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Voglio andare a studiare fuori

di Lino Patruno
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Mamma, voglio andare a studiare fuori. E vai, a’ mamma, e che ti devo dire? E’ un dialogo sempre più frequente, specie dalle parti del Sud. Tutti vogliono andare fuori. E se prima ad andare fuori si era costretti per trovare un lavoro e non per studiare, ora le partenze diventano più precoci, via già a 19 anni. Ma da un po’ di tempo avviene anche al Nord, tutti vogliono andare a studiare all’estero. La storia d’Italia e degli italiani sta cambiando sotto i nostri occhi.

ORMAI UN RITORNELLO - Qualche anno fa è stato fatto un sondaggio fra i ragazzi delle terze medie delle province di Bari e Bat. Gli si è chiesto come vedono il loro domani più prossimo. Oltre la metà ha risposto di voler lasciare il Sud. A 13 anni, con tutta una vita e tutti i sogni davanti, il liceo, l’università, i master. A 13 anni, quando non c’è quella urgenza che ti prende dopo, allorché ogni scelta è già una ipoteca sul proprio futuro. Allora qualche veleno è nell’aria, un inquinamento ambientale per il quale non puoi fare altro che andartene quando ancòra non capisci perché. Plasmati da ciò che si sente in famiglia, o da quelli più grandi. Andare. Fu un intellettuale francese ad affermare che i ragazzi devono avere piedi leggeri, piedi che li portino per tutte le contrade del mondo. A conoscere, a imparare le lingue, a incontrare altre culture e altri stili. Ma poi è stato un intellettuale molto pugliese come Marcello Veneziani (uno con i piedi leggerissimi) ad aggiungere che non sarebbe male che i ragazzi avessero anche ali tornanti, come calcisticamente un tempo si definivano quegli attaccanti di fascia che si facevano il campo avanti e indietro. Insomma: arricchirsi ovunque per tornare ad arricchire casa propria.

Ora, sappiamo tutti il tempo che viviamo. Tempo con opportunità e mezzi a disposizione dei ragazzi senza pari in nessuna altra epoca tranne che per il bene principale: il lavoro. E sappiamo come almeno ad Ovest nessuno ne sia indenne. Tempo liquido di mobilità e precarietà. Così si inforca un trolley in fuga da possibili infelicità. Spesso senza che alcuna infelicità faccia davvero capolino. Soprattutto si fa presto a dire deserto, come una drastica profezia vede il nostro Sud neanche troppo venturo. Certo la spia è molto più reale che profetica. Il Sud non fa più figli, come sempre quando la paura prevale sulla fiducia. Anzi i morti superano i vivi. Ma il Sud è tutt’altro che la landa desolata che un marziano appena sbarcato e sommariamente informato potrebbe immaginare. Le università ci sono, ancorché danneggiate da uno Stato che le finanzia meno di quelle del Nord perché più povere, come se fosse una colpa. E c’è tutto quanto un Paese civile prevede, sia pure con mille problemi. E poi i figli non li fanno più neanche al Nord.

MA DAVVERO E’ NECESSARIO? - Il più delle volte chi dice mamma voglio andare a studiare fuori pensa a una formazione migliore e in un contesto in cui sarà più facile lavorare dopo. Ma pensare a una formazione migliore significa impegnarsi per una eccellenza personale che nella maggior parte dei casi non c’è prima e non ci sarà dopo. Non vanno via solo i maturati con 100. E non tutti prenderanno dopo lauree a 110 e lode. Fino al punto di tradurre lo studiare fuori in un sacrificio economico per famiglie che non sempre possono, anzi in genere no. Con un investimento sui ragazzi molto più alto del profitto dei ragazzi. Allora perché andare a studiare fuori? Né restare è tutto quel soffocamento della libertà personale oggi più raro di un diamante rosso. I figli fanno ciò che vogliono. E non è detto che chi, per milioni di ragioni, non prepara il trolley sarà poi tanto peggio di chi un giorno l’ha fatto rullare sulle piste dell’addio. Allora la fuga rischia di camuffare la fuga da una voglia di provarci e impegnarsi. Fuga fatta passare come ineluttabile per colpa altrui, senza che per merito proprio ci sia sempre il risultato atteso. Tanto per capire, la mediocrità è mediocrità anche se vai in paradiso. Così partire rischia di essere una moda, un così fan tutti. Una diserzione. Nessuno va a ficcare il naso nelle vite degli altri. E tutti i figli continuino a dire, se ritengono, mamma voglio andare a studiare fuori. Le mamme risponderanno, e vai, e che ti devo dire? E la giostra continuerà. Soprattutto da parte di chi dice che ci resto a fare qui senza troppo capire perché va là. Se partire è un po’ morire, spesso è anche un po’ blef fare.

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