Mercoledì 27 Marzo 2019 | 00:17

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L’economia «squillo» un’illusione per il bilancio

di Gianfranco Summo

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Più che una notizia sembra uno scherzo: nella stima del pil di un Paese, vale a dire la ricchezza prodotta in un anno dall’insieme di cittadini e imprese, devono essere calcolati anche i proventi derivanti da spaccio di droga, prostituzione e contrabbando. L’ordine arriva da Eurostat, l’istituto europeo di rilevazioni statistiche con il quale si raffrontano gli istituti statistici nazionali e quindi anche il nostro Istat. Dunque è tutt’altro che uno scherzo.

Dopo le prime ore di euforia ed entusiasmo tutto italico, ci hanno pensato i tecnici della materia (l’economia, non il traffico di droga) a raffreddare le aspettative. Visto l’alto tasso di economia criminale di cui «gode» il nostro Paese - era il ragionamento nato con la notizia - abbiamo risolto i problemi di bilancio.

Altro che vincoli di Maastricht. Qualche equilibrista dei conti si è perfino spinto a dire che ricalcolando i parametri grazie a ‘ndrangheta, camorra e mafia il bonus Irpef di Renzi potrebbe lievitare da 80 a 1.600 euro al mese. Insomma il nostro asfittico pil, «gonfiato» con quello delle nostre multinazionali del crimine, ci avrebbe fatto volare più della Cina e superare la Germania.

Invece non possiamo sognare neanche così. La Commissione Ue ha già condotto uno studio preliminare: l’incremento sul calcolo del pil sarebbe tra il 2 e il 3% per l’intera Unione, al massimo tra l’1 e il 2% per l’Italia. Insomma, in termini proporzionali non cambierebbe nulla. Resteremmo sempre indietro. Secondo la Commissione Antimafia il traffico di droga genera in Italia un volume di affari di circa 25 miliardi di euro. Per avere un termine di paragone, il comparto legale più importante, quello della moda (tessile-abbigliamento) ne vale 45, su un totale del pil che è di poco inferiore ai 1.400 miliardi di euro (dato 2013).

Dunque i numeri non sarebbero poi così esorbitanti, anche se ovviamente parliamo di miliardi. Nei calcoli del pil rientra già la cosiddetta economia sommersa che vale tra i 250 e i 300 miliardi. Più arduo quantificare il giro d’affari del crimine ma qui gli statistici si sono limitati ad «autorizzare» solo droga, prostituzione e contrabbamndo perché in termini strettamente macroeconomici sono «attività» che prevedono il pagamento come corrispettivo di un servizio o di un bene, pur se illegale.

Non è l’unica novità. Eurostat ha cambiato anche la catalogazione delle spese per armamenti e ricerca scientifica, che entreranno nel conteggio come investimenti e non più come costi. Anche questo inciderà sul valore finale del famigerato pil e, dunque - non dimentichiamolo - anche su deficit e debito pubblico, cioé i numeri in base ai quali l’Italia viene giudicata dall’Europa e «costretta» a fare manovre correttive, riforme. I famosi «compiti a casa» con la quale la signora Merkel ha rimandato a Roma i vari presidenti del Consiglio italiani che ha visto sfilare ai vertici euromondiali.

Tra gli effetti collaterali di questa novità, c’è il rinfocolarsi in Italia delle polemiche su droghe e soprattutto prostituzione. Se perfino Eurostat le conteggia tra le attività economiche - ragionano gli antiproibizionisti - perché non legalizzarle e ricavarne anche un vantaggio fiscale per le casse pubbliche? Tutto a beneficio, anche in questo caso, dei famosi parametri in base ai quali veniamo sculacciati dalla Cancelliera tedesca e dagli altri maestrini del Nord Europa. La miccia è bruciata rapidamente e dopo qualche ora dalla notizia diffusa da Eurostat sono piovuti i commenti entusiasti di Rita Bernardini, segretario dei Radicali e della senatrice del Pd, Maria Spilabotte con tesi favorevoli all’«emersione» della prostituzione (tesi naturalmente destinate a spaccare trasversalmente i partiti, quasi ce ne fosse ulteriore bisogno). Istantanei gli interventi increduli e indignati degli ex ministri di centrodestra Giovanardi e Alemanno.

A tutto questo sono indifferenti statistici ed economisti, a conferma del fatto che il danaro non conosce morale e i numeri non tengono conto che di se stessi. Enrico Giovannini, ex presidente Istat ed ex ministro dell’Economia del governo Letta, ricorda che da decenni l’economia criminale è considerata «voce» del pil. Solo che non si riusciva a trovare l’accordo su come valutare questi numeri. Allora viene da chiedersi: come mai proprio ora è saltata fuori l’intesa? Indubbiamente guadagnare due-tre punti di pil a tavolino non sarà ortodosso ma torna utile, soprattutto quando gli Usa sono usciti in modo prodigioso dalla crisi, a botte di +3% di pil annuo anche da quando hanno introdotto novità nei sistemi di calcolo della ricchezza. E che, noi europei, siamo più fessi? Allora mai come in questo caso viene voglia di rispolverare il disincantato scetticismo di Benjamin Disraeli, primo ministro inglese di fine Ottocento: «Esistono tre specie di bugie: le bugie, le sfacciate bugie e le statistiche».

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