Martedì 26 Marzo 2019 | 17:08

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La festa è finita ma i giullari continuano

di Lino Patruno
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I signori della Lega hanno ancòra il coraggio di dire che se il Nord va male la colpa è del Sud. Il Sud usato come un’arma di distrazione di massa per non parlare della rogna in casa propria. Si presentavano come i diversi che dovevano portare moralità ed efficienza e sono sotterrati dagli scandali. Hanno cacciato Bossi per salvare la faccia, eppure lo stesso Bossi continua a dire che i farabutti stanno a Roma. Anzi dicono che da Roma devono abbandonarlaandarsene per ritirarsi fra le valli, non una cattiva idea. Ma questo è il solito folklore: che, francamente, faceva pena da tempo. Ciò che più conta è anzitutto la loro attuale amnesia non meno di massa. Sparano sullo statalismo e fino a qualche mese fa erano i più assatanati cacciatori di ogni poltrona e poltroncina statale. Parlano di debito pubblico e quando stavano al governo non hanno fatto altro che indebitarci tuttiaumentarlo. Parlano di sprechi in un Paese che con loro è diventato una cuccagnatutto una voragine. 

Parlano di buona politica e devono nascondere il Bossi figlio (detto “Trota”) con le sue lauree false. E ancòra. Fanno i maestri della sana amministrazione e la loro Lombardia ha la Regione mezza in galera e mezza indagata. Si definiscono il nuovo e sono il partito più vecchio in circolazione. Sono i più virulenti nell’opposizione a un governo chiamato a risolvere i guai che avevano combinato loro. Sparano contro gli immigrati e poi si appropriano del calciatore Balotelli figlio di ghanesi e nato a Palermo (anche se poi si vantano di non aver visto le partite dell’odiata Italiagli Europei in cui Balotelli giocava). Soprattutto, rilanciano la Questione Settentrionale. Infischiandosene della secolare Questione Meridionale, anzi continuando ad accusare un Sud che da sempre è un pugile che non reagisce.

Così bisogna sorbirsi il Salvini di giornata che continua a parlare del numero dei dipendenti della Regione Sicilia dimenticando che i dipendenti pubblici sono più a Nord che a Sud. E qualche suo accolito con gli occhialettiini da professorino che incalza con la solita storia del costo della siringa a Nord e a Sud in un Paese tutto ladrone (e non precisamente di siringhe)tutto sfasciato e ladro. Il Sud ha molto da farsi rimproverare, ma per decenza i leghisti pensino alle loro notti in discoteca pagate coi soldi pubblici a se stessi. Però la Questione Settentrionale esiste. E’ vero che le imprese chiudono. E’vero che falliscono più per i crediti che non riescono a farsi pagare dallo Stato che per i debiti. E’ vero che sono massacrate di tasse. E’ ve ro che le banche hanno soldi dall’E u ro p a all’uno per cento e pretendono il sei per prestarli. E’ vero che la pubblica amministrazione ostacola più che consentire. Poi magari volgi, turandoti il naso, lo sguardo verso Sud, e t’accorgi che sono tutte cose vere anche al Sud. E’ l’Italia tutta una Questione, altro che Nord e Sud. Anzi l’Italia può ricominciare solo da Sud, dove c’è tanto da fare. Ma intanto .

E allora, chi fa la lezione a chi? E il resto d’Italia è davvero così lontano, ma così lontano da una qualsiasi cattiva amministrazione del Sud? Domanda politicamente scorretta. Intanto il nuovo Bossi, Maroni, riprende a parlare di quel federalismo fiscale che la Lega stessa (forse distratta dai suoi investimenti in Tanzania) non è riuscita a mandare avanti: a proposito, che fine ha fatto il fondo di perequazione per il Sud? E Maroni stesso riprende a parlare di secessione (poi, apriti cielo se è il ministro Barca a parlare provocatoriamente, come ha fatto, di Sud che scavalchi il Nord e punti al federalismo europeo). Lasciamo perdere, senza equivoci di separazioni. Il Sud dovrebbe dire che l’Italia siamo noi, perché i meridionali sono la maggioranza (fra i 20 milioni al Sud e quelli al Nord) e non solo perché si diffonde la pizza. Hanno la maggioranza anche nell’economia del Paese, benché non lo sappiano e non si facciano trattare di conseguenza. 

Ma il muro della disinformazione e del pregiudizio è peggio di quello di Berlino. Così, appunto, il Luca Ricolfi sempre pronto all’uso può dire che la spesa pubblica deve essere tagliata tre volte più al Sud che al Nord (ma come, al Sud dove già ci sono meno servizi?). E la premiata ditta Alesina-Giavazzi può dire che non servono le infrastrutture, neanche al Sud dove ce ne sono il quaranta per cento in meno. Già risolto, del resto. La Salerno-Reggio Calabria? Pronta nel 2013 ma in costruzione da cinquant’anni. La ferrovia Bari-Napoli? Ci sono fondi solo per un terzo. La Catania- Palermo? Si studia. L’ade guamento del porto di Taranto e di quello di Gioia Tauro? Stiamo lavorando. La statale jonica? Finanziato un altro lotto. I treni per il Nord? Eliminati come rami secchi. Quindi tranquilli, servano o non servano, le infrastrutture servono per ora solo a parlarne. Maroni è l’ultimo giullare di un Nord stufo della ricreazione della Lega. E conscio che, a sparare sul Sud, si trova un nemico ma non una soluzione. Si fosse fatto crescere il Sud, ora non staremmo a dire che anche gli ex ricchi (del Nord) piangono.

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