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Ritorno al passato sarà un progresso

di Lino Patruno
Fino a poco fa, per sfotticchiare qualcuno gli si diceva che aveva braccia sottratte all’agricoltura. Perché cerchi di istruirti, non è per te, va’ a fare il contadino. Ora fare il contadino, avere la terra, è passato da titolo di disonore a titolo d’onore. Una corsa ad aprire l’agriturismo. Coltivare bio. Sfornare olio e vino. Esibire il marchio “Terra” ovunque. Vantare la “produzione propria”. Vorrebbe farlo un italiano su tre, soprattutto i giovani. All’università, boom di iscrizioni a Scienze agroalimentari. In tv, ascolti altissimi per chi descrive la sua conversione bucolica. Meglio la campagna che il lavoro in banca. Braccia restituite all’agricoltura.

RITORNO ALLA TERRA E’ un effetto del tempo della crisi. E non col nobile piglio del signorotto che esibisce il suo contado. Né col modaiolo rifiuto delle multinazionali e della finanza a favore del “come eravamo”. Ma come rifugio di chi cerca lavoro, come quando da giovani si andava a fare la vendemmia o a smistare cassette ai mercati generali per pagarsi gli studi. L’agricoltura è in crisi, eppure la terra è vista come il ritorno a qualcosa di ingiustamente perduto e che non ci tradirà mai. Il futuro ha radici nel passato.
Del resto, basta ascoltare gli architetti, di quelli che anticipano le tendenze del mondo sempre il giorno dopo. Balconi e terrazzi diventati orti casalinghi. Ortaggi nella vasca da bagno, come facevano gli immigrati fra nostalgia e bisogno. Vasi di basilico e cicorielle nei paraggi. Manca la capretta, ma perché nel condominio già si litiga per i cani.

E poi, ogni casa una fabbrica. Già oggi a New York ci sono aziende che mettono su Internet loro idee di prodotti, raccolgono i “mi piace” e servono il prodotto finito. E si avanzano trionfali le stampanti 3D, tridimensionali, che non sono le stampanti tipo “fammi tre copie”, ma macchine nelle quali basta mettere un disegno per vedere uscire una tazza, un giocattolo, una vite, una pistola.

Guardiamo con sconcerto e ammirazione i cinesi che ci confezionano un abito in 24 ore, ma non è che, vestiti a parte, qualcuno oggi si sogni di buttare qualcosa che non funziona. La parola d’ordine non è sostituzione ma riparazione, uso quanto riuso. E invece di comprare nuovi libri, si è tenuta a Bari la Giornata dello Scambio dei libri: te ne do dieci, me ne dai altri dieci. Non piacerà agli editori, ma si attende la loro contromossa risparmiosa.

Fai-da-te anche per la scuola. In Italia è pubblica e costa poco. Ma costano (appunto) i libri, qualcuno ti deve accompagnare, costa la mensa. Allora, scuola in casa: “parentale”, si dice. Un gruppo di scolari, una casa o una villa, insegnanti non necessariamente professionisti, ma obbligo di presentare i bambini agli esami pubblici a fine anno. Sistema legale in Italia, molto più diffuso in altri Paesi. E in crescita non solo perché cresce la povertà. Idem per l’”asilo diffuso”, soprattutto a Sud dove gli asili pubblici sono pochi e per quelli privati ci vuole il mutuo. Una mamma che non lavora si tiene i quattro cinque figli delle altre nel salone di casa. Così è soddisfatta lei che si è creata un lavoro e le altre che non si sono svenate.

PANE DEL GIORNO PRIMA Le statistiche dicono che otto milioni di italiani vivono con meno di mille euro al mese. E allora c’è chi compra a metà prezzo il pane del giorno prima: il microonde fa miracoli, a parte la mitica “cialdedda” con pane vecchio bagnato, olio, sale, pomodoro. C’è chi fa coabitazione. Chi divide la casa con gli altri. Chi fitta una camera. Chi arrotonda andando a fare la coda per pagare le bollette degli altri. E in America furoreggiano le confezioni di dentifricio e di shampoo antispreco, mentre oggi si finisce per buttarne fino a un quarto. 

Facciamoci caso. Mai come in questo febbraio, gente col cimurro, la tosse convulsiva, gli occhi paludosi, il naso colante, il termometro in bocca sono regolarmente al lavoro. Inimmaginabile fino a poco fa, quando un mal di testa valeva tre giorni di riposo assoluto a casa salvo complicazioni. Ma, come si dice, la guerra è guerra, l’influenza è un lusso, si sta come foglie “agli” rami (recitava il poeta), e anche l’influenza può essere un oscuro complotto per fregarci il posto.

Morti uccisi, ma in trincea. Se i governi suonano le campane dei tagli e delle tasse, gli italiani rispondono con le trombe della vita a basso costo. L’essenziale è non fargli mancare lo spumante di marca e i visoni per le signore.

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