Martedì 26 Marzo 2019 | 02:49

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di Onofrio Pagone
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di ONOFRIO PAGONE
Sul destino dei marò è tornato a starnazzare il pollaio della politica. Comico, se non fosse drammatica la situazione dei due fucilieri di Marina, agli arresti da quasi tre anni sia pur con i benefici del caso concessi - bontà loro - dai giudici indiani.

Il capo di imputazione nei loro confronti ancora non è chiaro. Sono chiare soltanto le circostanze per le quali sono sotto processo in India: l’uccisione di due pescatori indiani che avevano avvicinato il mercantile su cui i due marò prestavano servizio armato. Erano in missione internazionale anti-pirateria, autorizzata dal Parlamento. Ma siccome l’accusa di Delhi ipotizza il reato di terrorismo e non solo di omicidio da parte dei fucilieri, il caso si è complicato.
 

La storia è ormai annosa e non ci si divide più tra colpevolisti e innocentisti. Adesso la partita si è spostata sul piano giuridico-diplomatico, posto che i due militari italiani al momento dei fatti incresciosi loro contestati erano formalmente in servizio, in divisa e impugnavano le armi in dotazione alla Marina militare italiana. La questione dunque riguarda il governo e non un ordinario collegio di difesa penale.

Ecco dunque che è entrata in campo la politica. E ieri è stata la giornata del suo trionfo in termini di inconcludenza: la riunione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, alla presenza dei rispettivi ministri, e il successivo question time alla Camera hanno assunto i contorni di un cicaleccio da vecchie comari, in cui ciascuno ha voluto e potuto pavoneggiare le proprie ragioni. Questo ovviamente sulla pelle della credibilità istituzionale dell’Italia e di quei due militari che - per quanto sprovveduti possano essere stati aprendo il fuoco contro due poveri cristi scambiati per pirati - erano pur sempre in servizio all’estero per decisioni assunte sopra di loro.

Adesso nessuno si assume le proprie responsabilità. Ieri abbiamo scoperto, per esempio, che la procedura per l’arbitrato internazionale più volte invocata dallo stesso governo, non è ancora stata attivata: il neo-ministro degli Esteri però ha solennemente rinnovato la promessa che Roma chiamerà in causa l’Europa, la Nato e l’Onu per dirimere la faccenda.

Una sfilza di «lanci» delle agenzie di stampa racconta l’intera giornata in Parlamento su questo caso. Ed è appunto da queste notizie di agenzia - fonti accreditate dell’informazione - che emerge la descrizione del pollaio politico composto da galli che si beccano per affermare il proprio primato. Da una parte il governo che sottolinea il proprio «impegno totale» in favore dei marò e illustra tutti i passi diplomatici già compiuti e ipotizzati. Dall’altra le opposizioni che si ostinano a utilizzare l’intransigenza di Nuova Delhi come grimaldello ad esclusivo uso politico interno (sullo sfondo peraltro campeggiano questioni aperte e di rilievo, come il Quirinale e la riforma elettorale). Ecco qualche citazione a titolo di esempio: «Nuova Delhi ci ride in faccia», «inaccettabile la disattenzione di Renzi», «governo di impostori che ha ingannato i due marò», «fallimento del semestre Ue a guida Renzi», «passare dalla solidarietà ai fatti», «governo di cialtroni», «mettere sotto accusa Monti per alto tradimento della Costituzione». Quest’ultima affermazione fa riferimento al presidente del Consiglio dell’epoca che dispose il rientro in India dei due marò dopo un periodo di permesso-premio per motivi elettorali trascorso in Italia.

Siccome i galli si beccano perché cercano ciascuno di farsi spazio, ecco che i galli della politica nostrana rivendicano il diritto di «non firmare cambiali in bianco» e si fanno avanti per una soluzione collegiale. Tradotto: in politichese si dice «aprire un tavolo» comune. Ieri i galli hanno usato un linguaggio più icastico e immaginifico: hanno lanciato una «camera di concertazione», meglio una «cabina di regia» con il coinvolgimento dell’opposizione, in maniera da concordare i prossimi passi in sede internazionale. Con il bon ton che il pollaio richiede, la risposta del governo è stata ovviamente favorevole: la proposta è stata giudicata - udite udite - «seria e ragionevole». Un teatrino all’italiana.

Peccato che qui di serio ci sia solo la posizione dei due marò davanti alla legge indiana. Peccato che uno dei due abbia problemi, appunto seri, di salute e che l’altro sia seriamente a rischio di fare da ostaggio per tutto il tempo del prevedibile braccio di ferro tra Roma e Nuova Delhi. Peccato.

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