Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:18

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Giorgio Saponaro una vita in parole

di Raffaele Nigro
Giorgio Saponaro una vita in parole
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Per quanto nel suo ultimo libro, Sull’onda della vita, edito da Adda, non abbia citato che il libraio Pasquale Sorrenti, posso assicurarvi che Giorgio Saponaro ha avuto fior di amici tra scrittori ed editori di Bari e provincia, oltre che di Fasano e di Roma. Comincerei da Michele Damiani e la sua galleria La Spirale, dove potevi incontrare a partire dagli anni Settanta, molti melomani e scrittori di una Bari che non ha mai conosciuto altri luoghi di dialogo e continuerei con la galleria Il Sottano e La Vernice. E la libreria di Sorrenti, sommersa da bancali di libri, con poche sedie disponibili, invasa dall’odore di muffa e di cellulosa.

I grandi lettori di Saponaro erano stati Alberto Moravia ed Enzo Siciliano. Lo avevano ospitato nella rivista «Nuovi Argomenti», perché Giorgio era appassionato del realismo di Moravia, lo seguiva, se ne faceva apprezzare. Al punto che fu accolto più tardi proprio da Siciliano in un Meridiano Mondadori dedicato agli autori di racconti italiani.

A Fasano invece fu Nunzio Schena a mettere per lui a disposizione le stamperie e non è cosa da poco, se consideriamo che proprio Saponaro lamenta il fatto che è complicato per uno scrittore trovare asilo presso un editore. Presso Nunzio, Giorgio fece nascere la collana Pochepagine,dove furono accolti narratori e saggisti del territorio e molti libri dello stesso curatore con disegni di Damiani e foto di Frasca. Ovviamente Bari non si è mai accorta o sporadicamente lo ha fatto, dell’esistenza di questo scrittore. Non fosse stato per la Gazzetta che lo ha sempre ospitato e ai cui elzeviri di terza pagina guardavo da giovane e per le associazioni di Lyons e di Rotary che lo hanno sempre accolto. Eppure Giorgio ha raccontato nei suoi cento e passa libri di narrativa una città costruita dai mercanti che sul commercio hanno fondato la fortuna della Puglia peuceta. Che ci avrebbe perso un sindaco di Bari, cosa un Direttore di facoltà, a dedicare una o due giornate di studi a quest’uomo che ha fatto dell’amore per la città di San Nicola fonte principale di ispirazione? È che qui la cultura letteraria non è un bene, a meno che non la si riferisca a temi di politica spiccia, alle baruffe estive e a taluni intellettuali alla moda.

GIRO DI BOA - Oggi Saponaro è al giro di boa degli ottant’anni, per festeggiarli prova a raccontarli in un libro tutto intimo, Sull’onda della vita, ma non gli accadimenti, le sequenze di un’esistenza tutto sommato bella e difficile, racconta il modo in cui li ha vissuti, le passioni, i sentimenti, i compagni di strada. C’è una figlia, Carla, che vive a Napoli e gli ha dato la gioia dell’eredità di affetti e Annamaria, il suo amore. «Il legame tra me e Annamaria è ed è stato bello, ma anche assai, assai faticoso. Ho dietro le spalle sessant’anni, dico sessanta, di vita con lei. E adesso mi rendo conto che questi anni sono più belli nel ricordo, che nel momento in cui sono stati vissuti». Poi c’è il fratello, Nicola, gli zii Donato e Rosina, il piacere rassicurante della famiglia e Marisa. Ma l’amore vero e mai negato di Giorgio Saponaro, quest’uomo schivo e generoso, è sempre stata la scrittura. Ha inseguito per una intera vita il sogno di esplodere, avere un posto importante nelle patrie lettere e il suo cruccio è di stare ancora fermo nell’attesa. Ma è lo stesso, a guardar bene, che gli ha riconosciuto Ettore Catalano nell’escursus sulla scrittura pugliese del secondo Novecento.

Giorgio ha sempre avvertito una spinta creativa formidabile, trasformatasi in voglia di comunicazione narrativa. Una voglia che talvolta si è rivelata una sua nemica, nel momento in cui tra la foga comunicativa e la necessità del ritorno a sorvegliare la pagina si imponeva la premura di liberarsi dei fantasmi. Era un fiume in piena. Giorgio non ha mai fatto misteri, era sua intenzione coprire il mondo di parole, realizzare una coperta di inchiostro alla propria esistenza e si è raccontato in molti modi, ora in versi ora in prosa, ha scritto per quotidiani e periodici, ma soprattutto ha scritto oltre cento volumi di narrativa in cui è fondamentale lo scavo nel proprio io, da I racconti della controra, una poderosa raccolta cui è andato il premio Prezzolini e dei quali ricordo certe trovate come il sesso di Gesù, una bambina che sorprende anche Maria e Giuseppe, all’Acchiappanuvole, lui, un cercatore di sogni e di vite in forma di parole. Con un’attenzione continua all’universo femminile. Penso a La figlia dell’attendente, alla Lettera a una figlia e poi alla passione per la città natale, con Il romanzo di Bari. La foga inventiva non ha mai spinto Giorgio a cercare editori nazionali, se non in quel romanzo nato a metà degli anni Novanta che uscì per Giunti, Il ragazzo di Tirana, e che avrebbe potuto aprirgli un fronte di lettori più ampio. Forse questo romanzo è uno dei pochi che diverge dall’attenzione costante di Saponaro alla propria esistenza e al mondo vissuto e visto dalla sua interiorità.

Direi che il Candido di Voltaire, la narrativa di Pessoa e Viaggio intorno alla mia stanza di De Maistre sono stati i suoi ispiratori, oltre che l’erotismo di Moravia. Egli si è seduto in modo vistoso sul nostro Novecento letterario e l’Italia critica e Bari dovranno fare i conti con lui, come ha provato a farli Daniele Pegorari nel momento in cui ha scritto della storia letteraria di questa città negli ultimi due secoli. Se l’istituzione non se ne accorgerà, e non se ne accorgerà, perché gli amministratori, almeno i nostri, non trovano utile leggere un libro o un quotidiano, gli valgano in qualche modo l’affetto e la stima dell’estensore di questa nota per i suoi ottant’anni di traduzione della vita in parole e in fantasmi letterari.

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