Sabato 23 Marzo 2019 | 17:54

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Il nonsipuotismo trappola anche per il segretario fiorentino

di GIUSEPPE DE TOMASO
Fatta eccezione per le tasse, che possono aumentare anche il giorno di Natale, lo sport più praticato dalla classe politica italiana è il nonsipuotismo. La risposta a ogni idea, a ogni progetto, è la solita: non si può. Lo diceva secoli fa, a proposito del Sud Italia, il sacerdote ed economista campano Antonio Genovesi (1713-1769). Lo ripeterebbe oggi, il geniale Genovesi, se avesse l'opportunità di trascorrere in Italia mezza settimana di permesso premio dall'Aldilà.

In Italia è sempre vietato fare qualcosa: vietato eliminare le Province; vietato ridurre le Regioni; vietato accorpare i Comuni; vietato sfoltire municipalizzate, società partecipate ed enti succhiasoldi; vietato dimezzare il numero dei parlamentari; vietato vendere patrimoni pubblici costosi e clientelari; vietato potare la spesa pubblica; vietato snellire il mercato del lavoro; vietato costruire un gasdotto. Si potrebbe continuare all'infinito: l'egemonia degli andazzieri non conosce limiti e pudori. Tanto da avere contagiato persino larghi settori dell'opinione pubblica, convinti che basterebbe cambiare i fuochisti della vaporiera per inaugurare finalmente un tragitto piu luminoso. Intendiamoci. Cambiare spesso fa bene, a condizione però che non cambino solo le persone, ma soprattutto le politiche.

La reprimenda impartita dal Quirinale in direzione delle Camere e del Governo sul festival di quegli emendamenti sciuè sciuè, che avrebbero provocato e provocherebbero più danni e più spese di una bufera finanziaria, sta a significare che non basta essere giovani per possedere la password dell'efficienza e della trasparenza.
 

Se un quasi nonagenario riesce a limitare e limare gli errori dei baby-governanti approdati al Potere, vuol dire che la nazione è davvero in panne e che il futuro del Belpaese sarà più scoraggiante di una passeggiata in bicicletta nella Cortina innevata di questi giorni.

Se ne sta accorgendo Matteo Renzi, che contende a Napolitano la copertina di uomo dell'anno (quello appena trascorso). Il sindaco-segretario ha voluto la bici, e intende pedalare. Ma, pur disponendo di un carattere deciso, non ha ancora deciso da dove partire. Se insiste sul piano per semiliberalizzare il mercato del lavoro, rischia di inimicarsi Susanna Camusso, anche se sorprendentemente, a quanto pare, una mano, a Renzi, potrebbe offrirla proprio Maurizio Landini, il più radicale tra i sindacalisti. La Camusso apprezza poco le idee blairiane care al neoconquistatore del Pd.

Se batte il tasto sulla riforma elettorale, Renzi rischia di indebolire vieppiù il governo e di spaccare i suoi gruppi parlamentari, prestando il fianco a chi lo accusa di badare piu alla propria carriera che alle fortune del proprio partito. Se dialoga con Silvio Berlusconi per accelerare le nuove regole del gioco, il timoniere piddino rischia di far ricicciare i sospetti di quanti fino a pochi mesi addietro lo ritraevano come un Papa straniero approdato inopinatamente al Nazareno.

Povero Matteo, se forza gli eventi, rischia di passare per un cinico spaccatutto; se, invece, non accelera sulle svolte, rischia di passare per un clone di Walter Veltroni, insediato al vertice del partito a furor di popolo e deposto senza particolari riguardi alle prime battute d'arresto.

Ma ogni leader si gioca tutto nei primi giorni di «regno». Se l'opinione pubblica non percepisce immediatamente la di lui novità, non c’è «gerovital» che tenga. Il prepensionamento è inevitabile. Ecco perché riteniamo che non sarà facile la navigazione del governo nell'anno che sta per planare. Non sarà facile sia perché il Capo dello Stato potrebbe, a un certo punto, ritirare la fideiussione che sostiene il castello delle larghe intese. Sia perché il sindaco-segretario potrebbe approfittare di un passo falso del governo per far pesare la sua golden share, chiamando gli italiani a dire la parola decisiva. Ieri il putto di Firenze lo ha fatto capire senza se e senza ma.

Però anche questa mossa potrebbe rivelarsi azzardata in una nazione smarrita, senza bussola, e con regole più anacronistiche di un film muto. Se il Sud piange, il Nord non ride. Anzi si trova in pieno marasma, non solo economico, ma soprattutto morale. È sufficiente leggere il bel libro di Filippo Astone, dalla titolazione (La disfatta del Nord) più secca della tramontana, per averne contezza. L’Italia (ex) ricca sta soffrendo la crisi come non le era mai capitato negli ultimi cent'anni. La paralisi di Cortina, paradiso dei milionari, piegata dalla neve, rappresenta l'esempio forse più clamoroso della retrocessione padana in atto. Quanto al Sud, non rimane forse che Padre Pio. Le intelligenze migliori del Mezzogiorno partono e ripartono in continuazione, tanto che resta da chiedersi da chi sarà formata la nuova classe dirigente meridionale: dagli scarti, dagli spiriti modesti che non se la sentivano o non se la sentiranno di affrontare la sfida dello studio più severo e produttivo?

In questo bailamme che non concede speranze e illusioni, l'unica cosa certa che sfugge alla dittatura del nonsipuotismo è la crescita della pressione fiscale. La CGIA di Mestre sostiene che non è proprio così, che il carico tributario sulle famiglie è diminuito, ma basta leggere gli ultimi provvedimenti della manovra per constatare come alla tassazione palese si sia aggiunta la tassazione occulta, la cui punta orgasmica, per il Fisco e non per i contribuenti, si tocca a livello locale (alè) e nel ramo immobiliare (mannaggia). Un altro piccolo prelievo impositivo e la popolazione meno cospicua dello Stivale sarà costretta alla disobbiedienza fiscale per l’impossibilità di rispettare il patto con lo Stato esattore.

Ecco perché fossimo al posto di Renzi cominceremmo a nutrire qualche dubbio sulla convenienza della scalata al Pd. Il 2014 si aprirà, politicamente parlando, con questa domanda: che farà Matteo? Già, che farà? Azzardiamo una riposta. Con questi chiari di luna, con un Paese affetto dal morbo del nonsipuotismo, forse si pentirà di aver fatto il Rottamatore per puntare prima alla scettro del Partito e successivamente alla guida del governo.

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