Martedì 26 Marzo 2019 | 11:48

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Il Bari volta pagina. Lo fa nella maniera peggiore, subendo tre gol a Crotone che cancellano definitivamente il progetto allestito all'inizio del campionato per una squadra da sogno. Il Bari costruito per volare alto ha peccato di presunzione. Come Icaro. E Devis Mangia saluta. Perché i risultati sono importanti, in qualsiasi modo arrivino. La fiducia a tempo riposta nel tecnico di Cernusco sul Naviglio non è servita ad effettuare quella inversione di rotta, auspicata e invocata a gran voce dalla piazza: la squadra è apparsa, ancora una volta, senza grinta, senza cuore, senza voglia di lottare. I dati, più di ogni considerazione, dimostrano il flop in campo: solo cinque tiri in porta, cinque tiri fuori e quattro calci d'angolo per i biancorossi nella quarta sconfitta in cinque partite. Gli schemi di gioco del discepolo di Sacchi, pur adattati alle caratteristiche del Bari, si sono sgretolati.

Le certezze si sono trasformate in dubbi: il «sacchismo», insomma, registra un'altra sconfitta. Sul campo. Perchè Mangia non è riuscito ad essere «sacchista» fino in fondo. Ma è colpa solo di Mangia? Ora tocca a Davide Nicola salire sul treno in corsa. Un altro tecnico giovane, promettente. Arrendersi è una parola che non esiste nel suo vocabolario. Darà la scossa giusta? Intanto, il Bari se vuole volare alto deve costruire ali più solide. Quando Mangia, amareggiato, parla della «mancanza di un tassello» in questa squadra, non si riferisce agli eventuali acquisti negati di giocatori. Ma alla vicinanza, nei momenti di bisogno, di quelle figure societarie che rappresentano il collante necessario per far funzionare al meglio la macchina competitiva.

Ecco, forse la solitudine dell’uomo solo al comando ha influito e condizionato le prestazioni del collettivo. Un errore da non ripetere nell’immediato futuro. Altrimenti le ali di cera del Bari rischiano di sciogliersi di nuovo.

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