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di ENRICA SIMONETTI
E' proprio vero che ormai gli unici luoghi in cui non si parla di politica sono le sedi politiche. Prendiamo il caso del Ministero dell’Ambiente francese, al centro di Parigi: qui la neo ministra Ségolène Royal, ex compagna di Hollande - una delle tante sue ex, per intenderci - ha aperto un caso che di politico ha poco ma che ovviamente è finito al centro del dibattito internazionale.

La bella Ségolène ha creato un decalogo di buona condotta per i suoi collaboratori e, in particolare alle collaboratrici avrebbe vietato abiti scollati.

Niente vesta scullata come cantava Roberto Murolo con Reginella. No, la Reginella francese non la vuole. E non solo: se vogliamo credere a quanto ha pubblicato il giornale «Le Point», la ministra avrebbe imposto una rigida etichetta nel dicastero di cui è titolare. E quindi, oltre agli abiti decorosi, ci sarebbero: il divieto ai dipendenti del ministero di fumare in cortile in sua presenza; l’obbligo di annunciare l’arrivo della ministra (della serie «Ecco a voi Ségolène!»); l’obbligo di alzarsi in piedi al suo arrivo; il «consiglio» di non fare rumore mentre lei sta pranzando nel salone (mangia con le orecchie?) e infine l’instaurazione del «co-working» e cioè l’essere in due in ogni ufficio (ma le donne sempre senza scollature, mi raccomando).

Una simpatica serie di comandamenti. Che l’interessata ha subito smentito sul suo account Twitter ufficiale (e non c’è un divieto di twittare di tutto?). «Io - ha scritto - ho dato una sola istruzione, ovvero “il più grande rigore nell’utilizzo dei fondi pubblici”». Una risposta che a noi italiani sembra incomprensibile, forse ancor più del divieto di mostrare il seno al vento nei corridoi ministeriali.

La smentita, che tanto non sarà vera, ci conforta. Noi che abbiamo il premier Renzi in jeans scoloriti e la ministra Boschi in tailleur attillatissimo; noi che abbiamo avuto il premier Berlusconi in bandana e i fuorionda scurrili delle sue ministre (compreso l’ultimo della Gelmini!). Che sarà per noi una vesta scullata?

L’abito è il corpo? O piuttosto il corpo e la mente sono il nostro abito? Diceva Ida Magli che spesso le donne indossano il ruolo che la società ha dato loro e la sua affermazione fa pensare a come il look dei nostri tempi (moderni, modernissimi!) insista invece sull’ipersexy ad ogni età. Il postfemminismo è fatto di ciglia finte, tette e culi tirati su.

Ma i francesi no. Per Ségolène c’è una norma per tutto. Proprio da loro, dove le tresche dell’Eliseo e la burrascosa vita privata del presidente più «romantico» del mondo fanno spettegolare la stampa scandalistica dell’universo. Anche ora che Hollande avrebbe lasciato - pare, peut-être - la bella attrice dello scandalo Julie per tornare all’ex compagna Valérie Trierweiler.

Ora che si apprende, secondo alcuni, che neanche questo rapporto era mai stato troncato (ma quanto tempo libero ha il presidente della Francia?). Insomma, Hollande e il ménage à trois , Ségolène e la morale degli abitini da educanda. Resta sempre valido il sogno di un mondo in cui non siano necessari divieti, in cui ognuno sappia ciò che è consono e ciò che non va. E per finire, che torni la politica, quella che da noi sembra avverare la terribile e verissima profezia di Totò: «A proposito di politica, quando si mangia?».

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