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Giornali, lo Stato deve muoversi

di Luigi D'Ambrosio Lettieri *
di Luigi D'Ambrosio Lettieri

L’analisi del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, sulla crisi dell’editoria non solo non fa una grinza, ma è da sottoscrivere. Quel che sta accadendo intorno a settori nevralgici per la stessa tenuta democratica del nostro Paese non può non ottenere la piena attenzione delle istituzioni locali, del Parlamento e del Governo. Nel settore della informazione non sono solo in gioco migliaia di posti di lavoro - che già sarebbe ed è un motivo più che sufficiente per aprire tempestivamente tavoli seri di intervento - ma vi è l’aggravante che è in gioco quel valore che si chiama libertà in cui tutte le forze politiche italiane si riconoscono e che non potrebbe essere garantito se non in presenza di voci plurali che sappiano fornire un prodotto di qualità, fatto di approfondimento, di inchiesta, di ricerca della verità.

Condividendo le riflessioni del direttore sul ruolo di internet che non può sostituire di sana pianta l’informazione cartacea, aggiungo che comunque anche l’informazione on line non può e non potrà sottrarsi alle regole deontologiche e al rispetto del lavoro giornalistico in tutte le sue declinazioni.

Potremmo parlare a lungo, inoltre, dei motivi alla base di quella distanza a volte siderale tra mondo dell’informazione, politica e cittadini, potremmo e dovremo interrogarci sul corto circuito che sembra aver distorto la percezione dei ruoli di ciascuno. E’ leggenda metropolitana – lo voglio dire chiaro – il convincimento diffuso che oggi lo Stato contribuisca direttamente a sostenere tutti i giornali italiani. I contributi riguardano una piccola fetta, importante, del sistema e non rappresenta una prerogativa solo italiana. Ogni grande democrazia in Europa promuove il pluralismo informativo. Personalmente, ritengo, altresì, estraneo e respingo l’assioma secondo il quale l’indifferenza della classe politica al problema trova la sua ragione nell’allentamento del controllo sul potere.

Ma nel momento in cui la crisi morde al polpaccio e la malattia sembra avere il sopravvento, ci si deve mettere subito all’opera per fermare l’emorragia e poi trovare la cura.

Apprendo con piacere che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, quindi in maniera assolutamente bipartisan, insieme all’Associazione della Stampa di Puglia presenta una proposta di legge di sostegno al settore dell’informazione e di salvaguardia dell’occupazione. Si tratta, evidentemente, di una legge di principi che poi, mi auguro, possa trovare risorse concrete per restituire fiducia.

Recentemente, l’iniziativa parlamentare ha potuto raggiungere l’obiettivo di far approvare un emendamento al cosiddetto decreto del Fare che rifinanzia il fondo per l’editoria 2013 cui possono accedere, come è noto, solo 220 testate per lo più cooperative o quotidiani e periodici editi da imprese. Una goccia, considerato che negli anni il contributo è andato progressivamente regredendo e per l’anno prossimo è previsto un budget di 55 milioni di euro. Ma all’incertezza delle somme stanziate si affianca il problema che questi fondi lasciano fuori la gran parte dei giornali. Certo, per un liberale come me valgono le regole del mercato: resiste chi sa competere. Ma il problema, come emerge drammaticamente dai dati sull’andamento delle vendite dei giornali (meno 6,6% nel 2012) e degli introiti pubblicitari (meno 14,3% rispetto al 2011), va ben oltre e investe il futuro molto prossimo di tanti lavoratori – e dell’indotto - di testate che rappresentano la storia dell’informazione italiana, come la Gazzetta del Mezzogiorno per il Sud e il Corriere della Sera, o Il Sole 24Ore, solo per citarne alcune. Senza contare le emittenti televisive.

Il Governo deve intervenire, il Parlamento deve far sentire la sua voce. Rifinanziare la legge 416 per consentire a queste aziende un risanamento strutturale, attraverso un progressivo prepensionamento del personale in possesso dei requisiti di legge, sarebbe un ottimo viatico per ridare ossigeno immediato e pensare poi ad un piano di intervento più globale che dia certezze al sistema, perché le aziende possano poi competere sul mercato e informazione e democrazia non siano solo uno slogan.

Con il sottosegretario Legnini, che so sensibile a queste problematiche e che nei giorni scorsi ha svolto una puntuale relazione sulla crisi dell’editoria al Senato, cercheremo di trovare un percorso concreto perché questo obiettivo possa essere raggiunto”.

* Capogruppo PdL 12ma Commissione Senato

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