Martedì 26 Marzo 2019 | 10:55

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Solo tagliando la spesa pubblica si può tagliare la corruzione

di Nicola Rossi
Solo tagliando la spesa pubblica si può tagliare la corruzione

di NICOLA ROSSI
«Si sciolga il consiglio comunale. Tutti a casa!», tuonano alcuni. «Non si lasci la città in mano ai ladri. Si faccia giustizia rapidamente!», rispondono altri (con involontaria ironia: i termini giustizia e rapidità com’è noto convivono con molta difficoltà).

“Un fronte comune contro il malaffare! Si nomini una giunta di salute pubblica!”, gridano altri ancora. “Nessun passo indietro. Presto indicherò un assessore alla trasparenza!”, si risponde (come se fra gli inquisiti per associazione mafiosa non ci sia proprio il presidente della Commissione comunale di controllo, garanzia e trasparenza). La vicenda romana – se non fosse questione della massima gravità – sarebbe fonte ormai quotidiana e pressoché inesauribile di ispirazione per la nostra satira. E l’impressione sempre più netta è che in realtà tutto questo profluvio di dichiarazioni tassative, di affermazioni perentorie, di proposte roboanti producano in realtà un unico risultato: mettere in un angolo il tema di fondo, far sì che pian piano svanisca senza lasciare traccia. Com’è già accaduto più volte in passato.

Affermare che il business degli immigrati rende più del traffico di stupefacenti, investire cifre ingenti per corrompere funzionari e politici, significa infatti una ed una sola cosa: la spesa pubblica di questo paese potrebbe essere ridotta in misura molto significativa senza nulla togliere alla sua efficacia ed alla sua efficienza anzi restituendo ai cittadini risorse rilevanti e la libertà di disporne pienamente. E forse, prima di esercitare la propria indubbia fantasia nell’escogitare soluzioni - che, come abbiamo visto, si commentano da sole - la politica farebbe bene a domandarsi se le resistenze violente ad ogni tentativo di tagliare la spesa pubblica non abbiano molto a che fare con quel che oggi è accaduto a Roma, ieri a Venezia, l’altro ieri a Milano. E da anni accade nel Mezzogiorno.

Alla voce “fondi per Roma Capitale” Google risponde con quasi 500 mila risultati. Ce n’è per tutti i gusti: fondi per il decoro, la mobilità e la tutela dei beni culturali, fondi per la micro-imprenditorialità e lo start up di imprese, fondi per i trasporti e l’innovazione tecnologica, … Il tutto per un Comune che il 30 aprile scorso – dopo un paio di tentativi non riusciti – ha visto approvare dalle Camere un decreto di vero e proprio salvataggio. Alla faccia del principio secondo cui i provvedimenti non approvati non dovrebbero essere reiterati. Il tutto per un Comune che fra il 2008 ed oggi ha conosciuto tre commissari per la gestione del debito pregresso (invece di conoscere - come sarebbe stato più che opportuno e rispettoso verso i contribuenti – un solo curatore fallimentare). E Roma è oggi solo la punta dell’iceberg.

Nel 1995 l’Italia era 33° (su 41 paesi) nelle classifiche internazionali sulla corruzione. Nel 2006, l’Italia era scesa alla 45° posizione (su 163 paesi). Nel 2014 era precipitata al 69° posto (su 174 paesi). Fra il 1995 ed il 2013 la spesa delle pubbliche amministrazioni italiane (al netto degli interessi) è passata dal 41,7% del prodotto al 45,9% (transitando per il 44,4% del 2006). Nel prossimo anno il Governo prevede che cresca di ulteriori 0,3 punti percentuali. A partire dal 2006, si sono succeduti almeno 4 tentativi di avviare concretamente il processo di revisione della spesa pubblica: tutti – incluso l’ultimo – naufragati miseramente nel nulla. E intanto affoghiamo nelle vuote parole di una politica che, un giorno sì e l’altro pure, ci mette la faccia ma non ci mette mai la testa. Ammesso che ne abbia ancora una.

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