Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:12

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di Fabrizio Nitti
Il Bari non chiede favoritismi ma solo equità e imparzialità
di FABRIZIO NITTI

Due premesse: nessuno chiede regali ed evitiamo di parlare di rispetto, perché altrimenti si devierebbe nel discorso malafede. Regali e rispetto significherebbero dare per scontato un trattamento «speciale» e, dunque, non in linea con i principi di sportività. Diciamo anche un’altra cosa e cioè che il pari del primo round di semifinale, alla fine può anche starci perché se commetti un’ingenuità colossale al 90’ e becchi gol, la colpa è solo tua. Bravo, dunque, il Latina a farne tesoro e a portare a casa un pareggio che consentirà di giocare anche per il pari. Allineati e coperti, un terreno nel quale i pontini si trovano a proprio agio. Il Bari dovrà solo vincere per continuare ad alimentare il sogno della serie A, faticosamente costruito da «Alberti&Zavettieri», e ovviamente dai loro uomini, negli ultimi tre mesi di campionato.
Una rimonta incredibile, bella e entusiasmante. Meno bravo, però, è stato l’arbitro Ostinelli di Como, una designazione già non felice se, come dicono, il suo è stato un campionato contrassegnato da piccoli infortuni e da grandi polemiche. Ciò che chiede il Bari è uniformità di giudizio, arbitraggi sereni. Che si fischi il giusto, insomma.

Che si fischi tutto quanto non è conforme al regolamento. Tre/quattro episodi clamorosi hanno condizionato in maniera evidente il pareggio di domenica scorsa, iniettando nei sessantamila tifosi biancorossi ampie dosi di amarezza e pure qualche piccolo sospetto. Il gol del vantaggio ospite è una topica colossale, la spinta su Guarna clamorosa e vista da tutti. Ma non dall’arbitro e neppure dal suo collaboratore di porta. La mancata espulsione di Cottafava per fallaccio su Sabelli un altro incredibile abbaglio, a parti invertite il giovane calciatore barese sarebbe finito sotto la doccia, statene certi; il calcio di rigore negato per fallo di mano di Brosco su cross di Defendi un altro errore da codice rosso. Il tutto, a rifinire un arbitraggio poco sereno e spesso improntato al protagonismo. Forse, arbitrare il Bari, in uno stadio tanto gremito, scatena reazioni improntate al «fenomenalismo», della serie io contro tutti? Pare che lo stesso Morganti, componente della commissione Can B avvistato domenica scorsa a Bari dalle parti della tribuna stampa, sia rimasto spiazzato dalle decisioni assunte da Ostinelli e dai suoi collaboratori.

Se la presidentessa del Latina grida vergogna (e viene poi espulsa), cosa dovremmo gridare noi baresi? Non vorremmo che il Bari fallito e ora risorto sia diventata la classica mina vagante da neutralizzare, oppure che l’ex arbitro internazionale Gianluca Paparesta, oggi numero uno del club biancorosso, non sia troppo simpatico a qualcuno. No, a queste cose non vogliamo credere. Raramente abbiamo messo nel mirino gli arbitri perché il direttore di gara fa parte del gioco. Ma una semifinale playoff rovinata in questo modo è complicata da mandare giù. Candussio, ad esempio, è stato semplicemente perfetto a Crotone, non certo perché il Bari ha stravinto in un ambiente caldissimo. Obiettivo e imparziale. Basta rivedere le immagini tv. Latina-Bari, domani sera, è la partita senza ritorno, quella che sancirà la finalista, quella che consegnerà il lasciapassare per la sfida contro Cesena o Modena. Se il Bari ce la farà o dovrà salutare, è bene che lo faccia per meriti e demeriti suoi. Perché, magari, fallirà un gol a porta vuota, o perché sarà in grado di segnare un gol in più dell’avversario. Non vogliamo regali, non vogliamo decisioni a senso unico, tutto quello che il Bari ha realizzato finora è frutto solo di lavoro. Vogliamo semplicemente un arbitro che sappia applicare il regolamento.

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