcune politiche meridionalistiche non può indurci a chiudere gli occhi sulla totale rimozione del Mezzogiorno dai programmi degli ultimi governi (compreso quello in carica). Quasi tutti i soldi europei destinati al Mezzogiorno si sono trasformati in bancomat per altre iniziative pubbliche, in gran parte a beneficio del Nord, a cominciare dalla stessa nuova Pac (Politica agricola comune), concepita in Italia per le aziende padane. Il governo Renzi ha sottratto più di 7 miliardi di euro alle ex regioni dell’Obiettivo Uno, ossia Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Sarà che solo un inguaribile statalista potrebbe immaginare il riscatto di queste regioni grazie a un’alluvione di denaro pubblico. Ma non si capisce per quali ragioni il Nord debba fare il pieno di risorse piovute dall’alto, mentre il Sud debba, per rendere l’idea, rimanere digiuno, subendo per giunta la morale di quelli che si saziano a oltranza.

L’ultima botta, in ordine di tempo, riguarda il sistema delle Fiere che, evidentemente - per il governo - esistono solo al Nord, dal momento che si sono chiusi i rubinetti per le Fiere del Sud mentre restano aperti i canali per le Fiere del Nord. Eppure le cifre parlano chiaro: il 50% delle esportazioni nasce da contatti originati dalla partecipazione agli eventi fieristici, il 94% delle imprese attribuisce alle Fiere un ruolo decisivo nella promozione delle attività all’estero. Nessun piano straordinario per il Made in Italy può fare a meno della funzione delle Fiere. Certo, nell’era di Internet, le Fiere devono cambiare strategia e posizionamento, devono puntare su network internazionali, su sinergie con manifestazioni estere eccetera. Ma ciò non significa che debbano sparire dalla scena. Anzi. Tanto meno significa che lo Stato debba decidere chi, tra le Fiere, debba vivere e chi debba morire, continuando ad aiutare chi può annoverare più santi in paradiso.

Viene in soccorso Luigi Sturzo (1871-1959) la cui avversione allo statalismo si basava su questo concetto: i poteri forti sono bravissimi a occupare le scrivanie giuste dello Stato, e siccome i poteri forti pullulano esclusivamente al Nord, anche un bambino comprende che lo statalismo costituisce il principale alleato, e salvadanaio del Nord.

Fateci caso. Salta una banca al di sopra di Roma? Lo Stato si precipita a colmare le perdite. Gli agricoltori del Nord non vogliono pagare le multe? Lo Stato garantisce per loro. Bisogna dare una spinta al brand Italia attraverso il sostegno alle Fiere? Quelle del Nord fanno il pieno dei finanziamenti, a quelle del Sud nemmeno una goccia. E così per le risorse comunitarie.

Morale. Non è Napoli che piange e fotte. Ma Milano. Il Nord riceve quattrini in continuazione, ma non è mai contento. Il Sud riceve denari solo a parole, ma non può alzare la voce. Anche perché il grosso della sua classe politica di solito pensa ad altro e si ritrova sempre fuori posto. Come dimostrano le presenze e le assenze in aula e nelle commissioni parlamentari.

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