Domenica 24 Marzo 2019 | 06:16

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La politica spesso è il problema non la soluzione

di Valentino Losito
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Nel novembre scorso, un piccolo industriale toscano, Giuliano Melani, comprò una pagina di giornale per pubblicare una lettera in cui chiese agli italiani di farsi carico del debito pubblico con l'acquisto di Bot. L'appello dell'imprenditore era in realtà un'analisi spietata degli irredimibili vizi nazionali che hanno fatto sprofondare nel baratro le casse statali. Melani ricordava che anche noi cittadini, in misura diversa e senza fare di ogni erba un fascio, abbiamo contribuito a creare il profondo rosso “quando non abbiamo pagato le giuste imposte, quando abbiamo lavorato in nero, quando abbiamo preferito presentare un certificato medico invece che andare al lavoro, quando abbiamo circolato gratis sui mezzi pubblici, quando non abbiamo gestito i rifiuti, quando abbiamo eletto persone inadeguate”. 

La lettura dell'atto di auto-accusa dell'imprenditore toscano sarebbe molto utile, come lezione di etica civile, in questi giorni in cui la “sforbiciata” del professor Monti sta facendo salire grida di dolore da ogni angolo dell'Italia. Questo è un Paese che ha vissuto a lungo al di sopra delle sue possibilità, per la vorace irresponsabilità di larghi strati della sua società civile e soprattutto della sua classe politica che abdicando al ruolo di governare, cioè di pensare alle future generazioni, ha preferito pensare alle prossime elezioni, garantendo i mille privilegi delle mille caste del Belpaese, assecondando ogni pulsione allo spreco del denaro pubblico. Leonardo Sciascia, in una delle sue formidabili battute, diceva che “tutti i nodi vengono al pettine, se c'è il pettine”. Ecco, l'Italia è stato, per decenni, un paese allegramente “scapigliato”.

Poi è arrivata l'Europa matrigna brandendo un pettine a forma di falce con cui estirpare la cattiva pianta del debito pubblico. Pur con molti limiti e non poche omissioni, a cominciare dagli intoccabili privilegi della casta parlamentare, il governo dei “tecnici” guidato da Monti sta cercando di mettere in campo una serie di misure economiche talmente drastiche che nessuno dei precedenti governi “politici”, di ogni colore, aveva osato proporre. La crisi della democrazia italiana sta anche nella amara ma inevitabile constatazione che oggi i partiti sono, per il Paese, parte dei problemi e non delle soluzioni. Impegnate ad inseguire le lobby e a garantirne gli interessi in cambio del sostegno elettorale, le forze politiche hanno tradito il mandato loro affidato dall'art. 49 della Costituzione che li chiama a riunire i cittadini (e non i “clientes”) per determinare con metodo democratico la politica nazionale. Quanto poi alla gravità della crisi economica e del ruolo del governo, il Paese dalla labile memoria ha forse già dimenticato l’umiliante estate dello scorso anno, lo straparlare dell'allora premier sulla crisi economica ormai finita, dell'Italia “unico Paese in Europa ad averla superata con la sua solidità”, le tre o quattro inutili manovre nel giro di tre mesi, gli attacchi all’euro, le vuote lettere d’intenti all’Unione Europea. Nei vertici europei, ora, quanto meno ci stanno a sentire. 

Fino a qualche mese fa ci ridevano dietro: ricordate il siparietto Merkel-Sarkozy? I partiti, al cui interno molti hanno parlato di “sospensione della democrazia” a proposito del governo Monti, guardano già alla primavera del 2013 quando salirà al potere un governo democraticamente eletto. Ma è bene ribadire e lo ha fatto ieri autorevolmente il presidente Napolitano che alla politica del rigore non c'è alternativa. Chi oggi cerca di vendere nuovi sogni agli italiani, parlando di ritorno alla lira o dell'abolizione della tassa sulla casa, cercando di conquistarne così il consenso elettorale, prepara al Paese una nuova catastrofe. I partiti dimostrino che la parentesi del governo tecnico sia stata per loro davvero un periodo di “ravvedimento operoso” e si ricandidino con serietà alla guida del Paese. Per fare questo serve una grande riforma che nessuna legge elettorale può garantire: la rifondazione dei partiti sulla base dell'etica della responsabilità. La crisi italiana, in fondo, sta in alcune immagini speculari: il cappotto rivoltato di Enrico De Nicola e gli appartamenti extra-lusso del senatore Luigi Lusi. Basta poco (o molto) per non far cantare più il Grillo.

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