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La scritta gigantesca, messa all’ingresso, è di quelle che colpiscono: «La musica è lavoro», leggiamo, entrando al «Medimex». E pensiamo subito che la provocazione è già lì, sulla porta, perché di questi tempi la parola «lavoro» è diventata provocatoria. Pochi passi e siamo dentro.

Non andava persa in questi giorni la visita al Salone dell’innovazione musicale appena chiuso alla Fiera del Levante, perché le provocazioni vanno raccolte e perché, come insegna Beethoven, la musica è rivelazione. Ebbene, a Bari si è rivelato, per il quarto anno di seguito, tutto il mondo musicale - occupato e disoccupato - che dà ritmo a questi nostri tempi strani, in cui il talento si confonde con il talent-show.

E invece il «Medimex» fotografa un genere artistico diverso, tentando di far incontrare come su una grande piazza chi lavora e chi vorrebbe lavorare, chi ascolta e chi produce musica, chi sogna e chi realizza. Padiglioni e stand allineano i diversi stili: ci sono le radio, i gruppi, le produzioni; ci sono quelli che registrano dischi e quelli che li collezionano. E persino gli artigiani che fabbricano strumenti, come quelli di «Lab Creation», che con i ragazzi mesagnesi autistici, creano tamburelli e maracas. Suoni diversi che non sempre riecheggiano all’unisono ma che per pochi giorni si sono ritrovati a Bari, attirando oltre 16mila visitatori e finalmente quest’anno molti giovani grazie al coinvolgimento delle scuole. E poi una miriade di giornalisti, arrivati per la presentazione - avvenuta qui - del nuovo disco di Vasco Rossi Sono innocente. Tantissimi gli altri artisti, impossibile citarli tutti, da Ivano Fossati a Giorgia, Malika Ayane, il trio Fabi-Gazzè-Silvestri, Brunori Sas, Mannarino, Renzo Rubino, Entics, J-Ax, Rocco Hunt. Tutti in Puglia, tutti per la Puglia che - come ha detto ieri Cesare Cremonini - ha ormai la sua sonorità, «è riuscita a imporsi come punto di riferimento».

Sarà vero, è vero, nonostante però i tanti sacrifici che i musicisti nostrani ben conoscono. Non è facile qui dire «Io sono musicista» e trovare «mercato» (brutta ma necessaria parola legata all’arte); non è facile, appunto, dire che la musica è lavoro e non soltanto un hobby. Qualcosa alla fine si sta smuovendo e il «Medimex» nasce proprio da questa esigenza comune, di farci avvicinare al baricentro del ritmo musicale.

Ma vincere è un po’ di più. E sarebbe necessario che accadesse in tutto un Paese, come lo è l’Italia, che è patria della musica ma la relega agli ultimi posti dei suoi svariati interessi, mortificandola a scuola (perché scompare negli insegnamenti comuni dei licei?) o nei tagli di bilanci che ormai sono la regola in ogni campo, dalla grande lirica alle mini-rassegne. Sì, fare musica è un po’ un lusso mentre invece non dovrebbe essere così. Il salto di qualità che si attende è questo; il sogno dei frequentatori di questi giorni nel Salone dell’innovazione resterà non solo l’autografo strappato alla star di turno, ma anche, chissà, una canzone scritta per tutti, una voce scoperta, un talento non soffocato.

Il bilancio del «Medimex 2014» è positivo: Puglia Sounds ha raggiunto - sottolineano gli organizzatori - l’aumento di presenze del 25% rispetto alla precedente edizione e per il 2015 i fondi ci sono, quindi il Salone tornerà. Poi, non si sa. Da oggi il cartello «La musica è lavoro», si spegne e resta il silenzio. O una bella canzone che - nonostante l’indifferenza del mondo - ci apre l’anima e ci rende felici. Alla fine, forse rimane solo quella profetica frase di Bach: «La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori».

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