Martedì 26 Marzo 2019 | 10:57

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariL'evento
Alessio Bonomo e Teresa De Sio in concerto a Mola di Bari

Alessio Bonomo e Teresa De Sio in concerto a Mola di Bari

 
LecceIl convegno
«Breast Unit», cresce del 18% sopravvivenza dal cancro al seno

«Breast Unit», cresce del 18% sopravvivenza dal cancro al seno

 
FoggiaIl riconoscimento
Istituto di Foggia vince premio OdG per giornale scolastico

Istituto di Foggia vince premio OdG per giornale scolastico

 
TarantoNel Tarantino
Frode da 2,6mln di euro a Regione Puglia, sequestrati beni a società di Massafra

Frode da 2,6mln di euro a Regione Puglia, sequestrati beni a società di Massafra

 
PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena con «Maratona di New York»

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

L’illusione di tornare ai «benefit» del passato

di Giuseppe De Tomaso
di Giuseppe De Tomaso

Gli italiani non sono soltanto un popolo di commissari tecnici di calcio. Sono, soprattutto, un popolo di economisti. Non si contano le ricette per uscire dalla crisi in cui è precipitato lo Stivale. Ciascuno ritiene di possedere l’esclusiva della terapia miracolosa. L’ultima ricetta, che ri-troneggia sulle pagine dei giornali, prescrive la fuoriuscita dall’Euro, perché - si pensa - consentirebbe, a favore dell’export, il ritorno ai benefìci della svalutazione monetaria. Ma la svalutazione competitiva è una sorta di doping, una pratica che a lungo tempo produce più svantaggi che vantaggi. Già il termine «svalutazione» significa perdita di valore, il che mal si concilia, semanticamente e concretamente, con il concetto di sviluppo-sviluppo.
 

Inoltre, è tutta da dimostrare la tesi che la domanda di esportazioni possa generare automaticamente una ripresa della produzione. A breve termine, può darsi. A lungo andare, no. Per la semplice ragione che chi esporta, contando sui benefit della svalutazione, dovrà esportare sempre di più, cioè dovrà lavorare di più per ottenere lo stesso corrispettivo in termini di importazioni. In soldoni: un Paese deve produrre di più per essere pagato di meno.

Chi insiste su questa strada trascura che i problemi della nazione non derivano dall’avvento dell’Euro, che anzi avrebbe potuto portare cospicui vantaggi alla finanza pubblica grazie alla riduzione della rata sugli interessi del debito pubblico, ma dipendono dal sovvertimento di tutti i princìpi di buona amministrazione. Anche se, al posto dell’Euro, fosse rimasta la Lira, probabilmente la situazione non sarebbe migliorata. Anzi, quasi certamente sarebbe peggiorata, con i conti pubblici in tilt e la fuga compulsiva dei capitali all’estero.

Che l’Italia sia messa davvero male, non lo testimoniano solo le cifre sul Pil e sull’occupazione in picchiata. Lo attesta, per dire, anche lo stato di malessere in cui versa lo sport nazionale - il calcio -, che un tempo, anche nei periodi di crisi economica, radunava sui campi della Penisola i migliori assi del pianeta, facendo crepare d’invidia club blasonati come il Real Madrid o il Bayern Monaco. Da un paio d’anni, i più bravi calciatori italiani e stranieri delle nostre squadre si stanno trasferendo oltre frontiera, dove ottengono ingaggi diventati proibitivi per le società del Belpaese, anche per quelle possedute dai Berlusconi e dai Moratti. Ci si aspetterebbe, a mo’ di risarcimento, che i megapaperoni del petrolio investissero i loro miliardi nell’acquisto delle squadre italiane, così come sta accadendo nel resto dell’Europa. Invece, nisba. L’Italia non seduce neppure sceicchi arabi e zar petroliferi russi. Non li seduce perché il suo Sistema è considerato inaffidabile e penalizzante in tutte le sue voci: fisco, sicurezza, pubblica amministrazione, giustizia, stabilità politica eccetera. E se a schivare qualsiasi impegno finanziario da Bolzano a Lampedusa sono investitori provenienti da nazioni e tradizioni poco avvezze ai princìpi dello Stato di diritto e delle corrette relazioni industriali, figuriamoci qual è il livello della reputazione italica anche nelle aree che non hanno conosciuto un Kant o un Tocqueville.

Non è questione di Lira o Euro. Se la burocrazia è inefficiente, è tale sia con la Lira che con l’Euro. Idem per la lentocrazia giudiziaria, che scoraggerebbe anche lo spirito più ammaliato dal Paese paesaggisticamente e artisticamente più fascinoso del globo. Idem per il fisco, la cui voracità sta battendo ogni record, dal momento che anche quando si ipotizza una riduzione del prelievo, si sfocia immancabilmente in un ulteriore aumento del carico fiscale. Se la pubblica amministrazione è allenata a vietare, anziché ad autorizzare, lo è sia se facciamo la spesa al supermercato con l’Euro sia se la facciamo con la Lira.

La nostalgia della svalutazione competitiva, che rispunterebbe nel caso di resurrezione della Lira, è solo un marchingegno, un abile stratagemma per cercare, l’ennesima volta, di non affrontare i veri motivi della crisi economica, che risiedono innanzitutto in un intollerabile assedio fiscale. La nostalgia della svalutazione competitiva porta a trascurare un’altra verità grande quanto una casa: svalutare significa sia ridurre il potere d’acquisto della moneta sia varare, indirettamente, un sussidio governativo all’esportazione, con relativi e conseguenti contraccolpi sul mercato, sull’apparato industriale e sulla sua efficienza.

Ora. Attenti a (non) farsi abbagliare da una prospettiva (la svalutazione) i cui benefìci immediati si rivelerebbero di breve durata e intensità. Al Paese non serve questo tipo di trucchi, per colpa dei quali si è radicata quell’illusione finanziaria i cui disastri sono sotto gli occhi di tutti. Piuttosto, Letta dovrebbe accelerare il passo, con una sterzata da lasciare il segno. Altrimenti s’intensificherà l’assedio da parte dei nostalgici della vecchia moneta e della svalutazione. Un antico gioco di prestigio e di mistificazione ottica per rimandare a tempo indeterminato le vere riforme di cui l’Italia ha bisogno come il pane.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400