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L’Ue punta sui porti specie quelli pugliesi per dare nuovo lavoro

di Siim Kallas*

Siim Kallas*

La prosperità dell’Europa è sempre stata legata al commercio e ai porti marittimi, che dispongono di un enorme potenziale per il sostegno della crescita negli anni a venire. Essendo punti d’accesso all’intera rete di trasporti dell’Ue, costituiscono dei veri e propri motori dello sviluppo economico. Inoltre, una presenza maggiore di navi da carico, navi da crociera e traghetti nei nostri porti si traduce in un numero maggiore di posti di lavoro.
L’Europa dipende in larga misura dai suoi porti marittimi, che gestiscono il 74% del volume delle merci esportate o importate dall’Ue e dal resto del mondo.

Essi non solo svolgono un ruolo importante nel commercio internazionale e nella crescita locale, ma sono anche la chiave per sviluppare un sistema di trasporto integrato e sostenibile, in un momento in cui l’Unione è impegnata a ridurre drasticamente il numero di veicoli pesanti sui corridoi ormai saturi del trasporto su strada, a favore di un maggiore ricorso al trasporto marittimo a corto raggio.

Nonostante le ipotesi di crescita economica siano modeste, si stima che entro il 2030 il volume delle merci nei porti crescerà del 57%, provocando quasi sicuramente una congestione. Nei prossimi 20 anni, le centinaia di porti marittimi europei si troveranno ad affrontare notevoli difficoltà in termini di prestazioni, esigenze di investimento, sostenibilità, risorse umane ed integrazione con città e regioni portuali.

Per tutti questi motivi, i nostri porti devono adattarsi alle nuove esigenze. Pensiamo alle grandi navi più all’avanguardia, in grado di trasportare 18 000 container: se collocati su veicoli pesanti, questi container formerebbero una fila che coprirebbe la distanza tra Rotterdam e Parigi. Per accogliere queste navi, i porti devono garantire una profondità, una portata delle gru e uno spazio per i cantieri navali che siano adeguati. Aumenta inoltre la necessità di navi gasiere e impianti di gassificazione.

In Europa l’efficienza e le prestazioni dei porti variano notevolmente. Molti porti dell’UE registrano ottimi risultati, si pensi a Rotterdam, Anversa e Amburgo, dove transita il 20% di tutte le merci. Non tutti i porti, però, offrono un servizio di così alto livello – i collegamenti alla rete portuale e i flussi commerciali sono ben sviluppati nell’Europa settentrionale, ma molto meno in quella meridionale.

Una catena è forte quanto il suo anello più debole: anche se sono pochi i porti che non registrano buoni risultati, risulta compromesso il funzionamento sostenibile dell’intera rete di trasporti europea, così come l’economia, che ha bisogno di riprendersi e crescere a lungo termine.

I porti, tra cui anche quelli pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto, devono essere pronti per il futuro e questo significa migliorare i collegamenti locali alle grandi reti di trasporto su strada, ferroviario e per vie navigabili interne, ottimizzare i servizi per utilizzare al meglio i porti nel loro stato attuale e, infine, creare un contesto imprenditoriale che attiri gli investimenti, estremamente necessari visto che si prevede la necessità di aumentare la capacità.

A differenza di altri settori dei trasporti, la legislazione portuale dell’Ue è pressoché inesistente, dal punto di vista dell’accesso ai servizi, della trasparenza finanziaria o della tariffazione dell’uso delle infrastrutture. L’esperienza degli ultimi 15 anni dimostra che il mercato non può risolvere tale problema da solo. La mancanza di pari condizioni di concorrenza e le restrizioni di accesso al mercato portuale impediscono di migliorare le prestazioni, attirare gli investimenti e creare occupazione. L’Europa deve agire.

La nostra proposta di revisione della politica dell’UE in materia si focalizza sui porti della rete transeuropea dei trasporti, attraverso cui transitano il 96% delle merci e il 95% dei passeggeri del sistema portuale europeo.

Anzitutto, per adattarsi alle nuove condizioni economiche, industriali e sociali, i porti devono disporre di un contesto imprenditoriale aperto e competitivo.

La libertà di fornire servizi, senza discriminazioni, dovrebbe essere un principio generale: in caso di limiti di spazio o per ragioni di pubblico interesse, il responsabile dell’autorità portuale deve assicurare che le decisioni che concedono l’accesso ai mercati siano trasparenti, proporzionate e non discriminatorie.

Allo stesso modo, si deve garantire la trasparenza dei finanziamenti pubblici per evitare distorsioni della concorrenza.

Infine, il fabbisogno di personale all’interno dei porti è in rapida evoluzione ed è sempre più necessario attirare lavoratori portuali. Senza una forza lavoro sufficientemente qualificata e personale specializzato, i porti non possono funzionare. La Commissione stima che entro il 2030 si creeranno fino a 165. 000 nuovi posti di lavoro nel settore portuale.

Sono questi gli obiettivi che la Commissione europea si sforza di raggiungere per creare benefici a lungo termine non solo al settore portuale, ma anche alle imprese locali e all’ambiente.

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*Vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile per i trasporti

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