Martedì 26 Marzo 2019 | 02:52

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Ma chi glielo dice alla mamma calabrese?

di Lino Patruno
di LINO PATRUNO 

Riepiloghiamo. Sud ancòra una volta assente dalla campagna elettorale. Oddio, qualche accenno qua e là, quasi per non far vedere il contrario: una spruzzatina come polvere di cioccolato sul cappuccino. Ma mai il “big one”, il colpo finale. Per dire che, se è il principale problema del Paese, è anche la soluzione dei problemi del Paese. Però da tempo tutti hanno una terribile paura di dispiacere il Nord perdendone i voti. Nessuno essendo capace di far capire al Nord e all’Italia tutta quale vantaggio ci sarebbe se nel motore nazionale anche i pistoni del Sud potessero funzionare come gli altri. 

Chi glielo dice al meccanico? Eppure, c’è la Banca d’Italia a ripeterlo come un disco rotto. C’è la Commissione europea. Da un po’ si affanna anche Confindustria: e nessuna delle tre sembra avere uno zio o un cugino terrone. Il fatto è che non c’è buonsenso che tenga di fronte al pregiudizio verso il Sud: non produce, non paga le tasse, non vuol lavorare, vuol essere sempre assistito. Fra poco andremo su Marte, ma verso il Sud restiamo all’età della pietra (a proposito, se lassù c’è vita, e non solo il sabato sera, lo scopriremo grazie a un sensore inventato da un’azienda di Modugno, Bari). Basta vedere il principale atto di accusa verso il Sud: è una idrovora di denaro pubblico, inutile continuare a dargliene, aumenterebbe solo lo spreco. 

Eppure, se invece di far chiacchiere si leggessero i dati, ecco davvero lo choc. Tra il 1996 e il 2010, la spesa dello Stato è stata di 9217 euro per ogni cittadino del Centro Nord e di 7583 per ogni cittadino del Sud. E non solo dello Stato, ma anche delle Ferrovie (ah, tutta l’alta velocità lassù), dell’Anas (ah, la Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni), dell’Enel (ah, il triplo di interruzioni dell’energia al Sud). Per i san Tommaso che non ci credono, basta cliccare sui siti Internet dei ministeri appositi: dispiacerà per loro, ma c’è tutto. Quindi una spesa dello Stato (e compagni) che accentua invece di ridurre il divario, che fa ingiustizia invece che giustizia, che redistribuisce al contrario: altro che vivono alle nostre spalle. La cantilena è appunto che il Sud si prenderebbe i soldi del Nord. E che i soldi devono invece rimanere dove si producono. 

Se il criterio fosse questo, vediamo per esempio Bari. I più ricchi abitanti del centro dovrebbero pretendere che le loro tasse siano spese solo al centro e non anche alla periferia della città: più asili e più bus in centro, meno asili e meno bus in periferia. Ma così quelli delle periferie si devono svenare per pagarsi la benzina per l’auto e l’asilo privato per i bambini. Avranno ancòra quattro soldi per andare a comprare nei negozi del centro, continuando a farlo stare sempre meglio di loro (crisi a parte)? Aggiungono, ma chi glielo dice al piccolo industriale veneto che lo Stato non ha i soldi per pagargli i lavori fatti e le banche non mollano un euro? Giusto. Controdomanda: chi glielo dice alla mamma calabrese con la pensione minima che per il figlio non c’è neanche il lavoro non pagato e che se ne può solo emigrare? L’Italia non ha un problema del Nord e un problema del Sud l’uno contro l’altro armato. L’Italia ha un problema dell’Italia tutta: non cresce, anzi va indietro, da almeno vent’anni. E non cresce, anzi va indietro, anche perché il Sud non è messo nelle condizioni di dare quanto potrebbe. Ma se continua la guerra, andiamo indietro tutti e amen. Ci vorrebbe un po’ di pace per ricominciare. 

Figuriamoci, che per rifondare una Chiesa si è dimesso anche un papa: mi sacrifico perché capiate. Bisognerebbe rifare l’unità nazionale. Nell’interesse dell’unità, non della disunità. Ma bisognerebbe che per arrivarci si svegliasse la Bella Addormentata del Sud: la sua mitica società civile. Sempre pronta (e neanche tanto) a prendersela con i suoi dirigenti politici, mai pronta a ritrovarsi insieme e a impegnarsi con i suoi dirigenti d’industria, di banca, di sindacati, di università, di associazioni. Certo, bisognerebbe anche che il Sud non si mettesse la coscienza a posto dando ogni colpa sempre agli altri. Bisognerebbe che di fronte a un problema non dicesse soltanto “madonna, madonna” ma provasse a risolverlo. Bisognerebbe che capisse che il fatalismo è vigliaccheria. Bisognerebbe che, invece di denari (peraltro inesistenti) chiedesse una rete di servizi a livello di decenza. Bisognerebbe che si convincesse che anche al Sud, nonostante tutto, si può. E che se si ha bisogno di una mano, basta cercarla alla fine del proprio braccio. Intanto per ora un’altra campagna elettorale se ne va col Sud assente, o quasi. Gli altri non vogliono capire che errore sia. Non è detto che il Sud stesso lo voglia capire. Anche se, senza i voti del Sud, nessuno ha mai vinto neanche allo scopone.

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