Domenica 24 Marzo 2019 | 12:20

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La vera sfida che attende la Regione Puglia fino al 2020

di Gianfranco Viesti
di GIANFRANCO VIESTI 

Ferve la discussione in Puglia sul nuovo governo regionale, sui suoi componenti, sulle forze politiche che lo sostengono. E’ fisiologico, in politica. Una domanda rimane però un po’ troppo sullo sfondo: governare per fare che cosa, nell’ultimo biennio della legislatura? La Puglia, come il resto d’Italia, vive in un momento assolutamente drammatico. Anche se la società e l’economia regionale hanno dato interessanti segni di dinamismo, persino nel 2013, siamo al centro della peggiore recessione del secolo. Dura da molto, e non si sa con certezza quando finirà. Ha travolto molte imprese; molte altre, pur avendo resistito, sono a rischio chiusura per il perdurare del crollo della domanda, avendo dato fondo a tutte le risorse disponibili. Il numero dei pugliesi disoccupati, specie giovani, è altissimo; e con l’estendersi del tempo della disoccupazione la tenuta sociale rischia di spezzarsi; la capacità di trovare lavoro di diventare più remota (anche perché il “saper fare” degli individui col tempo perde valore). 

Non è tempo di governi “ordinari”; serve un’azione di straordinaria capacità ed efficienza. Da dove veniamo? Al netto della fisiologica contrapposizione politica, si può tranquillamente affermare che la Puglia negli ultimi anni ha fatto non pochi passi avanti; e quindi dispone anche di un certo capitale di fiducia, di reputazione, di buone pratiche da mettere a valore. Ma allo stesso tempo tutti i dati mostrano che questi passi avanti non sono stati gli stessi in ogni ambito; che il loro progresso non è stato costante; che, purtroppo, non vi sono garanzie che continuino. I cambiamenti sono stati rilevanti ma non sono consolidati – specie con questi andamenti dell’economia. Si può andare indietro. Governare in questi periodi è straordinariamente difficile. Per un semplice motivo: con risorse complessivamente scarse, non è affatto chiaro dove convenga investirle. 

Di più: ci sono tre importanti conflitti da dirimere. Il primo sull’orizzonte politico delle strategie: servono azioni capaci di ottenere risultati subito, nel breve periodo; ma esse non devono essere realizzate a discapito di quelle, diverse e più importanti, che mirano a cambiare definitivamente il volto della regione, nel più lungo periodo. Il secondo, legato al precedente: sul raccordo fra l’attenzione posta negli ultimi (pochi?) mesi di legislatura e la programmazione 2014-20, che copre tutta la successiva e che va realizzata subito. Il terzo, sui contenuti: servono azioni mirate a mantenere la tenuta sociale, a sostenere famiglie e imprese subito, nel breve periodo; ma esse non devono essere realizzate a discapito di quelle, diverse e più importanti, che mirano ad aumentare strutturalmente la competitività delle imprese, e quindi a creare progressivamente tanto lavoro stabile, nel lungo periodo. Nessuno può pretendere di avere una ricetta magica. Per questo. è il metodo del governo a diventare decisivo. Sono centrali le indicazioni contenute nel documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-20” definito dal Ministro Fabrizio Barca nelle scorse settimane. 

Non servono libri dei sogni: ma elenchi di progetti che abbiano una fattibilità garantita (anche nei tempi) e soprattutto degli obiettivi precisi da raggiungere, misurabili e verificabili; la consultazione delle forse economiche e sociali non può essere uno stanco rito formale: è dalle imprese, dal mondo del lavoro, dal terzo settore che possono venire suggerimenti fondamentali, aiuto nella difficilissima selezione fra le priorità, indicazioni precise (misurabili e verificabili) dei risultati da raggiungere e dei tempi necessari. Infine, la programmazione, ed in generale la definizione delle politiche, va fatta con i cittadini. Non è grillismo d’accatto: è esperienza di buon governo. E non solo perché i cittadini sono stanchi, spaventati e sempre più lontani dalla politica: ma perché essi – le loro associazioni, i partiti – hanno il fondamentale, democratico, compito di pretendere da chi governa chiarezza, trasparenza e soprattutto risultati. Vedremo come evolveranno le questioni di questi giorni. Ma una cosa appare chiara: se ci si prepara a governare, anche in buona fede, nelle “chiuse stanze” (cioè a definire priorità, politiche e misure in un ristretto cerchio politici e funzionari, interagendo direttamente con i beneficiari), si va incontro ad un disastro certo, che può far svanire parte dei risultati raggiunti finora. La sfida è vitale per la Puglia, e il risultato non garantito: ma le possibilità di farcela possono aumentare sensibilmente se si governa con porte e finestre aperte, chiedendo ai cittadini di metterci il naso dentro, di vedere, di valutare, di contestare, di proporre. 

Negli autobus e nei treni c’è scritto di non parlare al conducente e di non disturbare il manovratore: occorre fare esattamente il contrario. Oggi, in questa situazione, solo se constantemente disturbato il manovratore ha qualche speranza di condurci alla meta. I cittadini e le imprese devono organizzarsi per farlo; e la politica e l’amministrazione devono fare una scelta importante: non solo parlare e annunciare, ma anche ascoltare e discutere.

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