Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:27

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Che le parole possano uccidere, lo sappiamo tutti anche se siamo soliti dimenticarcene. Hegel le considerava pericolose come spade ma sui rischi che il loro abuso comporta, ha rammentato ieri il Papa durante l’Angelus, si era già espresso Gesù nel discorso della Montagna. «Gesù ci ricorda - ha detto Francesco - che anche le parole possono uccidere». «P ertanto, non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo - ha aggiunto Francesco - ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia».

Il Papa poi, parlando come spesso fa a braccio, colloquiando con la piazza gremita ha detto ancora: «Vi dico la verità, sono convinto che se facciamo il progetto di evitare le chiacchiere, diventiamo santi». Credenti o no, l’appello del Pontefice giunge in un momento in cui l’uso dissennato della parola è forse al suo apice, grazie anche all’opportunità fornita dal web di far esplodere i messaggi in presa diretta in tutto il pianeta. Un lancio su internet in pochi minuti diventa patrimonio di tutti, senza mediazione alcuna, e ciò porta al moltiplicarsi dell’effetto, della violenza e della falsità che possono essere insite nelle affermazioni. Sono sempre più frequenti i casi, anche recentissimi, di adolescenti che giungono a scelte estreme dopo la «lapidazione» ricevuta in rete.

Ma la forza della calunnia è antica come il canto del «Barbiere di Siviglia» rossiniano. «La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurar» e «il meschino calunniato, avvilito calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar». Di calunnie sono fatte tante carriere, costruite e distrutte. Il Papa non fa riferimenti al mondo della politica, ma è difficile non pensarci alla luce del bassissimo livello dello scontro fra i contendenti.
«La lingua di serpente» ricordata da Francesco in Piazza San Pietro è in servizio permanente effettivo e non conosce stanchezza. Difficile esserne esenti, almeno saltuariamente in tanti la la esercitiamo, magari per superficialità, o perché travolti dall’ira o dal rancore, o perché è il sistema più semplice e rapido per colpire qualcuno. Salvo poi dolerci quando ne diventiamo vittima.

Il Papa facendo ancora riferimento al Discorso della Montagna ricorda «che per ottenere comportamenti buoni e onesti non bastano le norme giuridiche». «Gesù - commenta Francesco non dà importanza semplicemente all’osservanza disciplinare e alla condotta esteriore. Egli va alla radice della legge, puntando soprattutto sull’intenzione e quindi sul cuore dell’uomo». Grande auspicio di cui, in verità, non v’è molta traccia nel mondo che tutti noi ci troviamo a frequentare. Ma la fascinazione della calunnia è tale da non conoscere crisi. Alberga anche all’interno della Chiesa e dimora nelle stesse Mura vaticane come ha soprattutto dimostrato l’ultimo tormentato periodo del papato di Ratzinger e, non è da escludere, che abbia avuto un peso sulla sua decisione di passare la mano. «Evitiamo le chiacchiere velenose» è l’esortazione del Papa, rivolta a tutti, nessuno escluso, ma sul fatto che sia raccolta, permetteteci di dubitare.

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