Martedì 26 Marzo 2019 | 11:29

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Un curioso accavallarsi di eventi riporta al centro dell’attenzione i cosiddetti «temi etici». Ieri la morte di una donna a Torino dopo la somministrazione della pillola Ru486, nota come pillola abortiva; l’altro giorno la sentenza della Corte costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa, fatta cioè attraverso un soggetto estraneo alla coppia; sempre l’altro giorno, il Tribunale di Grosseto - che ha riconosciuto la validità del matrimonio contratto negli Usa da due persone dello stesso sesso - ha ordinato al Comune di trascrivere l’atto, mentre la Procura annuncia che impugnerà la decisione.

Su queste e altre materie affini, come per esempio il fine-vita, si sono combattute in Italia lunghe e feroci battaglie. È stato quasi uno scontro di civiltà, segnando anche il successo - o il flop - dei partiti che avevano sposato l’una o l’altra tesi. Ma la crisi economica ha fatto piazza pulita e i temi etici sono scomparsi dall’agenda almeno degli ultimi tre governi (Monti, Letta e Renzi). Questo non significa però che siano scomparsi dalla vita reale della gente. Ma per fortuna, forse a causa del rapido mutare dei costumi o del calo del tasso di ideologia, hanno perso in larga misura quei toni da guerra santa che non servivano a nessuno.

Oggi, vuoi per una più matura coscienza sociale vuoi per una maggiore disponibilità dei soggetti in causa, a cominciare dalla Chiesa, sembra possano esserci le condizioni per un dialogo più sereno, mettendo da parte gli scontri, in passato fomentati anche da quei partiti a caccia del consenso di «progressisti» e «conservatori». C’è anche un dato sostanziale che non può essere ignorato e cioè un aumento esponenziale di casi concreti - per esempio la convivenza di due persone dello stesso sesso - che dovrebbe indurre i nostri politici a tornare ad affrontare i temi etici, ma smettendo le insegne delle vecchie «crociate».

Per altro, con la decisione assunta l’altro giorno dalla Corte costituzionale, la legge 40 sulla fecondazione assistita è stata ormai così stravolta rispetto all’impianto iniziale che la sua applicazione è ora un rompicapo per tutti: pazienti, medici, avvocati e magistrati. Il «Corriere della sera» riportava giovedì che, nell’arco di dieci anni, ci sono state ben 32 sentenze sulla legge 40. Un accanimento giudiziario che la politica non dovrebbe tollerare e per fermare il quale dovrebbe mettere mano non solo alla rivisitazione di quella legge, ma a tutto un pacchetto di riforme che riesca a dare risposte chiare e al passo con le mutate condizioni culturali, tecnologiche e scientifiche. Se non altro per arginare una forte discriminazione sul piano economico. L’architetto e il giornalista, che sono andati a sposarsi a New York e che poi hanno avviato la procedura giudiziaria per ottenere la trascrizione del matrimonio nel registro di stato civile del Comune di Grosseto, avevano le necessarie disponibilità economiche. Se fossero stati il muratore e il bidello del quartiere San Paolo di Bari non avrebbero potuto farlo. Allo stesso modo, possono permettersi la fecondazione eterologa all’estero quelle coppie che dispongono dei soldi necessari. Ciò non significa, ovviamente, che in Italia debba essere consentita la sommatoria di tutto ciò che è permesso all’estero.

Il vero problema oggi sembra essere il timore della classe politica di tornare a porre questioni ritenute fortemente laceranti per la tenuta dei partiti, già per altre ragioni in gravi deficit di consenso. Si dimentica che potrebbe essere ancora più devastante continuare a far finta di niente, come se questi problemi, che toccano la carne viva delle persone, non esistessero. Immaginare che candidando donne a destra e a manca o affidando loro posti di governo permetta di sorvolare sulle questioni legate all’identità di genere è un po’ ingenuo. Si risolveranno forse problemi legati alla rappresentanza politica delle donne, ma non certo tutte le altre questioni legate all’identità sessuale come, per esempio, il matrimonio, la convivenza, le adozioni e tutto il grappolo di questioni oggi affidate al faidate.

Anche nella Chiesa cattolica, considerata solitamente come avversaria dei cambiamenti in tema di morale sessuale e della famiglia, oggi si registra un mutamento di posizioni. Primo, perché queste questioni ormai pesano in maniera assai evidente sul rapporto praticanti - battezzati; secondo, perché i vari «no» pronunciati nel corso degli ultimi 50 anni non sono riusciti a fronteggiare il calo etico della società nel suo insieme; terzo, perché con l’avvento di papa Francesco, il catalogo dei temi etici mostra un differente ordine di priorità.

Tocca dunque ai politici riappropriarsi di un ruolo decisivo e vitale per migliaia di persone. Visto quel che è successo negli ultimi 5 anni, è lecito sospettare che non abbiano le capacità necessarie per governare il cambiamento etico e culturale della nostra società. Potrebbe accadere, come già in passato, e come testimoniano i fatti di questi giorni, che ancora una volta sia la magistratura a decidere del destino di uomini e donne alla ricerca di un figlio o di un compagno con cui condividere l’esistenza.

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