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di Antonio Biasi
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Forse sarà l’ennesimo gioco delle parti, forse qualche altra trovata dilatoria. Eppure sembra aprirsi uno spiraglio nella vicenda dei due marò pugliesi bloccati in India con l’accusa di aver ucciso il 15 febbraio 2012, al largo delle coste di Kerala, due pescatori scambiati per pirati, mentre svolgevano servizio di scorta sulla petroliera «Enrica Lexie». Il nuovo ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj ha infatti dichiarato: «Se la Corte Suprema concederà l’autorizzazione al rientro in Italia di Massimiliano Latorre per ragioni umanitarie noi non ci opporremo».

Forse sarà il solito gioco delle parti. Forse sarà l’ennesima trovata dilatoria. Eppure sembra aprirsi uno spiraglio nella vicenda dei due marò pugliesi bloccati in India con l’accusa di aver ucciso il 15 febbraio 2012, al largo delle coste di Kerala, due pescatori scambiati per pirati, mentre svolgevano servizio di scorta sulla petroliera «Enrica Lexie». Il nuovo ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj ha infatti dichiarato: «Se la Corte Suprema concederà l’autorizzazione al rientro in Italia di Massimiliano Latorre per ragioni umanitarie noi non ci opporremo». L’esponente del governo indiano ha così risposto alla Corte che aveva sollecitato un parere sul rimpatrio temporaneo (tre o quattro mesi) per ragioni di salute chiesto dalla difesa del fuciliere colto nei giorni scorsi da un’ischemia cerebrale e appena dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato. L’udienza della Corte è stata ora aggiornata a venerdì. La palla torna quindi nelle mani dei giudici come ha sottolineato lo stesso ministro che ha spento però, nel contempo, le speranze di una soluzione diplomatica della vicenda: «La situazione è già in mano ai tribunali. Si deve andare attraverso il processo giudiziario».

Un’apertura condizionata, pertanto, quella proveniente del governo indiano, ma pur sempre un passo in avanti in una vicenda condotta in modo dilettantesco e contraddittorio dal governo italiano. Ma quello che è già stato fatto, non si può più cambiare. Tocca ora cogliere il pur timido vento di cambiamento che si coglie nel governo indiano e puntare invece tutte le carte su una via diplomatica, finalmente coerente e univoca, per riportare a casa entrambi i fucilieri, non solo Latorre ma anche Salvatore Girone. Occorre che l’intero apparato politico si muova in una sola direzione senza quei se e quei ma che hanno contraddistinto la gestione della prima fase della vicenda e che hanno portato a una situazione di polemica e di stallo con le autorità indiane e, soprattutto, con l’opinione pubblica del paese che, alimentata anche dalle scelte tentennanti del governo Monti, ha finito col creare in India un’atmosfera che certo non favorisce le trattative diplomatiche. Non a caso, ancora ieri un quotidiano indiano, l’«Hindustan Times», accusava i due marò di aver cercato «di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera a inviare un rapporto alle organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che fu questo alla base della decisione di sparare». L’affermazione del quotidiano è stata prontamente smentita dall’armatore della petroliera, ma è evidente che l’aria che spira in India sulla vicenda non è ancora rassicurante e questo deve portare a intensificare gli sforzi per una soluzione che metta al riparo i due marò da decisione condizionate dagli umori dell’opinione pubblica locale. Per il momento l’unico fatto certo è che Massimiliano Latorre per due settimane, a causa delle sue condizioni di salute, è stato dispensato dalla Corte Suprema indiana dall’obbligo di firma nel commissariato di polizia.

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, poche ore prima delle parole di Swaraj aveva detto di aupicare «che si possa aprire un dialogo col nuovo governo indiano altrimenti c’è la strada dell’internazionalizzazione con il coinvolgimento dell’Onu». Ma probabilmente serve che sia il capo del governo Matteo Renzi, a intervenire in prima persona nei confronti del governo indiano sollecitando una soluzione che, nel rispetto della giustizia, salvaguardi il futuro dei fucilieri italiani

Forse, e questa potrebbe essere la soluzione migliore, per una via diplomatica potrebbe spendersi lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il suo autorevole intervento potrebbe alimentare un clima di distensione con le autorità indiane, irritate, anche a giusta ragione, a causa di quanto accaduto nel «balletto» del rientro in India dei due marò, prima negato e poi deciso dal governo Monti, dopo la «licenza» concessa dalle autorità indiane.

È l’ora di convincere l’India e gli indiani che il ritorno in Patria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non metterebbe comunque in discussione le decisioni dei giudici di Nuova Delhi. Ma serve l’impegno di tutti.

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