Martedì 26 Marzo 2019 | 01:17

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di Carmela Formicola
Atene, orgoglio e movida qui orgoglio sotto Tsipras
Qui Atene. Il tassista si chiama Christos Papadopoulos. Con 15 euro, a bordo della sua Opel Omega, ti porta fino al monastero di San Giorgio sulla cima dei giardini Licabetto. La piccola chiesa e il campanile dominano l'intera città, scendendo pochi gradini ti ritrovi in uno splendido ristorante panoramico. Un luogo mistico, ma anche commerciale. Papadopulos? «Sì, ma non c'entro col colonnello, non sono fascista», s'affretta a chiarire Christos nel suo inglese maccheronico, confessando di aver piuttosto votato Alexis Tsipras. Ma forse, oggi, ad Atene, tutti potrebbero dirti di aver votato Tsipras. In fondo, peggio degli ultimi cinque anni, non era possibile sprofondare. E, difatti, proporzionalmente all'ascesa di Syriza (la sinistra radicale passata dal 5% del 2012 al 36,6% delle elezioni del 25 gennaio) anche la qualità della vita sembra migliorata, almeno nella Capitale. 

Prezzi contenuti, movida sfrenata. Turisti (pochini, ma è febbraio). Niente clochard, niente questuanti, niente scippatori. La crisi non la respiri, qui ad Atene. La catastrofe greca che manda in tilt le borse e scompiglia gli equilibri monetari, non abita le strade ateniesi, non affligge gli abitanti del centro né quelli della periferia. Plaka e Monastiraki, i caratteristici quartieri che si stendono ai piedi del Partenone, sono un brulichio di taverne, artisti di strada, botteghe e splendide chiese ortodosse, qualcosa di molto tipico e antico abbracciato alle insegne delle multinazionali, ai negozi e ai grand hotel, a banche e farmacie, alla vita di tutti i giorni. Così pure la sconfinata prateria di palazzine che a perdita d'occhio s'allunga fino al Pireo, la scellerata periferia di cemento nata negli anni Settanta e Ottanta.

Sono 71 Circoscrizioni, impietosa testimonianza del sacco del territorio, eppure piene di vita, di commercio e di attività culturali. Dalla cima dell'Acropoli, osservando tanto indistinto cemento, potresti ipotizzarne la somiglianza alle banlieue parigine. Ma non è così. C’è Kifissià: ville dell'Ottocento, uffici, caffè alla moda. C’è Marussi, con la sua splendida architettura d'avanguardia. Ed ancora Vouliagmeni e Glifada e Faliro: in estate sono un tripudio di turisti, con discoteche, alberghi e spiagge. In inverno i ristoranti sono pieni zeppi nel week end come i centri commerciali nel resto della settimana. 
Poi c’è Exarchia. Ha un'anima questo quartiere nato alla fine dell'Ottocento. Ha un’anima e una memoria. Una vocazione. È la zona del Politecnico, dov’è a metà degli anni Sessanta è scoccata la scintilla della contestazione.

Qui si è acceso il nucleo della rivolta contro la dittatura fascista dei colonnelli, quando gli assalti ai commissariati di polizia e a tutti i simboli riconducibili al potere capitalista erano scene quotidiane. E sempre qui, negli ultimi anni, il dibattito studentesco, i movimenti antagonisti e i gruppi anarchici, sono diventati l'humus nel quale Syriza ha allungato e irrobustito le radici. Anche ad Exarchia la movida è vivace, i locali si inseguono come i grandi graffiti sui muri. Nei locali si può fumare (potenti gli impianti di aspirazione). Gli studenti amano arrotolare il tabacco nelle cartine e prepararsi da soli le sigarette. Come molte altre cose - a parte il caffè espresso nei bar - i prezzi sono bassissimi: cartine e tabacco li compri con 3 euro e 50. Un drink alcolico con un piattino di olive e una ciotola di pop corn non va oltre i 4 euro. Gordias, 24 anni, studente di Ingegneria, è ovviamente un elettore di Tsipras. I diktat dell’Europa? «Sono cavolate.

La Grecia paga stipendi pubblici e pensioni in autonomia. I tempi sono cambiati. Non c’è più bisogno di prestiti esterni e il debito pubblico è per la gran parte detenuto da Esm, Fmi, Bce - dice Gordias, uno che legge i giornali come fuma le sigarette, voracemente - La Grecia può decidere di non pagare il debito. Tsipras ha ragione e lo ha spiegato molto bene. Gli effetti sull’economia interna sarebbero minimi, nessuno di noi ne risentirebbe. A soffrire sarebbero solo Esm, Fmi e Bce».

Nelle stesse ore il primo ministro e il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis (che piace tanto alle donne e che molti social tratteggiano come un eroe dei film d’azione americani) consumano la loro missione europea battendo i pugni sui tavoli di Bruxelles. Ma i greci, e soprattutto gli ateniesi, non si stupiscono della loro sfrontatezza. «Il nostro sistema politico non si propone di imitare le leggi di altri popoli: noi non copiamo nessuno, piuttosto siamo noi a costituire un modello per gli altri. Si chiama democrazia, poiché nell’amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza»: parole straordinarie. Le ha pronunciate Pericle... Forse che da qualche parte della memoria identitaria questo popolo, per quanto provato, ricorda di aver inventato la democrazia? 

In una delle taverne più vecchie di Plaka, Rallou è in compagnia di suo marito. Sono in vacanza. Lui è andato in pensione da pochi mesi, vengono dalle regioni montuose del Nord, hanno anche una minuscola azienda zootecnica (quantificabile in «qualche pecora»). Hanno ordinato souvlaki di maiale, tzatziki e rape rosse. Rallou ha i capelli notevolmente neri per la sua età. Sorride, chiede da dove veniamo e alla risposta «Italia» comincia a elencare nomi di attrici, da Sofia Loren a Gina Lollobrigida. A sorpresa, tira fuori dalla borsa un tablet bianco della Apple e comincia a riprenderci. Anche il marito sorride, ma tace, forse perché non comprende l’inglese. Alla fine ci offrono il vino. Tsipras? Lo hanno votato anche loro, almeno così dicono, annuendo, entusiasti. Il miracolo Syriza sembra riverberare in ogni angolo del Paese, dalle montagne alle pianure. 

Forse non nello sfarzoso hotel in stile dorico, deliziosamente kitsch, dove due ragazze in serata, aspettano l'ascensore. Bionde di un biondo che, almeno in Grecia, non esiste in natura, vestiti succinti, tacchi 12. Vanno al sesto piano (dove ci sono le suite con vista sul Partenone) aria pensosa di chi sta andando a lavorare. Escort? Probabilmente. Ma scene del genere si ripetono in tutti gli alberghi del mondo.

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