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Quando il gas diventa in Puglia una guerra di religione. E non solo perché è finito al centro della festa patronale di Scorrano, finanziata appunto dalla multinazionale che vuol far sbarcare il gasdotto in Salento. Ma perché a Scorrano sono volati addirittura schiaffoni. E perché se ne discute a prescindere come si fa con la fede, cioè non se ne discute e basta. Mentre lo stesso papa Francesco invita a non considerare gli altri il diavolo solo perché non sono della stessa parrocchia.

Ma si parla di gas e il pensiero va all’Ilva: visto cosa è successo a far finta di niente? Come se l’acciaio dovesse essere buono o cattivo a prescindere, e a Taranto non fossero stati invece contestati orrendi reati.
 

Ma non è così in tutte le altre parti del mondo in cui si produce. E intanto si ricorda che poco distante, a Brindisi, c’è una grande azienda italiana dell’energia che sponsorizza tutto, dallo sport, al teatro, alle sagre appunto senza che nessuno si ribelli. E allora?

Purtroppo però ciò che avviene a Taranto pesa, e finalmente, dopo tanto sonno generale. E pesa anche rinfocolando il “no” a qualsiasi opera pubblica, dalla strada, al parcheggio, alla centrale. Dimenticando che la modernità, cioè lo sviluppo, cioè il lavoro, significa anche acciaio se pulito. E che questo sviluppo non passa soltanto per il sole e il mare, ma anche per qualche cantiere. Perché non è detto che cantiere significhi necessariamente offesa alla natura o violazione di vocazioni economiche che non possono essere immutabili.

C’è anche, insomma, una economia cosiddetta sostenibile: quella che, come dicono i nativi americani, ricorda che abbiamo avuto la Terra solo in prestito e abbiamo il dovere di lasciarla intatta ai nostri figli. Più che gridare all’eresia e alla scomunica, questo dovrebbero fare tutti i comitati del “no”: valutare caso per caso, in modo che l’eventuale “no” non sia ideologico ma motivato. Cioè più fondato. E i territori dovrebbero farsi pagare le proprie ricchezze molto più a caro prezzo di quanto faccia il Sud. Anche perché il petrolio in Adriatico dimostra che se poi le trivellazioni sono accettate da una Croazia dalla vocazione non meno turistica, il Sud ne temerà il danno senza poter beneficiare dell’eventuale vantaggio.

Invece la sindrome dell’ambiente violentato è tale per cui oggi in Italia non si potrebbe più costruire neanche un’Autostrada del Sole. E la disfida delle luminarie a Scorrano fa sospettare chissà quali corruzioni in un Paese che effettivamente ne è ogni giorno sfregiato. Fatto è che anche chi vuole il gasdotto punta sulla stessa emotività di chi non lo vuole, a costo anche di cercare di tirare dalla sua parte una intoccabile come santa Domenica. Il marketing del sacro.

Ma in questo conflitto il Sud resta fermo, non sapendo bene cosa è meglio. Mandando al rogo chiunque osi obiettare. Ma è lo stesso Sud i cui sindaci con tanto di fascia tricolore, oltre che dire no in ossequio a non sempre chiari sentimenti popolari, dovrebbero rispondere al sentimento popolare che chiede anche altro. I cittadini chiedono, ad esempio, perché per difendere il turismo non si decidono ad abbattere tutte le case e ville abusive sulle coste che fanno della Puglia la regione più oltraggiata d’Italia. Chiedono dove sono e cosa fanno i sindaci quando i depuratori funzionando male non solo ammorbano l’aria ma inquinano mare e falde, laddove i depuratori esistono. Chiedono dove sono e cosa fanno i sindaci quando la Puglia, nonostante tante sue buone pratiche civili, è a scandalosi bassissimi livelli della raccolta differenziata dei rifiuti.

E ancòra. Ci si chiede come mai ci sono sindaci che si fanno asfaltare da eolico e fotovoltaico selvaggio, accontentandosi in cambio di elemosine buone comunque per vincere le elezioni. Ci si chiede perché non vigilano affinché ogni lavoro pubblico non sia eterno, tra varianti e aumento di costi. Ci si chiede dove sono e cosa fanno quando la malavita tenta di infiltrarsi nei Comuni e se sempre quei voti sono respinti al mittente. Il sentimento popolare chiede ai sindaci perché se sono inquisiti o condannati non si dimettono visto che la politica non è un mestiere per sempre ma un servizio. Gli stessi sindaci da difendere con ogni mezzo da minacce e intimidazioni (in Puglia da record) se fanno rispettare la legge.

Tutto insomma deve contribuire a svoltare al Sud, non solo l’antigas. Sud, è vero, devastato nei decenni da chi ha tentato di farne la pattumiera d’Italia (e ora non vuole pagarne il prezzo). Ma Sud che deve saper dire “sì” o “no” con giudizio più che con pregiudizio. Non scandalizzandosi solo quando una festa patronale puzzerebbe di gas e non quando una Madonna viene portata a fare l’inchino alla casa del boss.

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