Martedì 19 Marzo 2019 | 16:27

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di Michele Cozzi
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A 36 anni di distanza, sulla tragica morte di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta non è stata fatta completamente luce. La notizia di ieri, e cioè che lo statista pugliese sarebbe stato «tradito» da agenti dei servizi segreti che avrebbero «protetto» l’azione militare dei brigatisti, se fosse vera aprirebbe il «vaso di Pandora» di quello che rimane l’eterno mistero della Repubblica.

Sulla stagione del terrorismo, che raggiunse l’acme con la morte di Moro, simbolo di un Paese che aveva forse intrapreso una strada nuova (il dialogo con il Pci) e che poteva non piacere ai nemici interni ed esterni della fragile democrazia del Paese, si è scritto e detto tanto. Ma forse la verità non è mai venuta completamente a galla.

Icommenti di ieri, compreso quello del senatore Giovanni Pellegrino, che ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta, non sembrano dare molto credito alla notizia. A maggior ragione, quindi, ha fondamento la nuova iniziativa parlamentare, portata avanti, con altri, dal pugliese Gero Grassi, per una nuova commissione d’indagine sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. Si dirà: ma come, dal 1978 si sono svolti cinque processi, nel 1979 la prima commissione d’inchiesta, quattro commissioni sul terrorismo, la commissione P2, e a quasi quarant’anni di distanza, quando molti dei protagonisti non ci sono più, cosa può emergere di nuovo? Ma la ricerca della verità storica e, in questo caso, politica, è parte fondante del patto di democrazia e di convivenza civile. E la tragica fine di Moro resta ancora una ferita nel «corpo» del Paese. Che attende le risposte ai tanti buchi neri di un mistero su cui, forse, non tutti hanno voluto fare veramente luce.

Gli interrogativi sono tanti: dove è stato tenuto prigioniero Moro? Le perizie della magistratura hanno accertato che le prigioni del popolo furono almeno due. E poi: chi scrisse i documenti delle Brigate rosse? Chi era il «Grande Vecchio» del terrore? Qual è la verità sulla seduta spiritica di via Gradoli? È vero che un prete si recò nella prigione e portò la comunione a Moro? E poi la domanda delle domande: il ruolo della Cia, del Kgb, dell’Ira, del Mossad, della banda Baader Meinhof, dei servizi segreti bulgari e cecoslovacchi?

Tanti interrogativi di un mistero senza fine.


 

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