Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:10

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Tre rinascite fino a ieri, due ipotesi per domani

di Bepi Martellotta
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Ricomincio da tre. Come il celebre film di Troisi, Nichi Vendola lancia, a partire da oggi, la sua corsa alle primarie del centrosinistra dopo aver sfiorato, per tre volte, la caduta. E che la sanità sia il filo rosso della «maledizione» che lega, in qualche modo, quelle tre disavventure scampate, è fuor di dubbio.

Era un calda sera di luglio, tre anni fa quando, tornato scuro in volto da una breve vacanza in Canada, il governatore decise, per la prima volta, di sparigliare le carte del suo gioco. In tivù c’erano i faccioni dei suoi assessori (Frisullo e l’appena dimessosi Tedesco) coinvolti nelle inchieste della sanitopoli, condita di escort, che sembravano legare l’«immacolata» Puglia alle amicizie e ai festini del premier Berlusconi. Allora: via le deleghe a tutti gli assessori e rimpasto di giunta a meno di un anno dalla scadenza di mandato. 

Il baratro sembrava ad un passo - siamo alla «prima» - e c’era già chi dava per spacciato il governatore nella corsa per la conferma alle Regionali dell’anno dopo. Ma lui, Nichi, spalle larghe e fiuto lungo (politicamente parlando), si rialza, vince anche alle urne del 2010 e, senza perdere tempo, comincia una doppia sfida: quella di un governo pugliese lontano dalle «pastette» che furono e quella della conquista di Palazzo Chigi.

I tempi sono difficili e sul suo governo regionale piombano gli anatemi di Tremonti: la Puglia viene bollata come «modello Grecia» e i ricorsi dinanzi alla Consulta non si contano più. A Roma, nel frattempo, l’auspicato «ribaltone» in Parlamento non riesce. Nel dicembre 2010 cade il progetto, accarezzato e perfino sfiorato nei sondaggi che danno al top il leader di Sel, di conquistare la premiership. E alla Regione i numeri risicati della sua maggioranza non promettono nulla di buono. Ma eccolo - siamo «alla seconda» - rialzarsi e ancora una volta sparigliare le carte. In Puglia nasce l’accordo di non belligeranza col centrodestra regionale e a Roma arriva il governo dei tecnici. Lui, difensore dello sviluppo contro il rigorismo, dei ceti deboli contro la politica dei «banchieri», rilancia la sfida di un’alternativa a Roma e puntella, a Bari, il recinto del governo dai mal di pancia sparsi qui e là nella fragile maggioranza. Si arriva, così, all’accordo con Bersani e torna la sfida: corsa alle primarie, per spostare a sinistra l’agenda della coalizione per il dopo-Monti che, altrimenti, finisce nell’abbraccio coi centristi di Casini.

Tutto sembra filare liscio come l’olio, sinché non arriva la batosta: indagato per presunte pressioni telefoniche sull’ex manager dell’Asl barese Lea Cosentino per un concorso da primario. La «maledizione» della sanità torna a colpire, l’incubo del fango - che già aveva travolto l’«immacolata» Puglia - torna a rubare i sonni. E questa volta, in tivù, rischia di finirci, impallinato per sempre, proprio lui.

Arriviamo alla sentenza di ieri, ovvero alla «terza» rinascita del governatore. Sgomberato il campo dalle ombre, sfiorato il baratro - questa volta sì - di un addio definitivo alla politica, eccolo risorgere più forte di prima nella corsa mai abbandonata. Bari tira un sospiro di sollievo: scampate le elezioni anticipate alla Regione per le dimissioni, già preannunciate in caso di sentenza sfavorevole, del governatore. Ma anche a Roma c’è chi si rincuora. Quel patto raggiunto con Bersani potrà completare il suo ciclo: le primarie - tra tutto il centrosinistra e non solo tra i Democratici, «rottamatori» o «conservatori» che siano - si faranno. E, quand’anche non sarà vittoria certa per il leader di Sel, campione dei gazebo pugliesi, di certo per la sinistra che guarda a lui come un leader il futuro promette solo «rose e fiori», ovvero il ritorno in Parlamento e, probabilmente, nelle stanze dei bottoni del governo.

Cosa accadrà con il «ricomincio da tre»? Due le ipotesi in circolazione. La prima: Vendola, già relatore per il comitato delle Regioni Ue sui temi centrali dell’agenda europea, dall’ambiente all’immigrazione, è proiettato ad un ruolo di prestigio (Presidenza di una commissione Ue? Capogruppo dell’alleanza dei Socialisti e Democratici?) in sede europea. In questo caso, la Regione scongiurebbe (una seconda volta, dopo quella sfiorata ieri) le urne anticipate, trattandosi di una partita che comincia nel 2014 e che, tra insediamento e opzioni dopo le urne europee, traghetterebbe il governo Vendola sino alla scadenza naturale. La seconda: Vendola fa il botto alle primarie, rinsalda la corsa di Bersani alla premiership e, in cambio, ottiene dal Pd un posto di rilievo nel nuovo governo del centrosinistra del 2013 (oltre al ritorno nell’emiciclo di Montecitorio e Palazzo Madama della sinistra «estromessa» da Veltroni).

Sia come sia, a partire da oggi lo scenario è aperto, apertissimo. E sarebbe bastata una presunta telefonata per far vincere un primario barese a fermare tutto. La storia, spesso, è fatta proprio di particolari.

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