Venerdì 17 Settembre 2021 | 10:19

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Olocausto, gli affaristi chimici e siderurgici

di Giorgio Nebbia
di GIORGIO NEBBIA

L’opportuna commemorazione, ogni anno, della giornata che ricorda la liberazione dei primi campi di sterminio nazisti da parte dei soldati dell’Unione Sovietica, il 27 gennaio 1945, induce a ricordare la gigantesca macchina messa in moto dai nazisti per uccidere i nemici, gli Ebrei, in primo luogo, ma anche gli antifascisti, gli abitanti dell’Europa orientale, gli zingari, gli omosessuali, tutti i “diversi” che appannavano lo splendore della Germania ariana. Ma troppo poco si ricorda che tale sterminio è stato reso possibile da una “perfetta” struttura militare industriale che ha sfruttato nelle fabbriche la mano d’opera dei deportati fino a che erano in vita e potevano lavorare, e che ha costruito i campi di concentramento, vere e proprie città, le camere a gas, i forni crematori per lo “smaltimento” dei cadaveri, rifiuti umani. 

Le SS, la speciale milizia addetta alla cattura e all’uccisione dei nemici del nazismo, organizzava anche i contratti di acquisto delle materie prime, dei materiali, commerciava, tanti marchi l’uno, la vendita dei prigionieri alle industrie che producevano acciaio, armi, prodotti chimici, benzina sintetica, gomma sintetica, cemento e le opere murarie. E’ vero che ci sono stati alcuni “giusti”, eroi che hanno cercato di salvare, magari con fabbriche fittizie come Schindler, molti deportati ebrei, ma ci sono state ben più vaste complicità industriali e finanziarie che hanno permesso l’ascesa di Hitler e la sua guerra e lo sterminio. La macchina economica e militare nazista era basata sulla disponibilità di grandi risorse naturali. Prima di tutto una terra estesa e fertile, sfruttata da aristocratici e proprietari terrieri da cui provenivano anche i quadri della burocrazia statale e dell’esercito. La seconda importante fonte di ricchezza era rappresentata dalle risorse minerarie, soprattutto di carbone e minerali di ferro. 

La lunga tradizione della chimica industriale tedesca aveva dimostrato che il carbone non solo rappresentava una fonte di energia abbondante e sicura, ma poteva essere usato per la produzione di acciaio, di esplosivi, concimi, coloranti, perfino carburanti per aerei e cartri armati. Quando Hitler salì al potere nel 1933 con l’obiettivo di disporre in breve tempo di autoveicoli, carri armati, cannoni, armi, aerei, carburanti, per la conquista “del mondo”, trovò una struttura industriale ferita da una lunga crisi, ma perfettamente in grado di fornire i macchinari e le merci richieste dal regime nazionalsocialista. 

KRUPP - L’acciaio era fornito dalle fabbriche della famiglia Krupp; l’industria meccanica era in grado di fornire armi, carri armati, veicoli; l’industria chimica si era organizzata in un grande gruppo industriale e finanziario, denominato I.G.Farben (abbreviazione per indicare una associazione di interessi nel campo chimico), in grado di produrre benzina sintetica, gomma sintetica, esplosivi, coloranti, grassi sintetici. Il più grande stabilimento di gomma sintetica fu insediato a Monowitz, accanto al campo di concentramento di Auschwitz, descritto dal grande scrittore Primo Levi (1919-1987), un chimico ebreo che vi fu deportato dai tedeschi nel 1944. I campi di sterminio sono stati costruiti e fatti funzionare da imprese industriali, con perfetta, anche se allucinante, logica imprenditoriale e con lauti profitti. Quando gli anglo-americani e i sovietici hanno occupato la Germania sono riusciti a raccogliere milioni di pagine di documentazione sull'industria e sull'economia tedesca durante il nazismo. Ci sono le lettere e le fatture della vendita del veleno a base di acido cianidrico richiesto per le camere a gas dove venivano assassinati i deportati, esseri umani, con le loro grida, col loro dolore, con la loro disperazione; si conoscono le industrie che si contendevano gli appalti per la fornitura dei forni crematori in cui venivano inceneriti i cadaveri. All’ingegneria e alla chimica dello sterminio contribuirono non solo gli imprenditori e i capitalisti tedeschi, ma anche imprese di vari paesi, Italia compresa. Nel marzo 1942 a Roma i dirigenti della I.G. Farben firmarono un accordo con un consorzio di imprese edili italiane. Dopo il grande processo ai criminali di guerra del 1945-46, a Norinberga si svolsero altri processi ai principali complici del regime nazionalsocialista. I dirigenti e i responsabili della I.G. Farben e della Krupp furono processati nel 1947-48: tutti dichiararono di non sapere niente delle deportazioni e dello sterminio e di avere svolto solo il loro mestiere di industriali. Tutti ebbero lievi condanne e nel 1951 tutti gli imputati erano in libertà e alcuni tornarono in posizioni di responsabilità nell’industria tedesca e internazionale. Questo perdono e oblio generale fu il frutto perverso della guerra fredda in Europa; anche i criminali di guerra e i complici del regime nazista potevano servire contro il comunismo. Viene un brivido a pensare che milioni di esseri umani siano finiti in discariche e inceneritori: i nazisti li chiamavano proprio così, come quelli dei nostri rifiuti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie