Mercoledì 27 Marzo 2019 | 04:28

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Ogni voto ha il suo post finto o «giaguarizzato»

di Sergio Fortis
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È stato detto che la sede del Movimento Cinque Stelle si trova nel cloud, il servizio di rete per archiviare e scambiare dati, fare blogging e trasferire sul web ampie porzioni di spazio reale. Ma su Internet si sposta anche il traffico di commenti, lazzi, chiacchiere pre e post elettorali riservati per tradizione al bar, al barbiere ed al crocchio di strada. Con l’ausilio dei programmi di grafica computerizzata che permettono di modificare, trasformare, ricreare tutta l’iconografia della politica.

Oltre alla rabbia, dunque, lo sberleffo. Ecco allora Bersani condannato in termini danteschi di contrappasso. La foto che circola su Facebook e su Twitter lo mostra apparentemente «leopardato». Invece il termine corretto sarebbe «giaguarizzato». Questo perché uno dei suoi cavalli di battaglia nel prospettare una larga vittoria del centrosinistra fu la frase: «Smacchieremo il giaguaro», ovvero Berlusconi. I numeri non eccelsi alla Camera e quelli ancora più preoccupanti del Senato lo smentiscono. Allora il popolo dei social forum lo ripaga con una posa esilarante nella quale indossa la pelle che non è stato capace di smacchiare al suo avversario.

Altre volte, il bersaglio dei buontemponi è stato un episodio specifico, da cui derivasse un inatteso capovolgimento di prospettiva. Ne ha fatto le spese, ad esempio, Oscar Giannino, considerato da una cerchia ragguardevole il guru dell’economia libera dalle pastoie. Chi lo seguiva in precedenza nelle sue sortite giornalistiche, guardava con interesse a Fare per Fermare il Declino. Eccetto riflettere dinanzi a un curriculum non del tutto autentico.

Semmai, il Berlusconi della discesa in campo e del trionfo senza se e senza ma del 1994 è stato raffrontato a quello odierno di Grillo. Inevitabile perciò ricorrere al Photoshop per assimilare i loro connotati, i loro sorrisi e, nelle intenzioni dei satiristi della rete, le loro personalità carismatiche, la loro capacità di catalizzare la voglia di nuovo in epoche e situazioni differenti eppure affini per criticità.

Più sconfitto degli altri, il professor Monti, considerato non l’alfiere della politica virtuosa e dei conti da tenere in ordine, bensì di un’Europa considerata più che estranea, ostile. Specialmente nella persona della cancelliera tedesca Merkel, alla quale certa semplificazione popolare finisce per attribuire la volontà di interdizione che negli organismi di Bruxelles viene equamente ripartita fra gli Stati membri. La si ritrova quindi a compiangere le bassissime percentuali conquistate nell’urna dalla coalizione di centro. Il cui alfiere cade sul campo, sacrificandosi alla causa del fiscal compact e del pareggio di bilancio, da ottenere con misure che la gente percepisce restrittive, penalizzanti e depauperizzanti.

Solo quattro delle infinite variazioni iconoclaste che circolano soprattutto su Facebook. Cui si aggiungono giudizi, valutazioni e motti tranchant sul più agile Twitter.

In entrambi i circuiti, poi, si riversano fiumi di biliosità contro i grillini, ai quali si attribuisce la colpa di avere tolto voti a tutti. Numerose le dichiarazioni di quanti vorrebbero scappare da un’Italia che si percepisce più di prima nel baratro. Ricorre la parola «ingovernabilità», accompagnata da epiteti ingiuriosi per quanti l’avrebbero favorita esercitando il diritto alla voglia di cambiamento.

Quanto al ritornello sugli italiani che voterebbero con la pancia, viene in mente l’arguta ironia di Vittorio Zucconi nel chiedersi se al Paese non serva un gastroenterologo.

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