Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:19

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di Lino Patruno
Non sempre assumere vuol dire giustizia
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Il Sud si salva anche riconoscendo i propri errori. Questa storia delle assunzioni alla Regione Puglia. Pre-elettorali, si è detto. Comunque un bel mucchio, a cominciare dai 350 dipendenti degli assessorati. Ora è stata la volta dei cosiddetti enti collegati. Prima il Teatro pubblico pugliese. Ma perché no l’Apulia Film Commission? E le varie agenzie spuntate qua e là?

 Una premessa, perché si fa presto a metterla sui diritti violati e sulla divisione del mondo in sensibili e insensibili. Gli assunti non hanno alcuna responsabilità. Anzi siamo tutti contenti quando un posto di lavoro precario, quale era il loro, diventa un posto di lavoro non più precario. La precarietà sta uccidendo il futuro dei giovani, sta creando una generazione perduta.

Ea proposito del Job’s Act di Renzi, è perlomeno ardua l’idea che il lavoro si possa creare riducendone le garanzie: nel senso che le imprese si decideranno ad assumere perché potranno più facilmente licenziare. Si vedrà.

 Però la Regione Puglia non può mettere la medaglietta dell’atto di giustizia verso il lavoro precario dopo averlo creato. Altrimenti la conclusione è ovvia se non sospetta. Invece sono prassi i contratti a tempo determinato negli enti collegati. Ed è prassi farli durare un tempo oltre il quale l’alternativa all’assunzione a tempo indeterminato è la vertenza di lavoro che giustamente si perderebbe. Contratti a tempo determinato nei quali si cela il diavolo di un dettaglio non da poco.

 Sono fatti infatti senza concorso, quel concorso obbligatorio nel campo pubblico per chiunque altro. Né la definizione del Teatro Pubblico Pugliese come ente privato è più che un artificio, visto che i suoi soci sono 53 enti locali e che il suo presidente è nominato (o indicato, via) dalla Regione. Allora è inevitabile la domanda sui criteri in base ai quali si decide chi entra sia pure a tempo. Ed è inevitabile il dubbio che l’appartenenza politica pesi quanto la competenza. Traduzione: si mettono dentro gli amici e i compagni di partito. E poi a scadenza li si assume, anche se detto così può sembrare brutale, e come si permette. Dalla giustizia all’ingiustizia verso chi non ha santi in paradiso.

 Seconda avvertenza. Ovvio che il gioco elettorale faccia gridare allo scandalo l’opposizione. La quale è opposizione anche perché deve gridare allo scandalo sulla maggioranza. Ma è difficile dire chi in questo campo sia innocente, anche se ora si incolpano i colpevoli. La pratica non è nata oggi, e non si formalizza fra destra e sinistra. Perché è una pratica che va oltre l’episodio del momento.

 E’ la pratica non solo degli enti collegati. Ma anche delle suddette agenzie regionali, ormai quasi una per assessorato: da quella per l’ambiente, a quella per il turismo, a quella per l’innovazione, a quella per le tecnologie. Le quali fanno un lavoro che non si capisce perché non sia fatto dagli assessorati. Maggiore specializzazione, ovvio: tipo la valutazione dei danni ambientali all’Ilva di Taranto.

 Ma allora uno obietta: se gli assessorati non ce la fanno, si assuma negli assessorati. Dove però occorre un concorso: ecco qui. E dove il patto di stabilità lo impedisce: ecco qui. Enti collegati e agenzie quindi come sistema rapido per violare (d’accordo, scavalcare) il patto di stabilità, quella regola anti-spesa pubblica che ti impedisce di spendere anche se i soldi li hai.

 Il patto di stabilità è spesso patto di stupidità, specie quando va a danno del Sud. E poco si può rimproverare ai conti della Regione Puglia, anche se c’è chi la definisce “bella e immobile”, più capace di fare scena che altro. Come nulla, anzi, si può rimproverare ai conti del Comune di Bari, Oscar di bilancio non solo perché non in deficit ma anche perché basati per oltre il 70 per cento su entrate proprie, non su risorse (trasferimenti) dello Stato: Sud non assistito.

 E oltre agli enti collegati e alle agenzie, le società partecipate dalla Regione. Quelle insomma nelle quali la Regione ha la maggioranza assoluta o quasi (tipo Aeroporti di Puglia o Acquedotto). Ce ne sono di necessarie. Ma c’è sempre chi si chiede perché di tante faccende non si possano occupare (spesso meglio) i privati. In Puglia sono una quarantina. Non un botto rispetto alle 8 mila italiane.

 Sono quelle 8 mila quasi sempre tanto piene di debiti quanto inutili. Ciascuna con presidente, consigli di amministrazione, collegi dei sindaci. Una pletora di 25 mila cariche, il più delle volte per trombati, ex qualcosa, potenti depotenziati. Ottomila che potrebbero scendere a mille senza che l’Italia crolli. Ma rimaste valorosamente quelle 8 mila che invece di essere licenziate hanno fatto licenziare il tagliatore Cottarelli che voleva decapitarle. E poi ci chiediamo perché abbiamo il debito pubblico che non scende e le tasse che salgono.

 La Puglia non è fra le cattive. Ma le ultime assunzioni, no, non sono senza peccato.

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