Giovedì 21 Marzo 2019 | 07:24

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L’amore di Dalla per il Gargano

di Raffaele Nigro
di RAFFAELE NIGRO
È andato in scena col titolo «Pratapazumpapapà», con Moni Ovadia mattatore, sul Gargano. Ma lo spettacolo era nato per Lucio Dalla, che ha giocato un tiro mancino a se stesso e a noi. Fu dopo le Tremiti. Lucio aveva organizzato un concerto per richiamare l’attenzione della stampa sulle trivellazioni in Adriatico decise dall’Eni. 

Avevano raccolto l’invito Renato Zero, Gigi D’Alessio e altri artisti. Poi ci eravamo sentiti per costruire la biografia di Matteo Salvatore. Un lavoro lungo di ricerca. Arriva la data del debutto, lo scorso autunno. Un’anteprima in Capitanata e finalmente in scena a Bari, titolo: «Il bene mio». Da una canzone che Matteo cantò in casa di Italo Calvino su richiesta del narratore. 

Lo avevamo scritto a quattro mani con Cosimo Damato affidando il ruolo di Matteo a Marco Alemanno e gli arrangiamenti musicali a Lucio Dalla. Lucio viene in Rai per un’intervista, accompagnato da Marcello Corvino, produttore. Ha la papalina in testa, la barba malrasata, il parrucchino biondo. «Buongiorno», gli dico sulla soglia. 

«Oh, Nigro. Che cosa bella avete scritto - mi fa - viene fuori tutto Matteo Salvatore, la sua genialità, le difficoltà di questa terra, i contadini, la fame». Poi guarda l’orologio, è quasi mezzogiorno. «A proposito di fame. Sbrighiamoci che andiamo a mangiare. È vero che mangi con noi?» . Ho un impegno di lavoro, ma vediamo.

sempre disponibile Non si fa in tempo a salire in studio che c’è un assalto di segretarie, di giornalisti, di tecnici. Dalla ride di tutto, accetta di realizzare due tre quattro interviste. Abbiamo quella per il telegiornale di prima edizione, quello di serata; quella della notte, una per domattina, per «Buongiorno Regione». 

Lui si spende, non si trae indietro. È ancora l’uomo che ho visto alle Tremiti, infaticabile, sorridente, scherzoso. Lo stesso che ho visto in concerto a Ostuni, insieme a De Gregori la scorsa stagione. Lui allora guidava la baracca, affianco a un De Gregori taciturno, poco amante della parola, poco voglioso di battute. È lo stesso uomo che ho rivisto a Lecce, mentre nell’intervallo dello spettacolo, lo stesso di Ostuni, presentava un giovane violinista. Lo ha incontrato per le vie del centro storico. 

«È proprio bravo - ha detto sentendolo suonare - vieni stasera a teatro, ti presento io al grande pubblico». Un talent scout. Uno che cerca giovani musicisti. Li va scavando nel buio. Come ha scavato Ron e oggi il tarantino Pierdavide Carone, che accompagnerà a Sanremo, lo guiderà nel difficile esordio. Peccato non esserci potuto andare a quel pranzo. «Ci vedremo stasera - gli ho detto - al Petruzzelli». 

«Ci chiameresti almeno un taxi?», ha detto sistemandosi la papalina. Ci rivediamo poco prima di mezzanotte. Lo spettacolo è stato un po’ lungo, qua e là necessita di sforbiciate. Ci sono momenti belli e struggenti, Vito Signorile ha un brano dialettale che incanta, «Patrone mio», Her, la violinista, è una statua biondissima e ricca di talento, Moni Ovadia sa calarsi in una dialettalità pugliese che ti strappa anche delle risate, ma a reggere lo spettacolo è Alemanno. 

Non lo avrei detto così bravo, capace di contenere la forza d’urto di una personalità come Matteo Salvatore a cui ha dato cuore e voce. Inutile dire che quando Lucio canta «Il bene mio» il teatro si incendia. È un folletto poetico e misterioso. Lo ritrovo nel camerino, non ho fatto fatica a superare gli sbarramenti, lo ritrovo gettato su un divano, di fronte c’è un Marco affaticato, ci sono i genitori del giovane salentino, un fratello più piccolo. Tutti lì attorno a fare festa ai due protagonisti. 

ci vediamo a bolognaÈ stanco Lucio, ma sente che abbiamo realizzato una bella cosa e questo lo ripaga. Una stretta di mano, uno scambio di complimenti, due battute su ciò che bisognerà rivedere nel testo e nella regia. Intanto bisognerà rivedersi a Bologna, appena dopo Sanremo. Ecco sì, sta per partire, a quest’ora della notte, in auto, diretto in Liguria. Poi sarà a Parigi per uno spettacolo e comunque prima dell’estate bisognerà assolutamente rivedersi a Bologna per lanciare la tournèe del «Bene mio».

Non sospettavamo che un altro impresario, l’impresario degli impresari, un genio che dirige le orchestre, organizza i cabaret, scrive le sceneggiature e i copioni di tutti i film e di tutti gli spettacoli teatrali, aveva previsto già una tournèe, uno spettacolo in un teatro dove si orchestrano altre armonie. Prestabilite dalle sfere dell’universo.

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