Martedì 26 Marzo 2019 | 18:07

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Quel male oscuro che ammorba la Nazione

di Vittorio B. Stamerra

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La speranza non ha mai abbandonato i suoi sostenitori, ma da quando la Corte di Appello di Milano ha mandato assolto, con formula piena, il Cavaliere da ogni reato in merito alla vicenda Rudy, il dibattito sulla possibilità che Berlusconi torni nuovamente ad essere il primo protagonista principale della vita politica nazionale, è diventato più frequente. Certo lo alimenta lo stesso Cavaliere che da quando ha visto sfumare il rischio di doversi fare sette anni di galera, ha intensificato –sia pure nei limiti imposti dalla sua attuale condizione di detenuto assegnato ai servizi sociali- il suo impegno politico lanciando anche un appello per una ricomposizione del fronte moderato per ricostituire quello schieramento che risultava maggioritario nel Paese sino a solo tre, quattro anni addietro.
 

Ein tal senso, ammesso che ancora oggi in Italia sia possibile ricreare quel clima che vent’anni fa gli consentì di diventare il protagonista principale della vita politica, ha avviato una intensa serie di incontri per cercare di dare concretezza al suo appello. Che però sinora ha avuto un basso indice di interesse.

A cominciare dallo stesso Angelino Alfano. Si era addirittura già anticipato un incontro a Palazzo Grazioli, ma Alfano lo ha disertato: il suo Nuovo Centro Destra non è un gruppo di “figliol prodighi” in attesa del perdono per rientrare nella casa del padre, ma, come emerso dalle conclusioni dell’assemblea generale di sabato scorso, dalle logiche padronali di quella casa si è definitivamente rinfrancato e non intende più rientrarvi. Alfano, al di là dei risultati conseguiti alle ultime elezioni europee, ha l’ambizione di lavorare per riunire intorno al suo partito uno schieramento di moderati che sia alternativo alla sinistra. Tanto più convincente il suo ragionamento considerando che è sua la vera “golden share” del governo di Matteo Renzi. Perché dovrebbe rinunciarvi restituendo al Cavaliere quella centralità politica che in questi ultimi tre anni ha perduto? Cosa potrebbe mai offrirgli in cambio un partito, l’attuale Forza Italia, debole e dilaniato dalle divisioni tra gruppi e apparati che però mai e poi mai accetterebbero il ritorno da protagonista di chi un anno fa provocò la scissione? Tanto più che Matteo Renzi può agire come vuole, sottoscrivendo altri patti al Nazareno, oppure andando in streaming con Di Maio ed i pentastellati, ma il vero potere di interdizione sulla vita del suo governo è nelle mani del Ncd.

Se la risposta del fronte “istituzionale”, quello appunto dei moderati di Alfano, è stata tiepida, non è che nell’altra parte del fronte, quello della Lega e di Fratelli d’Italia si siano sparati fuochi d’artificio. Salvini è l’uomo del momento. Da più parti, dopo il grande successo alle europee, si era adombrata l’eventualità che l’altro Matteo importante in politica (il primo è Matteo Renzi) potesse prendersi in carico addirittura il partito di Forza Italia che, soprattutto al Nord, aveva visto crollare i suoi consensi nelle urne. Salvini, si disse, era portatore di tale freschezza che sicuramente avrebbe rinvigorito l’anchilosata liturgia forzaitaliota. In verità l’avrebbe sconvolta, portatore com’è, Matteo Salvini, di quella carica protestataria ed antisistema che è in netto contrasto con quel moderatismo di cui l’elettorato di Berlusconi è stato sempre fedele interprete. A parte le prese di distanza da questa ipotesi che montarono immediatamente nel partito e fuori, quanto era effimera quella ipotesi sta emergendo soprattutto in questi giorni con il dibattito in Parlamento sulla riforma del Senato, con la Lega ondivaga tra il possibilismo di Calderoli e le rivolte tra gli scranni insieme ai grillini e a Sel. Si può fare affidamento sulla Lega e sugli ex missini di Fratelli d’Italia, che traggono la linfa elettorale dalla loro carica protestataria, per costruire un blocco moderato, come quello di vent’anni fa, che possa vincere le elezioni. Mah.

E poi c’è Renzi. Il presidente del Consiglio ha tutto l’interesse a tenere alta la tensione sulle riforme, a prescindere dalla loro efficacia e, per certi aspetti, anche impellente necessità, ma ha altrettanto interesse a non darne a Berlusconi una parte importante del merito. Il patto del Nazareno va bene, ma solo se va nella direzione voluta dal capo del Pd. Altrimenti si sperimenta un altro forno, sia pure effimero, quello del M5S. E ove non bastasse, c’è il rispetto che è dovuto all’alleato principale di governo, il Ndc, che ha diritto a dire la sua anche sulle riforme. Ed ecco indebolito il ruolo e il peso di Berlusconi.

Vent’anni non sono passati invano. Tanta storia è passata sotto i ponti del nostro Paese. Berlusconi ha avuto tempo (tanto) e occasioni (numerose) a disposizione per trasformare l’Italia evitandole la mortificante condizione di questi ultimi anni. Nessun altro, nella storia repubblicana di questo Paese, aveva avuto le stesse possibilità e tanto tempo a disposizione. Non ci è riuscito, sarà la storia a dirci se per incapacità o ignavia. La sua campana era suonata inesorabilmente nel novembre 2011, quando venne sfrattato da Palazzo Chigi. Il resto, quello che è accaduto dopo, è il teatrino di quella politica che proprio Berlusconi denunciò. Quel male oscuro di cui questo Paese non intende guarire.

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