Martedì 26 Marzo 2019 | 01:44

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di Antonio Biasi
La sai l’ultima? Caramelle razziste

di ANTONIO BIASI
Adesso siamo persino arrivati alle caramelle accusate di razzismo. Accade in Svezia e Danimarca in seguito alle proteste di una parte dei consumatori.

Adesso siamo persino arrivati alle caramelle accusate di razzismo. Accade in Svezia e Danimarca dove alcune caramelle di liquirizia dell’azienda tedesca «Haribo» non saranno più vendute per decisione della stessa casa produttrice pressata dalle proteste di una parte dei consumatori.

Le caramelle considerate politicamente «scorrette» ritraggono maschere tribali africane, asiatiche e dell’America del Sud che, nell’intenzione iniziale dell’azienda, avrebbero dovuto semplicemente rappresentare i paesi toccati da una nave durante i suoi viaggi. Ma secondo alcuni consumatori ciò sarebbe indice di razzismo e, siccome «il cliente ha sempre ragione», l’azienda ha deciso di «ascoltare la voce dei consumatori».

Civilissima Scandinavia si potrebbe commentare. Ma come sempre, quando scatta l’integralismo ad ogni costo, l’impressione è che la vicenda perda di vista il buon senso. Abbiamo osservato le caramelle a lungo e con attenzione. Le abbiamo fissate davvero insistentemente, non ci hanno evocato nessun sentimento neppure lontanamente razziale. Tutt’altro, ci han fatto solo venire una gran voglia di mangiarle e a manciate. Ci ha fermato solo l’ipertensione, poco alleata delle overdose di liquirizia. Ma la reazione di alcuni cittadini scandinavi è stata evidentemente molto diversa. Rispettandola, viene alla mente l’antica riflessione che «l’inferno è nella mente del diavolo». Non a caso nei Paesi scandinavi si stanno sempre più sviluppando gruppi di estrema destra particolarmente agguerriti. Saranno state le caramelle a scatenarli?

In ogni cosa l’equilibrio non dovrebbe mai mancare. Altrimenti si rischia di fare il gioco di chi si vorrebbe contrastare e che ha così l’opportunità di ridicolizzare scelte poco dotate di logica, cosa che, in verità, è avvenuta già diverse volte, soprattutto in Svezia, dove nel mirino sono via via finiti manichini dalla pelle scura, fumetti e chi più ne ha più ne metta.

Del resto, il politicamente corretto ad ogni costo, da qualche anno a questa parte ha invaso anche l’Italia. Come spesso accade, dalle altre nazioni importiamo solo gli aspetti meno riusciti, quasi mai le «buone pratiche», tanto per usare una definizione molto cara ai profeti del politicamente corretto. E anche da noi l’unico risultato che si è ottenuto è stato alimentare la protesta di chi si voleva colpire.

A chi toccherà ora? Dopo le caramelle, chi finirà sulla graticola del buonismo di risulta. Nel dubbio, abbiamo deciso di mangiare un po’, un po’ tante caramelle alla liquizia, alla faccia degli scandinavi e dell’ipertensione. E che il dio degli stolti ci protegga.

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