Martedì 26 Marzo 2019 | 02:49

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Calcio italiano nel pallone e alla finestra c’è Malagò

di Francesco Costantini
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Si allarga sempre di più il fronte No-Tav. Niente a che vedere col movimento che si oppone al passaggio dei treni ad alta velocità nelle valli piemontesi attraversate dalla Torino-Lione. Qui si tratta banalmente del movimento di opinione, sinora pacifico, che si oppone all’elezione del noto gaffeur Carlo Tavecchio alla presidenza della Federazione calcio.

Lunedì l’universo del calcio italiano, uno dei più importanti del pianeta, il terzo assoluto nel panorama mondiale, sceglierà la sua nuova guida dopo l’addio di Giancarlo Abete (e Cesare Prandelli) a seguito del flop brasileiro. I giochi sembravano fatti, perché il Tavecchio di cui parliamo, presidente della Lega Dilettanti (e già questo la dice lunga: vi pare che in America il boss degli amatori possa arrivare così a guidare una delle potentissime leghe professionistiche?), partiva con consensi multipli: serie A, serie B e Lega Pro erano compatte al suo fianco contro il «nemico» Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan e della Nazionale, sorretto solo da poche componenti tecniche, calciatori e allenatori più o meno. Poi la tremenda, imperdonabile, intamponabile battuta sui giocatori di colore che arrivano in Italia mangiando banane. Una battuta, certamente, ma orrenda nel filo logico che la mette in circolo.

Adesso quel fronte vacilla sempre più. Intanto, come è giusto che sia, essendo Tavecchio un tesserato, su di lui indaga adesso per razzismo la Procura federale. Palazzi negli ultimi mesi ha deferito e ottenuto la condanna di un centinaio di atleti, curve e dirigenti per episodi analoghi. Capite bene che non sarebbe simpatico eleggere un presidente in odore di squalifica di vari mesi (scontata quanto inoppugnabile) per comportamento discriminatorio. Intanto, Fifa e Uefa non ce lo perdonerebbero. Poi, non dovesse accadere, con che faccia verrebbero chieste sanzioni in futuro per identiche situazioni?

Lo abbiamo già scritto ieri, lo ripetiamo oggi: è sicuro che Tavecchio sia un ottimo manager e non sia razzista, è garantito dalla sua vita e dai suoi comportamenti. Ma non basta. Ci sono ruoli e figure che non possono permettersi nemmeno il più piccolo margine di errore linguistico, nemmeno quando pensano di fare gli spiritosi. Da questo punto di vista la carriera politica di Berlusconi insegna: a renderlo insopportabile a quelli che non lo sopportano sono state molto di più le sue orrende battute ed i suoi incredibili comportamenti che non le sue idee, spesso assolutamente condivisibili e condivise. Qui si tratta di stabilire una linea netta, invalicabile: chi assume ruoli di assoluto potere e prestigio non può in alcun modo inciampare nella lingua, nella forma e nello stile. Non è solo un problema di comunicazione, è il nocciolo dell’identità collettiva di un Paese come l’Italia ad esigerlo. E il presidente della Figc, sia chiaro a tutti, conta solo un po’ meno dei ministri di prima fila e molto di più di quelli di seconda, se non fosse altro per quello che rappresenta. E ci fermiano qui perché gli esempi potrebbero essere migliaia, anche vicino a noi, a Bari, in Puglia, in tutto il Sud come nel ricco e gradasso Nord.

Il presidente del Coni Malagò ha avuto carta bianca dal premier Renzi per seguire la delicatissima questione. Si sa che Giovanni il Bello non ama affatto l’attuale dirigenza del calcio italiano, una delle più disastrose di ogni epoca, ottusa ed ignorante (nella materia specifica) come poche altre. Per questo una delle ipotesi più attendibili vede la Figc incapace di eleggere un presidente lunedì prossimo e per questo commissariata manu militari dallo stesso Malagò, che non vede l’ora di mettere le mani laddove sinora non poteva mettere nemmeno gli occhi.

Per questo, il gruppo compatto della serie A, guidato da Lotito e Galliani, al quale si opponevano solo Juve e Roma (guarda caso i due club più avanti imprenditorialmente, sportivamente e culturalmente in questo momento) perde pezzi, per questo la serie B comincia a fare la conta (lo stesso Bari di Paparesta ha enormi dubbi), per questo la Lega Pro che votava 60/60 per Tavecchio è data ora 40/60. Insomma, forse i dissidenti non voteranno per Albertini ma il commissario è sempre più dietro l’angolo.

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