C’è la crisi e torna l’italia di «ladri di biciclette»

di Oscar Iarussi

Son tornati i ladri di biciclette. Non i musicisti dell’omonimo gruppo, che, capitanato dal giovane Paolo Belli, vinse il Festivalbar 1990 insieme a Baccini cantando Sotto questo sole. No, parliamo proprio dei marioli o predoni delle due ruote, come nel capolavoro di Vittorio De Sica che nel 1948 commosse l’Italia e il mondo. Ricordate, vero? È la semplice storia di un padre e di un figlio impegnati nella vana ricerca del biciclo rubato in giro per Roma. L’anno successivo si aggiudicò il premio Oscar. Il soggetto con tocchi alla Chaplin era firmato dal vulcanico Cesare Zavattini che pochi mesi dopo, sempre col sodale De Sica, avrebbe immaginato un miracolo a Milano in favore di più miseri.

Ladri di biciclette, film tutt’oggi citatissimo da Woody Allen come dall’ultimo debuttante iraniano, era uno stralcio dell’Italia post-bellica, povera poverissima e non ancora bella. Neorealismo e poesia, pathos e vaghi accenni di speranza nel laconico finale, quando il padre cerca a sua volta di rubare una bicicletta e, beccato, viene «graziato» di fronte al figlioletto in lacrime. Invero, un film compiutamente tragico. Ingiustamente l’allora sottosegretario Giulio Andreotti accusò De Sica di mostrare «i panni sporchi» del Paese all’estero. Il boom anni Sessanta era di là da venire con il ruggire di motori lungo le neonate autostrade e nel 1948 una bicicletta di seconda o terza mano, ottenuta grazie alle lenzuola impegnate dalla moglie del protagonista al Monte di pietà, poteva decidere la sorte di una famiglia. La bicicletta significava una possibilità di futuro grazie all’impiego da attacchino municipale, appena ottenuto in virtù del possesso del mezzo a due ruote.

Bene (si fa per dire). Ieri a Milano un settantenne è stato aggredito e ridotto malissimo da un rapinatore che voleva portargli via la bicicletta. Nel tentativo di difenderla, Giuseppe, questo il nome dell’anziano, ha ricevuto tanti di quei pugni da finire in ospedale col naso rotto e il volto tumefatto. Ieri sera le condizioni si sono aggravate e la prognosi è riservata per un’emorragia cerebrale.

È andata meglio a un altro ciclista, un carabiniere romano, che sempre ieri aveva assicurato la bicicletta con un catena in pieno centro, vicino alla Camera dei Deputati dove presta servizio. Tornando ha sorpreso un ladro che stava armeggiando lì intorno ed è intervenuto, arrestandolo anche grazie all’intervento di alcuni colleghi dell’Arma.

Cronache apparentemente banali, visto che le biciclette continuano a essere rubate da sempre, soprattutto al Sud (che invidia per quei parcheggi ordinati di Bolzano o di Amsterdam dove molti fanno persino a meno di legare la bici). La notizia sta però nella violenza fino a poco fa riservata a bottini più ghiotti: una moto, un’auto. La crisi evidentemente sta immiserendo e incattivendo, come è palpabile ovunque; sta facendo lievitare l’aggressività e la disperazione. Intanto vanno «affollandosi» di reietti le aree dei bidoni della spazzatura, nei quali sempre più persone - non solo extracomunitari - sperano di pescare un indumento, un oggetto o addirittura qualcosa da mangiare.

Quanto ai film sulla crisi, nei prossimi mesi ne vedremo a bizzeffe. Per esempio dalla Grecia, il paese europeo più colpito, è appena stato presentato al festival ceco di Karlovy Vary un dramma il cui titolo suona «Il ragazzo che mangia il cibo degli uccelli». Il regista esordiente Ektoras Lygizos si ispira al romanzo Fame del Nobel norvegese Knut Hamsun e al cinema-verità di Robert Bresson, ma non sarà facile digerire lo choc delle scene in cui il protagonista ruba il miglio dalla gabbietta del canarino dei vicini di casa. E l’Italia sarà alla Mostra di Venezia («Orizzonti») fra gli altri con Gli equilibristi di Ivano De Matteo, interprete Valerio Mastandrea. Lui ha quarant’anni, un posto fisso, una moglie (Barbara Bobulova), due figli e una vita apparentemente tranquilla. Poi si separa e il risultato, a parte le questioni di cuore, è un degrado economico senza pari.

In generale, per molti è sempre più difficile tenersi in equilibrio tra precariato, rate, mutui, lavoro che non c’è o lavoro perso, mentre soltanto i galoppini, i lacchè, i ruffiani nei dintorni della politica se la cavano alla grande. Dalla bicicletta, propria o rubata, troppa gente rischia di cadere e tanti altri continuano a pedalare, ma senza credere in nuovi miracoli. Così l’Italia di Ladri di biciclette rischia di essere più ottimista della nostra.
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