Giovedì 21 Marzo 2019 | 03:12

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Puglia in alto, sulle spalle di campioni emigranti

di Gaetano Campione
di GAETANO CAMPIONE

Vittorie annunciate e sconfitte impreviste. Il copione delle Olimpiadi è stato rispettato. I Giochi si congedano come da tradizione, tra astri nascenti e stelle calanti. Le ultime emozioni azzurre le ha regalate il Settebello che ci ha fatto soffrire più del dovuto. Ma la medaglia, è arrivata comunque. D'argento. Poi, ancora un argento (l'oro l'hanno rubato i giudici al pugile Cammarelle) e tre bronzi. Due hanno il sapore amaro (ginnastica ritmica e pallavolo maschile) perché alla vigilia le aspettative erano altre. La terza medaglia di bronzo è di quelle impreviste e quasi impossibili: Marco Aurelio Fontana sarà ricordato più per aver concluso la gara senza la sella della mountain bike che per il terzo gradino del podio. 

Londra addio. Appuntamento a Rio 2016. Intanto gli Usa tornano sulla vetta del mondo, a suon di medaglie. I noti fatti giudiziari che vedono in queste ultime settimane come protagonista il polo siderurgico dell’I l va hanno riportato all’attenzione del Paese le gravi problematiche ambientali connesse alle attività industriali e il tema sempre ricorrente del rapporto tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. La vicenda che ha portato al sequestro degli impianti dello stabilimento pugliese e all’arresto dei vertici della struttura organizzativa nasce da lontano, dal quel processo di sviluppo industriale ed economico che ha contraddistinto la provincia di Taranto a partire dagli anni ’50 e che ha determinato l’affermazione dell’Ilva come uno dei più grandi centri siderurgici d’Europa. Una risorsa economica di considerevole valore che per l’area tarantina si traduce in circa 17000 posti di lavoro. 

La vicenda dell’Ilva, drammaticamente complessa, pone in rilievo due posizioni apparentemente antitetiche: da una parte il diritto di migliaia di lavoratori che vedono gravemente in pericolo il proprio posto di lavoro e dall’altra il diritto all’ambiente e alla salubrità del territorio nonché, conseguentemente, alla salute di tutti i cittadini. L’opinione pubblica pugliese, sin da subito è apparsa divisa. Entrambe le istanze, infatti, devono necessariamente essere tutelate, con un bilanciamento che pende comunque - e non può essere diversamente - verso la tutela della salute per i lavoratori, le famiglie e le nuove generazioni. La certezza drammatica é che, in ogni caso, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi tempi dalle autorità locali, grazie alla sensibilità dell’attuale sindaco e della Regione che da tempo ha intrapreso percorsi importanti sulla vicenda tarantina, i troppi anni passati, la mancata coscienza del valore dell’ambiente a favore del profitto industriale, lasceranno un segno indelebile. 

L’intervento della magistratura, giunto dopo anni di denunce in merito alla pericolosità degli impianti e all’inquinamento ambientale, è stato un intervento necessario che ha posto l’accento sull’importanza delle tematiche ambientali. E, secondo queste logiche, sono state poste in essere misure cautelari severe sia nei confronti dei rappresentanti della società che della struttura. La reazione dei lavoratori è a tutti tristemente nota. Le due posizioni, a ben guardare, si rivelano soltanto “apparentemente” antitetiche perché, oggi, è possibile, anzi doveroso, conciliare le due esigenze salvaguardando la sicurezza dei lavoratori ed assicurando loro il diritto al lavoro e alla salute. E questo è l’indirizzo seguito anche dal Tribunale del Riesame di Taranto, che ha confermato il sequestro di alcuni settori del polo siderurgico specificando che gli impianti resteranno in uso al fine di consentire un repentino ed efficace risanamento degli stessi. Una decisione incisiva che interviene a tutela di tutti gli interessi coinvolti, ma che soprattutto segna un traguardo importante per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, quale patrimonio condiviso. La sicurezza ambientale non può essere trascurata! Un primo passo è stato compiuto ma il futuro resta ancora incerto. Ancora una volta è stato necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria per sensibilizzare l’attenzione su una situazione già pericolosa da tempo. 

A questo punto per consentire la realizzazione di tutti gli interventi necessari alla messa in sicurezza degli impianti è fondamentale l’intervento del Governo e delle istituzioni locali. L’obiettivo è già nell’agenda della Politica, ma gli interventi devono essere mirati e costanti. La Puglia è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge anti-diossina, che mantenendo i livelli di emissione entro i limiti fissati dalla Unione Europea, si è posta quale obiettivo primario la salvaguardia della salute dei cittadini e della qualità dell’ambiente. L’impegno delle autorità locali è stato riconosciuto anche a livello nazionale con una proposta di legge, ampiamente condivisa, volta ad estendere la legislazione locale in materia di inquinamento da diossina oltre i confini pugliesi. Non possono non condividersi, pertanto, le opinioni espresse dal Presidente della Regione, Nichi Vendola, che ha giustamente definito il sequestro come “il percorso dell’ambientalizzazione”, una sfida a cui oggi l’Ilva, guardando al futuro, non può sottrarsi. La priorità adesso è mettere da parte la logica del profitto e lavorare in sinergia per garantire la piena realizzazione dei diritti fondamentali dell’uomo.

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