Martedì 26 Marzo 2019 | 02:56

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di Tonio Tondo
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«Portiamo l’affidabilità nordeuropea». E’ stata l’unica manifestazione, subito rientrata, di orgoglio aziendale di Giampaolo Russo, amministratore delegato del consorzio Tap (Trans adriatic pipeline) che costruirà gli 870 chilometri del gasdotto dal Mar Caspio a San Foca nel Salento, con una spesa di 40 miliardi. Nell’incontro «numero 210», nel salone della Confindustria pugliese a Bari, i manager della società (oltre a Russo, Ernesto Somma, responsabile delle relazioni istituzionali) e il progettista, Salvatore Volpe, hanno presentato in modo sobrio le cifre dell’investimento, le sue finalità e gli effetti positivi per la Puglia. Malgrado le opposizioni, alcune fuori dalle righe, nel territorio di Melendugno e gli ondeggiamenti della regione, l’ultimo il parere negativo del comitato Via «allo stato delle conoscenze», i rappresentanti di Tap stanno mantenendo un profilo costruttivo e aperto.

«Ogni dettaglio del progetto deve essere chiaro – ha detto Russo -, ogni informazione deve circolare liberamente». Il consorzio Tap ha assunto il suo assetto definitivo. Dopo la decisione della società Shah Deniz, proprietaria dei giacimenti di gas del Mar Caspio, a favore del progetto «Corridoio meridionale» con approdo a San Foca, altre quattro società, di primo piano e tutte nordeuropee, hanno deciso di entrare nell’investimento e di aggiungersi alle tre fondatrici. Sono nomi conosciuti nella cronaca economica, in particolare nel settore dell’energia: la multinazionale Bp, la Socar, compagnia di stato dell’Azerbaijan (il Paese produttore) e la norvegese Statoil con il 20 per cento ciascuna, la belga Fluxys con il 16, la francese Total con il 10, la tedesca E.On con il nove e Axpo con il cinque per cento. Una presenza massiccia che ha rafforzato l’iniziativa.

La Puglia si trova così sotto i riflettori internazionali per un progetto dichiarato di «interesse comune» dall’Unione europea, di carattere «strategico » dal governo e dal parlamento italiano, e con un valore geopolitico in relazione alla differenziazione delle fonti di approvvigionamento. L’energia è una leva politica formidabile. È sufficiente dare uno sguardo a quanto sta avvenendo in Ucraina con il desiderio di Putin di tenere quel Paese legato a Mosca, proprio utilizzando le forniture di gas, malgrado la fortissima attrazione europea. Aprire la strada dei giacimenti del Caspio è interesse anche dell’Italia. Il dibattito alla Confindustria ha rivelato una frattura di metodo di grande interesse. Il presidente degli imprenditori pugliesi, Domenico Favuzzi, aveva invitato al confronto un economista (Stefano da Empoli, amministratore dell’istituto per la competitività), Federico Pirro, storico dell’industria e profondo conoscitore dell’economia pugliese, e Ferdinando Boero, uno scienziato della biologia marina. Boero conosce gli standard europei e pur apprezzando il progetto Tap ha sottolineato l’assenza dell’ecologia come matrice, insieme all’economia e alla tecnica, di progettazione corretta. «Anche l’ambiente – ha detto Boero –deve entrare nella valutazione del rapporto costi-benefici».

Lo scienziato, che coordina un progetto europeo sulla salute del mare, ha auspicato un confronto serio e pulito sul gasdotto, evitando le posizioni pregiudiziali a volte motivate da microinteressi locali. Quattro anni per costruire l’opera (2015-2018), 50 di esercizio (2019-2069), benefici diretti per 80 milioni l’anno e 150 posti di lavoro nella fase di costruzione; benefici totali per 290 milioni e 2170 occupati sempre nei quattro anni di cantiere; 380 milioni e 220 posti di lavoro, dei quali 129 a Lecce, come impatto totale: sono alcuni dei numeri forniti da Russo e Somma. Favuzzi ha auspicato una forte partecipazione delle aziende pugliesi, dalla prequalificazione alla realizzazione e alle forniture per un’opera tra le più importanti a livello internazionale. Le imprese selezionate potranno utilizzare le migliori tecnologie e acquisire pratiche ambientali rispettose della natura e innovative. Competenze queste sempre più ricercate nel mercato delle infrastrutture.

OCCASIONE - Alessandro Laterza, vice presidente di Confindustria con la delega del Mezzogiorno, è convinto che la Puglia ha u n’occasione importante per dimostrare serietà a livello internazionale e metodi appropriati e moderni nell’affrontare i problemi. «Nascondersi dietro le procedure - è stata la conclusione di Laterza - non è corretto ed è sterile. Non possiamo sollevare difficoltà di ogni genere di fronte a opere con questi standard di sicurezza e con un impatto ambientale gestibile in modo equilibrato ». Il tunnel sotto la prateria di Posidonia, il controllo delle emissioni entro limiti tollerabili nel terminale di ricezione, il rispetto della campagna sono stati oggetto di ulteriori approfondimenti. Non si è discusso di compensazioni finanziarie, ed è stato un bene. In altre occasioni, in Puglia, si sono esaltate le compensazioni, cioè lo scambio tra danni ambientali e soldi e opere. Un brutto metodo che spesso ha nascosto anche il malaffare. Tap vuole muoversi in modo trasparente e istituzionale. Se anche questa è l’affidabilità nordeuropea, ai pugliesi non dovrebbe dispiacere.

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